Dimissioni subito e congresso. A chiederlo al segretario del Pd Matteo Renzi è il più collaborativo della minoranza del Pd. Anzi, colui che ha dichiarato di votare Sì al referendum costituzionale in cambio di alcune modifiche all’Italicum (poi mai fatte). Gianni Cuperlo apre l’assemblea della sua corrente, SinistraDem, al Nazareno e manda al segretario “un consiglio fraterno: cerca il bene della tua comunità, dimettiti domani e convoca il congresso“. L’ex presidente del partito usa il testo di una canzone di Eros Ramazzotti (di 32 anni fa): “Se hai a cuore il destino del Pd e della sinistra, per citare Eros ora che si avvicina Sanremo, ‘Fermati un istante‘. Non per tutta la vita ma ora costruisci le condizioni per una stagione diversa”. Nel corso di un lungo intervento dedicato in larga parte all’analisi del trumpismo e ai rischi che questo comporta per tutto l’Occidente, Cuperlo ha esortato, di fronte ad un mondo che cambia, tutto il centrosinistra a ricostruirsi e soprattutto ha auspicato che il Pd si rifondi. “Per troppo tempo ognuno di noi ha parlato ai propri – ha sottolineato – ma un partito così è destinato a spegnersi presto”.

Nello stesso momento, però, con un’altra citazione – questa volta cinematografica – Cuperlo abbandona anche il resto della minoranza (Pierluigi Bersani) e il vecchio leader, del quale è stato delfino, Massimo D’Alema. Anzi, quasi li prende in giro. In apertura dell’assemblea è stata trasmessa una clip di L’armata Brancaleone alle Crociate: “Ite anca voi dove volete, ma da un’altra parte…”. Un modo ironico per criticare ogni iniziativa scissionista, che, nella volontà dei promotori del video rischia di disperdere le forze e dividere mortalmente la sinistra italiana. Sono battute del film citate anche dallo stesso Cuperlo nel suo intervento. “Dobbiamo farla finita l’era in cui la formula vincente era ‘mi candido’. Vedo molte personalità che coltivano ognuno il proprio recinto. Ma tutto ciò non verrà compreso dal nostro popolo”. La critica, senza citarle esplicitamente, è alle tante iniziative sorte a sinistra del Pd.

Per Cuperlo, dunque, “serve un’alternativa – dice – che non può prescindere dal Pd, ma non quello di oggi”. Secondo l’ex contendente di Renzi alle primarie, il congresso è l’ultima occasione per ritrovare una coesione: “Così ci potremo misurare tutti e non solo Renzi, su una serie di sconfitte. Per troppo tempo ognuno di noi ha parlato ai propri, ma un partito così è destinato a spegnersi presto”.

Cuperlo vuole “un congresso diverso, aperto. E per il segretario penso a una personalità che si dedica solo a questo, che non fa anche il sindaco, non guida una regione, non fa il premier, non fa il ministro”. Cuperlo bocciato così l’ipotesi di scissione: “In un passaggio simile, l’idea di spezzare un progetto sul quale la sinistra italiana ha scommesso se stessa non rappresenta un balzo in avanti ma un ritorno all’antico”. Tuttavia ammette che “ci sono tanti orfani a cui serve una casa”, per cui, sottolinea: “La nostra prova è cercare di costruirla”. Quindi, ammonisce la segreteria del Pd a non “indossare l’elmetto, combattere ciecamente con il solo appello all’unità”, perché “se il confronto si riduce all’ennesimo duello si va verso una sconfitta storica”.

Ieri Renzi aveva provato a correre ai ripari, mentre mezzo partito sembrava pronto a fare i bagagli. “Non posso più dettare la linea da solo” aveva detto in un colloquio con il Corriere della Sera, aprendo alla minoranza interna su congresso e rinvio delle elezioni. E, dopo aver ammesso gli errori nella campagna elettorale per il referendum del 4 dicembre scorso, ha detto che potrebbe non essere lui il prossimo premier: “Io presidente del Consiglio? Magari potrebbe toccare ancora a Paolo Gentiloni, o a Graziano Delrio”. Renzi ha chiuso velocemente la questione: “Primarie, congresso, va bene tutto“. Ecco, anche per Cuperlo la scelta è “tutto”.