Condannata con rito abbreviato a un anno e 8 mesi di carcere, ma subito scarcerata. Khadiga Shabbi, ricercatrice universitaria libica era accusata di istigazione a commettere reati in materia di terrorismo. Il gup di Palermo Lorenzo Iannelli che ha pronunciato la sentenza, ha dichiarato sospesa la pena e ha disposto la scarcerazione dell’imputata, in cella da un anno. Il pm Geri Ferrara aveva chiesto 4 anni e 8 mesi. Il gup non ha riconosciuto l’aggravante transnazionale ma solo l’aggravante del reato di terrorismo: da qui la pena più bassa rispetto a quella richiesta.

Secondo l’accusa, la donna, che si professa innocente, sarebbe stata in contatto con diversi foreign fighter e avrebbe fatto propaganda per Al Qaeda sul web. La polizia l’aveva monitorata per mesi, dopo alcune segnalazioni, e aveva accertato i suoi contatti con due affiliati a organizzazioni terroristiche, uno in Belgio, l’altro in Inghilterra. Khadiga Shabbi avrebbe anche cercato di pianificare l’arrivo in Italia di un suo cugino, poi morto in Libia in uno scontro a fuoco, e avrebbe mandato diverse somme di denaro in Turchia. La ricercatrice sarebbe inoltre imparentata con esponenti di una organizzazione terroristica coinvolta nell’attentato all’ambasciata americana in Libia nel 2012.

Dopo l’arresto del dicembre 2015, il gip del Tribunale Fernando Sestito aveva deciso di non convalidare il fermo disposto dalla Procura, applicando invece l’obbligo di dimora a Palermo, senza imporre alcun divieto di comunicazione con l’esterno. Il magistrato, pur riconoscendo la fondatezza dei gravi indizi a carico della donna, ha ritenuto che non ci fosse pericolo di inquinamento delle prove né di fuga. Ma il tribunale del Riesame e poi la Cassazione diedero ragione ai pm. E Shabbi era finita in carcere. La Cassazione in particolare aveva ritenuto fondati gli indizi “di istigazione al compimento di atti di terrorismo internazionale“. Adesso la condanna in abbreviato a un anno e 8 mesi di reclusione.