Nel cuore di Roma, a 500 metri da piazza del Popolo, c’è una storica bocciofila della Capitale che negli ultimi anni è diventata sempre più grande. “Un gioiello”, come la definisce chi l’ha presieduta per anni. Al Circolo Bocciofilo Flaminio non si gioca solo a bocce: si può mangiare nel ristorante Gauchos, che serve prelibate carni argentine, a febbraio è stata inaugurata una palestra. Tutto su terreni di proprietà comunale e di notevole valore, assegnati al Circolo in concessione trentennale: un affare potenziale da centinaia di migliaia di euro, su cui non sono mancate le polemiche e anche la Procura ha voluto vederci più chiaro. A qualche chilometro di distanza, sempre sulla via Flaminia ma su quella nuova, sorge la sede del Comitato Italiano Paralimpico, presieduto da Luca Pancalli, l’ente che si occupa di promuovere lo sport fra i disabili nel nostro Paese.

A collegare Bocciofila e Cip non è solo una immaginaria linea retta che percorre la zona nord della Capitale, ma una serie di nomi e cognomi in comune. Il primo, il più famoso, è quello di Marco Giunio De Sanctis: presidente del Circolo Bocciofilo Flaminio, segretario generale del Comitato Paralimpico, ora fresco di elezione alla guida delle Federazione Bocce (per cui rinuncerà anche ai due precedenti incarichi). Ma altri hanno seguito la sua parabola: soci, atleti o loro parenti del Circolo, dipendenti del Cip (o delle Federazioni ad esso collegate), che spende oltre 5 milioni di euro di soldi pubblici per il personale. “Tutto legittimo, non è stata violata nessuna legge”, precisa De Sanctis. “Il Comitato era un ente privato e la normativa dice che il privato assume chi vuole. Alcuni possono essere dei conoscenti, non c’è nulla di male, anzi è quasi fisiologico”. Fra le nomine ricollegabili in qualche modo alla bocciofila, però, c’è anche quella di Anna Gerace, sorella di Giuseppe, ex presidente Pd del II Municipio. Lo stesso che ha accordato il discusso prolungamento trentennale della concessione. Coincidenze che lasciano un’ombra sull’ente presieduto da Luca Pancalli, storico numero uno dello sport per disabili, anche ex vicepresidente del Coni, commissario straordinario della Figc, assessore per Ignazio Marino al Comune di Roma. Lui, sulla vicenda, non si espone direttamente: “Da presidente, a me importa che la macchina funzioni, a prescindere da chi ci lavora. Posso assicurarvi che al Cip non esiste nessuna parentopoli”.

GIOCHI A BOCCE, LAVORI AL COMITATO  PARALIMPICO – Sabato 11 marzo Marco Giunio De Sanctis ha completato la sua scalata alla Federazione Italiana Bocce. Dopo una lunga carriera da dirigente nel Comitato Paralimpico Italiano di cui è diventato segretario nel 2005, è tornato nel suo mondo d’origine  (suo padre fu presidente dell’Unione boccistica) battendo alle urne Romolo Rizzoli, numero uno in carica da 24 anni. Un trionfo, nonostante i veleni della vigilia agitata dalla diffusione di un nastro fra i due sfidanti, in cui De Sanctis paventava la possibilità di “pagare il rivale in caso di ritiro con i soldi destinati ai disabili”. Almeno questo sostiene l’esposto denuncia che è stato depositato in Procura. Sulla vicenda sta indagando anche il Coni. In attesa di sviluppi, quel che è certo è che tra il mondo delle bocce e quello paralimpico esiste un canale diretto, per cui tanti esponenti del primo sono anche dipendenti del secondo.

