Ci hanno provato, ma è andata male. Lo avevano infilato in mezzo alle oltre 60 pagine di proposta di delibera comunale per l’ok all’ingresso del gruppo Iren nella municipalizzata dei rifiuti di Genova Amiu. Ma il piano per la gestione della monnezza proposto dalla multiutility, che avrebbe di fatto tagliato le gambe alla raccolta differenziata in una città già zoppicante su questo fronte, non è passato inosservato. A pochi giorni dal voto del Consiglio comunale che dovrà dare il via libera all’operazione di aggregazione fra le due aziende, la giunta del sindaco Marco Doria fa marcia indietro e stralcia il piano, rendendo però ancora più evidente l’ipoteca che pesa sulla città. Bloccata in un vicolo cieco da cui non sarà semplice uscire: un piano alternativo ci sarebbe già, ma dovrebbe essere attuato con investimenti di milioni di euro proprio da parte di Iren che si appresta ad acquisire il 51% di Amiu ma ha già bocciato l’idea in partenza. Mentre sono certi gli aumenti della Tari.

Il cassonetto piglia-tutto – Prima di arrivare alle difficoltà attuali conviene però fare un passo indietro e tornare alla proposta tanto dibattuta. Il punto intorno a cui si sono accese le polemiche è quello della così detta “raccolta congiunta”. Praticamente, in base alla proposta condivisa da Iren, Amiu e di fatto dallo stesso Comune, fino ad oggi unico azionista della municipalizzata, nelle strade della città sarebbero dovuti arrivare super cassonetti piglia-tutto. Dalla carta alla plastica, dall’indifferenziato alle lattine: tutti buttati in un unico cassonetto e separati poi a valle da un impianto ad hoc ancora da costruire. Solo organico e vetro avrebbero avuto dei bidoni separati. Una “modalità di raccolta semplificata” che mira ufficialmente ad “agevolare la popolazione”, garantendo allo stesso tempo “percentuali elevate di recupero di materia”. Detta così sembra una formula magica, ma basta dare uno sguardo al documento poi stralciato per scoprire che la proposta assomiglia più che altro a un bidone: di tutti i rifiuti buttati nella raccolta congiunta solo il 35% sarebbe stato riciclato, mentre il 32% andrebbe in discarica e il 26% all’inceneritore. Il motivo? Dal mega cassonetto escono materiali troppo sporchi per poter essere tutti trattati negli impianti di riciclo: solo metà della carta buttata dai cittadini, per esempio, avrebbe avuto una seconda vita. Le associazioni ambientaliste del coordinamento Gestione corretta rifiuti hanno parlato di una “distrazione di massa” di materiali: “Forse perché negli anni la raccolta differenziata andrebbe a confliggere con le potenzialità degli inceneritori di proprietà di Iren?”.

Il passo indietro del Comune finisce in un vicolo cieco – In questo quadro, e di fronte a una polemica crescente anche sui social network, è arrivato il passo indietro della giunta sulla delibera che arriverà in Consiglio comunale il 31 gennaio. Una mossa che però non fa altro che rendere il problema ancora più evidente. Perché in realtà Genova un piano per migliorare la gestione dei rifiuti ce l’ha già, diversissimo da quello proposto dalla multiutility ma impossibile da attuare senza i soldi di quest’ultima. “Lo abbiamo realizzato in collaborazione con Amiu e il Consorzio nazionale imballaggi (Conai), pagato interamente da quest’ultimo”, spiega l’assessore all’Ambiente Italo Porcile. “Per la sua attuazione, però, saranno indispensabili le risorse dell’azienda di igiene urbana”, ossia della nuova Amiu a maggioranza Iren. Il progetto, presentato pubblicamente ad aprile 2016, prevede di promuovere la raccolta differenziata estendendo progressivamente il sistema porta a porta con sei diversi bidoncini per i diversi tipi di rifiuti a tutta la città e applicando la tariffa puntuale, in cui ogni utenza paga in base a quanti rifiuti indifferenziati produce. Un piano lontano anni luce dal cassonetto piglia-tutto che Iren ha già tentato di introdurre anche a Torino nel 2015, ma al momento senza successo.

Contattati da ilfattoquotidiano.it i vertici della multiutility, che a Genova gestisce anche i servizi idrici non senza qualche criticità, non hanno voluto rilasciare dichiarazioni. Porcile ammette che “i due piani sono distanti” e derubrica la proposta di Iren, definita “condivisa” nella delibera, a una semplice “ipotesi di lavoro”, mentre “il piano in vigore rimane quello Conai. La nuova Amiu dovrà lavorare per attuare questo, e se ne vorrà proporne un altro dovrà dimostrarne l’efficacia e passare comunque dall’approvazione del Consiglio comunale”, assicura Porcile.

Aumenti in bolletta – Comunque vada, la gestione dei rifiuti genovese non sarà senza pensieri. La proposta di delibera che i consiglieri comunali si troveranno a votare, infatti, non contiene dati completi sui costi che la nuova gestione comporterà per le tasche dei cittadini. Mentre già è certo un aumento della tariffa rifiuti per il 2017 almeno tra il 4% e il 6%, dovuto alle spese per la chiusura della discarica di Scarpino (lotti 1 e 2) – spalmate su 10 anni anziché su 30 come inizialmente previsto – e per il trasporto dei rifiuti fuori regione da fine 2014. “Siamo stufi di essere trattati come un bancomat e che i nostri soldi debbano sempre essere individuati come la soluzione alla mala gestione della cosa pubblica”, denunciano Ascom-Confcommercio, Cna, Confartiginato, Coldiretti e Confesercenti minacciando un esposto alla Corte dei conti per danno erariale. Difficile prevedere chi vincerà la partita dei rifiuti genovesi: presto, la campagna elettorale per le amministrative potrebbe offuscare la questione e spianare la strada a mosse a sorpresa.