La possibilità esiste, ma la partita è ancora in corso. Walter Veltroni potrebbe diventare il presidente della Lega Serie A. Un ruolo completamente nuovo per l’ex segretario del Partito Democratico che ammette d’essere stato consultato. Ma “non è assolutamente vero che abbia dato la mia disponibilità”, dice. Il contatto tra Veltroni e i club della massima serie, anticipato da Repubblica, esiste, quindi. La strada non in discesa e Veltroni porrà paletti importanti se dovesse decidere di accettare la proposta e sedersi sulla poltrona attualmente occupata da Maurizio Beretta. Lui, lontano dalla vita politica dal 2009, frena ma non stoppa: “Mi sono riservato di rifletterci per le implicazioni che una scelta di questo genere avrebbe sulla vita che ho scelto di vivere da qualche anno a questa parte. Nelle prossime ore, per quanto mi riguarda, dirò la mia opinione”.

Una plausibile traduzione è: mani libere e governance vera, piena, slegata dagli umori dei presidenti, spesso riottosi, delle principali squadre italiane. L’idea veltroniana di guida della Lega è sicuramente sposata dai 13 club indicati da Repubblica, ai quali si è aggiunto Claudio Lotito, numero uno della Lazio, presente lunedì mattina alla riunione che si è tenuta a Milano negli uffici del proprietario dell’Atalanta Antonio Percassi. “Non abbiamo parlato di Veltroni, non fatemi fare dichiarazioni…”, ha detto all’uscita il patron del Cagliari Tommaso Giulini.

Stando al regolamento, quattordici voti basterebbero per essere eletto. La realtà è tuttavia un po’ più complicata. Perché tra questi club non ci sono Juventus, Inter, Milan, Roma, Napoli e Fiorentina. Da sole non potrebbero fermare la sua elezione, ma è chiaro che il peso ‘politico’ delle big è necessario. Sia per garantire l’assenza di ‘giochetti’ nel giorno delle elezioni – come già accaduto anni fa con Andrea Abodi – sia perché lo stesso candidato in pectore non accetterebbe senza il via libera delle società più importanti nel panorama italiano. Inter e Roma sembrerebbero propendere per il sì, l’ex segretario dem vanta un ottimo rapporto con il presidente della Juventus Andrea Agnelli.

È probabilmente attorno alle volontà di queste tre squadre che si giocherà la scelta di Veltroni. Massima condivisone della sua presidenza, dunque, e la possibilità di agire in maniera pesante sui temi più caldi dei prossimi anni. Una stagione in cui la Serie A sarà chiamata a tenere il passo con lo sviluppo delle altre leghe europee e dialogare con le istituzioni che da tempo chiedono un rinnovamento dei vertici del calcio italiano e sono pronte a intervenire su diritti tv e non solo. Veltroni garantirebbe affidabilità agli interlocutori e sarebbe affiancato da un manager fidato, esperto e ‘operativo’ sui dossier importanti.

Se i presidenti non parlano della candidatura di Veltroni, lo fanno gli ex avversari politici. Per il leader della Lega Matteo Salvini un suo ritorno sarebbe “incredibile” e batte subito sulla famosa promessa di “andare in Africa”, mentre per Maurizio Gasparri “si invoca sempre l’autonomia dello sport dalla politica, adesso ci manca pure che la sinistra invada il mondo del calcio con un riciclaggio simile”. Più cauto il presidente del Coni Giovanni Malagò: “Meno commistione c’è tra il mondo politico e il mondo dello sport e meglio è. Però penso che tutte le persone che vanno in un contesto di un mondo sportivo devono ragionare solo come uomini di sport – spiega – in ogni caso, è una cosa che non riguarda il Coni, e ammesso che abbia un senso e una logica, Veltroni è una persona che stimo moltissimo”.