Nella segreteria particolare di De Sanctis troviamo ad esempio Flavio Caprarelli, avvocato con alle spalle anni di collaborazione col Cip. L’assunzione a tempo indeterminato (a 112mila euro lordi l’anno) è dell’aprile 2015, negli stessi giorni in cui fa parte insieme a De Sanctis del Consiglio direttivo della bocciofila che delibera la trasformazione dell’Asd Circolo Bocciofilo Flaminio in Ssd arl, una vera e propria società di cui De Sanctis possiede il 25% delle quote insieme a 10 soci. Un altro di loro, Andrea Cesolini, è appena stato nominato segretario generale della Federazione Italiana Sport Paralimpici per ipovedenti e ciechi (Fispic). Mario Coppola, pure lui membro del vecchio consiglio direttivo e atleta, lavora nella segreteria della Fipic (Pallacanestro in carozzina), dopo essere stato anche al Cip. “Ma quelli delle bocce sono un po’ dappertutto”, conferma smentendo ogni tipo di conflitto d’interessi De Sanctis. Sempre nel 2015 Carlo Luzi, atleta della Ssd Bocciofilo Flaminio nonché presidente del Comitato provinciale romano della Federazione Bocce, è stato assunto a tempo indeterminato al Cip. L’ultimo arrivato è Christian Ippoliti, figlio di un atleta della bocciofila, approdato ai Trasporti al termine di una “selezione improvvisa”; come Claudio Pulcini (alla Contabilità) è figlio di un altro socio.

LA CONCESSIONE DELLA BOCCIOFILA E LA SORELLA DEL MINISINDACO PD – Come visto, la lista si allunga allargando la ricerca alle Federazioni paralimpiche, su cui però sia De Sanctis che Pancalli tengono a fare un distinguo: “Sono del tutto indipendenti, noi non ci mettiamo becco. Dire il contrario significherebbe mortificare il ruolo di tanti presidenti e segretari federali che fanno il loro lavoro”. In una di queste, però, nella segreteria federale della già citata Fispic, lavora da tempo anche Anna Gerace. Lei, pur non essendo una tesserata, c’entra comunque con la bocciofila: è la sorella di Giuseppe Gerace, ex presidente del Municipio II che ha concesso il discusso prolungamento di 30 anni della concessione al circolo di De Sanctis. L’atto risale al 2014, ma dell’assegnazione di quei terreni si parla da molto prima, già nella precedente amministrazione di centrodestra. Ed è in questo periodo che la Gerace entra in Fispic: suo fratello non era ancora presidente, ma era già stato a capo dell’assemblea municipale, in qualità di consigliere Pd più votato. Poi lui diventa minisindaco, e mentre la sua giunta delibera, non senza polemiche, il via libera all’imponente progetto di riqualificazione che garantirà al Circolo un futuro ricco e radioso, sua sorella lavora negli stessi uffici del suo presidente De Sanctis. Per quanto giuridicamente autonoma, la Fispic (come altre Federazioni paralimpiche) è legata a doppio filo al Cip, tanto da esserne finanziata quasi interamente, e da condividerne la sede di via Flaminia Nuova 830.

“È stata presa dalla Federazione ciechi, è un problema della Federazioni ciechi”, ribadisce De Sanctis, spiegando comunque che in un primo momento la Gerace si era rivolta proprio alla sua segreteria e da questa era stata indirizzata alla Fispic. Non è l’unica assunzione di ambiente ‘politico’: a meno di un anno di distanza dalle dimissioni di Luca Pancalli dall’incarico di Assessore allo Sport del Comune di Roma, nel 2015 al Cip arriva anche Juri Stara, già capo segreteria di Pancalli in Campidoglio (e prima ancora vicino all’ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, condannato a 7 anni per appropriazione indebita), che in breve ha preso in mano la macchina amministrativa del Comitato. Anche per lui contratto a tempo indeterminato, ad oltre 150mila euro l’anno: ora raccoglierà l’eredità di De Sanctis come nuovo segretario generale.

