Un altro schiaffo da parte dei giudici al neo presidente degli Stati Uniti. Donald Trump sta perdendo la sua battaglia legale per sostenere quello che è stato chiamato Muslim ban, ovvero il blocco in entrata di stranieri provenienti da Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan e Yemen con il obiettivo di “proteggere il Paese dall’ingresso di terroristi stranieri”. Il decreto presidenziale però è stato pesantemente criticato dai procuratori di 16 stati e “sterilizzato” temporaneamente da un giudice di New York. Quindi è arrivata ieri la decisione del giudice federale James Robart. Contro questa sentenza la Casa Bianca ha presentato ricorso, mentre in contemporanea il tycoon twittava contro il magistrato bollando come “ridicolo” il verdetto. Oggi a tempo record la corte d’appello federale ha bocciato il ricorso presentato dal dipartimento americano della Giustizia contro la decisione di Robart. Il dipartimento di Giustizia chiedeva ai giudici di accantonare la disposizione del giudice, attraverso una procedura di emergenza presentata in serata. Il dipartimento di Stato Usa si aspetta che “alcuni rifugiati arriveranno lunedì”. La decisione della corte d’appello ha quindi provocato una nuova pesante replica del presidente americano che su Twitter si è scagliato contro i giudici. “Non riesco a credere che un giudice possa mettere il nostro paese in tale pericolo. Se succede qualcosa prendetevela con lui e con il sistema giudiziario. La gente sta arrivando in massa. Male!”, ha scritto Trump su Twitter.

Proteste in Florida: “Gli Usa non sono un paese fascista”
Intanto la proteste di piazza contro il nuovo inquilino del Campidoglio di Washington. Circa 3mila persone hanno manifestato a Palm Beach, in Florida, dove Trump si trova per il fine settimana. Si tratta della cosiddetta “Marcia per l’umanità” nella giornata di proteste contro il miliardario che si sono svolte in tutto il Paese. I dimostranti gridavano slogan a favore di immigrati e rifugiati e paragonavano Trump al presidente russo Vladimir Putin. “‘Gli Stati Uniti non sono un Paese fascista’, si leggeva su alcuni cartelli. La marcia si è snodata lungo un percorso di circa 4 chilometri, ma non è stato permesso che il corteo arrivasse davanti alla residenza Mar-a-Lago, detta la Casa bianca invernale, dove i coniugi Trump si trovano da venerdì sera. Proprio qui il presidente Usa, insieme alla first lady Melania, ha partecipato in serata al ballo annuale della Croce rossa Usa.

Trump: “Putin assassino? Credi che gli Usa siano innocenti”
Intanto prosegue il giro di telefonate con i leader mondiali. E proprio sul presidente russo, con cui Trump ha parlato il 29 gennaio anche di Siria e Ucraina, arriva una dichiarazione che sorprende. “Putin? Credi che il nostro Paese sia così innocente?” ha replicato Trump in un’intervista con uno dei giornalisti di punta di Fox News e ripreso da alcuni media statunitensi. “Io rispetto Putin. Rispetto molte persone, ma non vuol dire che andrò d’accordo con lui, si vedrà”. Sollecitato poi sulle accuse rivolte a Putin di essere un assassino, il presidente Usa ha risposto: “Credi che il nostro Paese sia così innocente?”, stando ad un estratto dell’intervista citato da diversi media americani. Trump assicura che il suo rispetto per Putin non influenzerà la sua politica estera. In ballo ci sono ancora le sanzioni decise dall’amministrazione Obama. “Rispetto molte persone ma questo non significa che andrò d’accordo con lui. È un leader del suo Paese. Io dico che è meglio andare d’accordo con la Russia che non andarci d’accordo”.

Telefonata con Gentiloni: “Impegno Usa per Nato e contro terrorismo”
“Lavoreremo con Ucraina, Russia e tutte le altre parti coinvolte per aiutarle a ripristinare la pace lungo la frontiera” ha detto il presidente al collega ucraino Petro Poroshenko nel colloquio telefonico. Telefonata anche il premier italiano Paolo Gentiloni. Tema della conversazione la necessità di “proseguire in stretto coordinamento e con cooperazione per eliminare l’Is e le altre organizzazioni terroristiche”. Al presidente del Consiglio Trump “ha ribadito l’impegno degli Stati Uniti per la Nato e ha sottolineato l’importanza che tutti gli alleati della Nato condividano l’onere monetario delle spese per la difesa”.