In un recente articolo sul Sole 24 oreLuigi Zingales è tornato sul tema della pubblicazione dei nome dei principali debitori insolventi di Monte dei Paschi di Siena descrivendo, a titolo illustrativo, un esercizio da lui compiuto sui 30 maggior debitori di Banca Popolare di Vicenza.

Su questo blog avevo avanzato delle perplessità su questo tema argomentando che non è basandosi sul nome dei soggetti affidati che si può valutare la politica di erogazione e più in generale indagare le cause di dissesto dell’istituto, ma che occorrerebbe portare avanti delle analisi più articolate. Di seguito vorrei esporre brevemente perché l’esercizio proposto non mi convince appieno e perché rimango scettico sulla pubblicazione dei nominativi dei debitori.

Zingales analizzando i 30 maggiori debitori insolventi di Bpvi evidenzia alcune caratteristiche in termini di concertazione sia per classe dimensionale, che come tipologia di attività svolta, inoltre recuperando i bilanci di queste imprese a fine 2008 evidenzia come all’epoca i debitori oggi in sofferenza presentassero un rapporto tra Posizione Finanziaria Netta e Margine Operativo Lordo (quando questo non era negativo) molto al di sopra della soglia entro la quale è ragionevole per una banca concedere credito a un’impresa.

Da questa veloce analisi il professore conclude che la politica di erogazione è stata imprudente e propone una critica incisiva all’attività di vigilanza svolta da Bankitalia.

L’approccio adottato non mi convince perché lo ritengo eccessivamente semplicistico e suscettibile di portare a conclusioni fuorvianti. Prendiamo ad esempio la concentrazione. Il fatto che le sofferenze siano concentrate nelle medie imprese o nelle imprese immobiliari, può voler dire che l’istituto ha lavorato particolarmente male nel concedere credito a quel segmento, oppure che quel segmento è sovra-rappresentato sul totale dei crediti erogati. Se non guardiamo a come è fatta la distribuzione del totale impieghi, non possiamo sapere se quell’indicatore rappresenta una particolare area di debolezza in erogazione oppure se semplicemente l’istituto è particolarmente esposto su quella tipologia di clienti. Si è trattato dunque di un problema operativo e di inadeguata valutazione in sede di affidamento oppure di un errore strategico, privilegiando l’affidamento verso uno dei settori che più di tutti hanno risentito della crisi?

Anche l’analisi dei bilanci ha dei limiti: evidenzia un dato abbastanza conosciuto in tema di scarsa patrimonializzazione delle medie imprese italiane e di prevalenza (anche per motivi fiscali) del debito rispetto all’equity. Senza però conoscere le modalità tecniche con le quali sono stati concessi i finanziamenti, questo indicatore non è sufficiente per giudicare la qualità dell’erogazione: sono ben frequenti i casi in cui imprese che da sole non avrebbero i requisiti per ottenere il credito, sono state finanziate in virtù di garanzie prestate dagli imprenditori sui propri patrimoni personali. Questo guardando al bilancio del 2008 non si capisce.

Il tutto senza menzionare che l’analisi statica di uno o due punti nel tempo è fortemente incompleta: le sofferenze di oggi sono di norma il risultato di un processo di deterioramento del rapporto tra impresa e finanziatori che spesso si è prodotto nel corso di molti anni ed è stato influenzato da diversi fattori (specifici dell’impresa, del settore di attività, dell’economia in generale etc).

Con questo non voglio difendere l’operato delle banche in dissesto, ma evidenziare come un’analisi troppo veloce e semplificata rischia di portare a conclusioni affrettate e talvolta fuorvianti. Basti pensare che fattori rilevanti come la sciagurata acquisizione di Antonveneta (che da sola, forse, potrebbe aver fatto la differenza tra un dissesto sanabile con mezzi ordinari e uno che necessita di ricapitalizzazione di Stato) o come le enormi operazioni di debt to equity swap (si pensi per esempio ai 600 milioni di Sorgenia) non vengono rilevate dalla mera analisi delle sofferenze più grandi.

Indagare cause è responsabilità del dissesto di Mps è opportuno e doveroso, ma a mio avviso va fatto in modo strutturato.

@massimofamularo