La Turchia chiuderà il proprio spazio aereo ai diplomatici olandesi fino a quando l’Olanda non adempierà alle richieste di Ankara. Lo ha affermato in conferenza stampa dopo la riunione settimanale di governo il vicepremier turco, Numan Kurtulmus, aggiungendo che non sarà permesso all’ambasciatore olandese in Turchia – attualmente in missione fuori dal Paese – di rientrare ad Ankara. “In atto c’è una crisi molto profonda che noi non abbiano né iniziato né tanto meno portato a questo livello”, ha aggiunto. Kurtulmus ha annunciato anche la sospensione delle relazioni ad alto livello tra la Turchia e l’Olanda.

Si inaspriscono così le tensioni già alte fra i due Stati dopo che, sabato 11 marzo, le autorità olandesi avevano impedito la partecipazione di due ministri turchi, quello degli Esteri Mevlut Cavusoglu e quella della Famiglia Fatma Betul Sayan Kaya, a un evento politico a Rotterdam, dove volevano fare campagna elettorale per il referendum costituzionale turco del 16 aprile. Con il voto, il presidente Erdogan spera di incassare il alla riforma che trasformerebbe la Turchia in una repubblica presidenziale. Nella notte, circa 2mila sostenitori di Erdogan sono poi scesi in piazza nella stessa città per protestare e la polizia è intervenuta per disperderli con cariche a cavallo e cannoni ad acqua.

Nella mattinata di lunedì Ankara ha convocato l’incaricato d’affari olandese per protestare contro le azioni della polizia, e il ministro degli Esteri ha annunciato che “certamente” saranno imposte sanzioni all’Olanda, come aveva già suggerito Erdogan. Inoltre, la Turchia ha dettato al Paese le condizioni per risolvere la crisi diplomatica: scuse in forma scritta, il perseguimento legale dei responsabili politici del respingimento dei due ministri, garanzie sul trattamento e immunità per tutti gli altri funzionari turchi che visitino l’Olanda.

Mentre Erdogan, alla tv nazionale, ha minacciato di far ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro il comportamento olandese, definito da “nazisti” e “neonazisti” (ribadendo le affermazioni di sabato). Il ministro degli Esteri Celik, citato dall’agenzia stampa Anadolu, ha invece lanciato la minaccia all’Ue: Ankara potrebbe rivedere l’accordo sui migranti. Questo prevede tra l’altro che i profughi giunti irregolarmente sulle isole greche siano riportati in Turchia, in cambio di 6 miliardi di euro, e di fatto ha quasi bloccato i flussi migratori provenienti dalla rotta balcanica.