Adesso che l’entità della problema Monte Dei Paschi comincia a diventare più chiaro, si fanno sentire le grida indignate di chi vorrebbe individuare e punire i responsabili. In particolare, un utile capro espiatorio potrebbe essere costituito dai primi 100 debitori in sofferenza che “sicuramente” costituiscono dei perfidi approfittatori a cui chiedere conto del dissesto dell’istituto e avrebbero la conveniente caratteristica di essere relativamente pochi, facilmente individuabili e, verosimilmente, diversi da noi e dai politici per i quali simpatizziamo.

Fermiamoci un istante e proviamo ad accendere il cervello: è più importante sapere chi i soldi li ha ricevuti oppure identificare chi ha preso le decisioni di erogare i finanziamenti?

Cosa viene fuori se tiriamo fuori i più grandi debitori insolventi di una banca? In primo luogo è probabile che si tratti di imprese perché raramente i finanziamenti di grande importo sono concessi a persone fisiche. Inoltre è probabile che grandi imprese insolventi siano da tempo soggette a procedure concorsuali o di crisi aziendale e dunque che le informazioni sul loro dissesto siano di fatto pubblicamente disponibili. Last but not least, è probabile che i finanziamenti più rilevanti siano stati concessi in pool con altri istituti, dunque quando alcuni dei top debitori insolventi sono condivisi tra più istituti complicando l’analisi delle responsabilità in sede di erogazione.

A che serve allora pubblicare l’elenco maggiori debitori insolventi? A ribadire informazioni che probabilmente sono già pubbliche e che poco o nulla ci dicono sulle reali responsabilità del dissesto della banca che ha finanziato. Dove andrebbe allora indirizzata la legittima indignazione di chi troppe volte è costretto a saldare il conto della cattiva gestione pregressa? Anche questo non è molto difficile, proviamo a indicare tre obiettivi.

Obiettivo 1: i pesci grossi. Dall’acquisizione di banca 121 a quella di Antonveneta, passando per intricate e discutibili manovre di bilancio e operazioni disinvolte in derivati, tutte le decisioni maggiormente dannose per l’istituto sono agevolmente attribuibili. Un bel documento sintetico, indicante le dieci o venti scelte manageriali più esecrabili, ordinate per importo di valore distrutto con l’indicazione di tutti i soggetti interni ed esterni coinvolti, inclusi consulenti e autorità che avrebbero dovuto vigilare, sarebbe moto utile per comprendere le reali responsabilità del dissesto. Sarebbe anche un buon punto di partenza per avviare eventuali azioni di responsabilità e richieste di risarcimento oltre che per evidenziare pubblicamente anche quanto hanno funzionato i meccanismi di nomina indirizzati dalla politica.

Obiettivo 2: i pesci medi. Il processo di erogazione di un fido è sicuramente articolato e non è agevole risalire a delle responsabilità individuale. Si può tuttavia verificare se, alcuni organi deliberanti hanno performato in modo peggiore rispetto alla media, concedendo crediti a soggetti che poi si sono rivelati inadempienti con una frequenza maggiore rispetto allo standard dell’intero portafoglio. Questa non deve essere una lista di condanna, ma ancora una volta un punto di partenza per avviare delle indagini sui soggetti che hanno “prodotto più sofferenze” rispetto ai loro colleghi.

Obiettivo 3: i pesci piccoli. A questo livello non è possibile fare elenchi di colpevoli perché le responsabilità sono troppo diffuse. Val la pena tuttavia considerare che casi come quello di Mps hanno distrutto tanto valore per la collettività anche con la collaborazione silenziosa di tanti piccoli risparmiatori ed elettori delle amministrazioni locali che hanno espresso la governance dell’istituto. Se queste moltitudini di elettori fedeli di un partito o investitori fiduciosi nei consigli della filiale di riferimento avessero avuto qualche dubbio, è plausibile che una parte del danno si sarebbe potuta evitare. A questo proposito vale anche la pena ribadire l’importanza dell’educazione economica e finanziaria sulla quale i percorsi di studi del nostro paese sono ancora troppo carenti.

In sintesi, serve a poco puntare il dito contro i debitori insolventi, grandi o piccoli che siano, giacché le responsabilità del dissesto di Mps e degli altri istituti per i quali si è reso e si renderà necessario l’intervento dello Stato, fanno capo a chi ha preso le decisioni di gestione degli istituti e autorizzato le pratiche di affidamento. Occorre altresì evitare troppo facili semplificazioni: non è sufficiente osservare la dinamica di deterioramento di un credito, occorre anche ricostruire le condizioni sia di controparte che di mercato esistenti al momento in cui il credito è stato erogato, per stabile se e in che misura vi sono stati degli abusi.

@massimofamularo