L’appena bocciato Piano Verdelli (per la riforma dell’informazione Rai) implicava una bella galoppata culturale, editoriale e manageriale per il Cavallo aziendale. Che invece se ne resterà mezzo stramazzato come da sempre lo conosciamo (Messina, lo scultore che lo realizzò per Rai mezzo secolo addietro, era dotato di capacità profetiche oggi evidenti). Ora pare che dopo il Piano si pensi di realizzare un pianino che di quello bocciato è l’esatto opposto perché, per evitare grane, crea una testata social (che aggiungendosi all’esistente non disturba nessuno) e lascia ai posteri (peggio per loro) l’onere di decidere cosa fare delle tre vecchie Testate, zombie del lottizzante tempo che fu. E così dal condominio di Saxa Rubra i tre continueranno, nonostante il vorticoso girare delle pagine della Storia, a inscenare il pluralismo di voci, e di redazioni, non si sa più per chi, se non per sé.

Le alternative ci sarebbero e sono sostanzialmente due, entrambe dotate di adeguata dignità. La prima sarebbe, detto in sintesi, di “dare Una Voce al Paese” che superi la dissociativa pipinara attuale attraverso l’indefesso sforzo di sintesi e obiettività di una fortissima e unica Testata del Servizio Pubblico. La seconda alternativa sarebbe di “dare Voci (plurale) al Paese”, sbancando la tribù saxarubrense e radicando due delle tre testate in altri luoghi significativi e riassuntivi della complessa identità italiana, come Milano e Napoli. Questo secondo, che era l’approccio del bocciato Piano Verdelli, è anche – lo diciamo incidentalmente – quello che personalmente sceglieremmo, perché più capace di attivare la decostruzione ricostruttiva del patrimonio RAI.

Sta di fatto che piuttosto che scegliere fra due alternative dignitose il cda pare propenso a tenersi quel che c’è, salvo spruzzargli addosso qualche elemento di modernità preteso dai tempi, come fu nel 1998 per la informazione H24, che doveva inoculare approcci nuovi e modi sveltissimi e poi è finita a RaiNews con organici pletorici che neanche il New York Times dei tempi d’oro. E così temiamo che accadrà con Rainews24, la sopravveniente testata social, che convivendo con la vecchia muffa inevitabilmente ne assumerà l’aroma e diventerà presto anch’essa parte del problema Rai, anziché avviarne la soluzione. Possibile mai, vi domanderete, che un consiglio di amministrazione tutto di esterni, per ciò stesso titolati a spingere l’azienda oltre le inevitabili miopie autoconservative di un corpo complesso e grave di storia e storie, siano invece, proprio loro, baluardi di conservazione che neanche il Drago Fafner (o Fafnir) col suo tesoro? Roba da non crederci, da darsi i pizzichi sperando di risvegliarsi. Ma, ormai siamo rassegnati, con l’unico risultato di riempirsi di lividi.