Ho terminato di leggere ‘Destra e sinistra addio’, l’ultima fatica di Maurizio Pallante. Non sempre mi trovo d’accordo con l’autore, che conosco da quasi una vita, ma devo dire che questa volta siamo sulla stessa lunghezza d’onda.

Non passa giorno che non si senta parlare di destra e di sinistra. Che non si accosti un certo personaggio politico alla destra piuttosto che alla sinistra. Così la Thatcher era di destra, mentre il guerrafondaio, mendace nonché sostenitore delle privatizzazioni dei servizi pubblici, Tony Blair, sarebbe stato di sinistra. Oppure oggi Trump sarebbe di destra e la Clinton, legata ai poteri forti, invece di sinistra. In Italia Berlusconi di destra mentre Bersani che privatizzò l’Enel, e Renzi, che abolisce l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, di sinistra. Penso che non ci sia persona con un minimo di sale in zucca che non comprenda che alle parole non corrispondono reali differenze, come del resto aveva già cantato argutamente Giorgio Gaber.

Perché il re oggi è più nudo che mai ed è ora di far luce sulla sostanziale uguaglianza di sinistra e destra, uguaglianza che si riconosce nel paradigma della crescita infinita che le accomuna, mascherata dalla contraddizione in termini dello sviluppo sostenibile, laddove uno sviluppo economico sostenibile con risorse limitate è ovviamente impossibile.

Solo che la destra non ha mai fatto mistero di puntare su uno sviluppo economico disgiunto da un miglioramento delle condizioni economiche della classe lavoratrice, mentre la sinistra, almeno in passato (oggi non si definisce neanche più sinistra), ha inseguito a parole il mito del benessere generalizzato.

I risultati della politica definita di destra o di sinistra in tutto il mondo sono evidenti. Inquinamento dell’aria e delle acque; deforestazione; global warming; consumo di suolo; abbandono delle campagne; migrazioni; guerre.

A essere catastrofisti, si può semplicemente pensare che l’uomo sia incompatibile con l’orbe terracqueo, sia una sorta di scherzo della natura, come una certa corrente dell’ecologia profonda sostiene. A essere invece ottimisti, una strada c’è ancora per garantire un futuro alla nostra specie, ed è quella che indica Pallante, e prima di lui per lo meno Georgescu-Roegen e Latouche.

Ma non dovrebbe essere la speranza di sopravvivenza della nostra specie a guidarci nella scelta di cambiare vita, bensì il sogno di un mondo in cui si viva meglio, in cui non vi siano le enormi disuguaglianze che ci sono oggi.

Del resto, una presa di coscienza del fatto che stiamo vivendo tutt’altro che l’unico mondo possibile si sta facendo strada nelle spire stritolanti della globalizzazione e della soffocante pubblicità. E persino il Papa nella sua enciclica Laudato si’ ne prende atto: “Dopo un tempo di fiducia irrazionale nel progresso e nelle capacità umane, una parte della società sta entrando in una fase di maggiore consapevolezza. Si avverte una crescente sensibilità riguardo all’ambiente e alla cura della natura, e matura una sincera e dolorosa preoccupazione per ciò che sta accadendo al nostro pianeta […] La cura degli ecosistemi richiede uno sguardo che vada aldilà dell’immediato, perché quando si cerca solo un profitto economico rapido e facile, a nessuno interessa veramente la loro preservazione. Ma il costo dei danni provocati dall’incuria egoistica è di gran lunga più elevato del beneficio economico che si può ottenere. Nel caso della perdita o del serio danneggiamento di alcune specie, stiamo parlando di valori che eccedono qualunque calcolo. Per questo, possiamo essere testimoni muti di gravissime inequità quando si pretende di ottenere importanti benefici facendo pagare al resto dell’umanità, presente e futura, gli altissimi costi del degrado ambientale […] L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme, e non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale. Di fatto, il deterioramento dell’ambiente e quello della società colpiscono in modo speciale i più deboli del pianeta”.

Anche dell’enciclica e di molto altro parla il libro di Pallante. Un libro da leggere e da meditare.