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I fratelli Occhionero, che hanno animato il procedimento giudiziario e che mi hanno regalato lo spunto per vivisezionare la tematica, hanno commesso una serie di illeciti. Fin troppo chiaro.

Etichettarli come “temibili hacker”, però, mi sembra eccessivamente adulatorio.

La disponibilità e l’utilizzo di programmini maligni li inchioda dinanzi a precise responsabilità e l’articolo 615 quinquies pende sulle loro teste come la spada su quella di Damocle, stavolta con la certezza che il peso dell’arma e la forza di gravità terrestre avranno la meglio sul sottile filo.

La preoccupazione imperante è certo quella che questi due signori siano riusciti a carpire chissà quale segreto.

Il legittimo timore è che possano esser venuti a conoscenza di informazioni altamente critiche per la sicurezza nazionale e che di questi dati possa esserne stato fatto un uso improprio in passato o se ne possa temere un indebito impiego futuro.

A leggere il provvedimento di custodia cautelare, le caselle di posta elettronica intercettate sono potenzialmente riconducibili ai padroni del destino di noi poveri comuni mortali. Non avendo ovviamente accesso a quel che sarebbe stato estratto, chiunque è portato ad immaginare che gli Occhionero abbiano fatto copia di tutto quel che era presente nella corrispondenza digitale in entrata e in uscita di ciascuna mailbox.

Per avere idea dell’efficacia delle loro eventuali azioni e per capire – quasi si fosse a un poligono di tiro al bersaglio – quanto fosse precisa la loro mira, un ragionevole tentativo di stima può prendere spunto da alcune informazioni inconfutabili di carattere materiale: il calendario e gli organigramma delle organizzazioni di appartenenza dei soggetti “spiati”.

Tra le vittime ci sarebbe Mario Draghi, che dalla primavera del 2011 è al vertice della Banca centrale europea. Gli Occhionero avrebbero intercettato in questi anni l’account mario.draghi@bancaditalia.it e qui si innestano i primi dubbi. L’ex Governatore in questi anni ha continuato ad utilizzare la vecchia mail al posto di quella “@ecb.europa.it” assegnatagli con il nuovo incarico (senza che nessuno procedesse alla normale disattivazione)? Oppure gli Occhionero hanno sparato a vuoto, non sapendo (forse a loro era sfuggito) che Draghi non lavorava più a Palazzo Koch a via Nazionale?

Analoghe considerazioni possono essere fatte per Fabrizio Saccomanni che ha lasciato Bankitalia, dove era direttore generale, il 28 aprile 2013.

L’ex onorevole Alfonso Papa (un tempo titolare della mail papa_a@camera.it inclusa nell’elenco degli indirizzi intercettati) è stato “liquidato” dalla Camera dopo che l’Aula il 20 luglio 2011 ha deliberato a scrutinio segreto l’autorizzazione al suo arresto. Una buona gestione del sistema informatico della Camera dei Deputati avrebbe voluto che l’account di posta venisse quantomeno “congelato”.

In termini pratici, poi, viene da domandarsi quali messaggi – da quella data – possa aver spedito Papa e chi possa essersi sognato di mandare qualcosa sulla casella di posta di una persona in evidenti guai giudiziari.

Tra i parlamentari spiccano poi Ignazio La Russa e Fabrizio Cicchitto, entrambi “spiati” attraverso il loro indirizzo “@pdl.it”.

Non mi appassionano le evoluzioni delle formazioni politiche, ma – almeno per involontario sentito dire – ho appreso che il Partito della Libertà (anche qui mi riappare Guzzanti, non vogliatemene) ha concluso la sua corsa il 16 novembre 2013. Mi sembra fin troppo ovvio immaginare che la posta elettronica Pdl sia stata rottamata. Credo poi che Cicchitto, che in tale occasione è passato nei ranghi di Ncd, abbia cambiato non solo casacca ma anche indirizzo mail. A maggior ragione ritengo che La Russa – fuoriuscito dal partito il 17 dicembre 2012 – non abbia mantenuto sistemi di corrispondenza elettronica di una coalizione in concorrenza alla sua attuale compagine di Fratelli d’Italia.

Queste circostanze sono un indizio della attendibilità di quelli che qualcuno ha immaginato essere addirittura la longa manus dello spionaggio internazionale.

A questo punto vale la pena domandarsi chi mai ci potesse essere dietro alle sotterranee manovre degli Occhionero Brothers. Ma soprattutto, ditemi la verità e forse parlo per bieca invidia, ma c’era qualcuno disposto a pagarli?

Nel frattempo al Quartier generale della Cia serpeggia la disperazione totale. Il personale si è diviso in due gruppi.

Il primo, emulando Rocky Balboa che a fine incontro cerca Adriana, vaga nei corridoi urlando“Giulio, Giuliooo…”.

L’altra comitiva, invece, guarda alla finestra e, come gli aborigeni nel film “Riusciranno i nostri eroi…”, inneggia un propiziatorio “Titì nun ce lascià…”