DE SANCTIS: “TUTTO NEL RISPETTO DELLA LEGGE” – Prima di diventare un ente pubblico (avverrà a breve, in realtà: la legge deve ancora essere pubblicata in Gazzetta ufficiale), il Cip – pur svolgendo funzioni da Comitato simili a quelle del Coni, solo per i paralimpici – era equiparato ad una Federazione sportiva. Un’associazione privata, che pertanto può assumere senza concorsi, su chiamata diretta. Anche se impiega contributi statali. Nel 2016, infatti, ha messo a bilancio circa 14 milioni di euro, tra governo, enti locali e Coni, che possono essere considerati direttamente o indirettamente soldi pubblici. “Ma noi abbiamo sempre rispettato tutte le regole”, si difende Marco Giunio De Sanctis, interpellato da ilfattoquotidiano.it. “Un ente privato può assumere chi vuole, senza procedure pubblicistiche. Io non ho assunto parenti, cosa che sarebbe stata sconveniente, e nemmeno degli amici. Ma è ovvio che a parità di curriculum uno preferisca qualcuno di sua fiducia, è così ovunque. Al Cip ci sono semplicemente delle persone che conosco e che vengono dal mio stesso mondo. Neanche una decina su oltre 100 dipendenti, sono pure poche rispetto ad altre realtà: nella Federazione bocce ad esempio ho trovato una situazione terribile”. Quanto alla Gerace, l’ormai ex segretario del Cip sostiene che la sua assunzione non ha in alcun modo influenzato l’iter burocratico della concessione: “Giuseppe Gerace è amico mio da 20 anni, a prescindere dalla sorella, dove lavori non mi riguarda”.

20 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI – Se non altro il problema non si riproporrà in futuro: con l’entrata in vigore della riforma, il Cip non potrà più assumere direttamente perché tutti i suoi dipendenti transiteranno nella Coni Servizi, società partecipata dal Ministero dell’Economia (continueranno a farlo, però, le Federazioni paralimpiche). Sotto il profilo economico, poi, le cose miglioreranno ulteriormente: grazie all’equiparazione al Coni inseguita per anni, il finanziamento arriverà direttamente dallo Stato per un importo previsto di 20 milioni di euro. E insieme a fatturato e contributo pubblico, salirà anche la spesa per il personale: 3,5 milioni (+10% sul 2016) per i dipendenti Cip, altri 2,2 milioni per le risorse umane delle Federazioni riconosciute. In cui rientrano anche i nomi legati al mondo delle bocce che lavorano nel mondo paralimpico presieduto da Pancalli. C’è pure la sua firma nelle delibere che hanno autorizzato le varie assunzioni, ma lui prende le distanze: “Le assunzioni vengono deliberate dalla giunta, ma su proposta del segretario. Ci si affida ad una valutazione che è già stata fatta, noi ratifichiamo”. Sui nomi – spiega il presidente – “alcuni mi erano noti, altri no: della Gerace, ad esempio, ho saputo dopo che è scoppiato il caso della concessione”. Anche lui tiene a precisare la correttezza ai termini di legge: “Da noi non è mai stata né sarà mai violata nessuna regola”. Semmai è questione di opportunità, politica ed etica, per un ente che riceve milioni di contributi pubblici per un nobile scopo come la promozione dello sport fra i disabili: “Ma l’opportunità è una categoria ascrivibile alla sfera della sensibilità personale, ognuno può avere la sua opinione. La mia unica certezza è che non posso permettere che nulla intacchi quanto abbiamo faticosamente costruito nel corso degli anni. Perché – conclude – il Comitato Paralimpico rappresenta un simbolo per i milioni di disabili nel nostro Paese”. Appunto: la posta in palio è molto alta.

Precisazione
A proposito delle retribuzioni degli avvocati Flavio Caprarelli e Juri Stara, segnaliamo che la cifre indicate non sono corrette: 154mila euro (l’importo che è stato erroneamente riportato come compenso del secondo) rappresenta il costo aziendale annuo di entrambi i dipendenti. La loro retribuzione annua lorda ammonta a 55mila euro (L.V.)

Twitter: @lVendemiale

Aggiornato da Redazione Web alle 12.30 del 27 marzo