Due giorni fa lo svelamento di un report delle agenzie di intelligence Usa sul ruolo del presidente russo Putin per far conquistare a Donald Trump la Casa Bianca, oggi l’attacco frontale del numero uno (uscente) della Cia, John Brennan al presidente eletto registrato dalla Cnn durante un incontro all’Istituto di Politica dell’Università di Chicago. Il tycoon è “accusato” di ignorare la comunità dell’intelligence mettendo il Paese “in grande rischio e pericolo. La nuova amministrazione deve prendere atto che questo è un mondo pieno di sfide e pericoloso e l’intelligence può aiutare a tenere il Paese sicuro e a proteggere gli interessi legati alla sicurezza nazionale”.

Il dossier declassificato, redatto dalle principali agenzie di intelligence del Paese, Fbi Cia e Nsa, prima della diffusione pubblica, era stato presentato a Trump, che aveva incontrato i vertici delle agenzie. “Riteniamo che il presidente russo, Vladimir Putin, abbia ordinato una campagna d’influenza sulle elezioni” si leggva nel dossier. Ma Trump aveva rispedito al mittente le accuse nei confronti del numero uno del Cremlino. Dopo aver ricevuto il dossier e aver incontrato alla Trump Tower i vertici dell’intelligence, il presidente eletto aveva  parzialmente rivisto la sua posizione.

Poche ore prima degli incontri aveva parlato, in un’intervista al New York Times, di “caccia alle streghe” organizzata dai suoi avversari politici, “usciti molto male dalle elezioni” e per questo “molto in imbarazzo”. E, prima, aveva più volte accusato le agenzie di essere politicizzate.

Dopo il briefing aveva invece ammesso che vari attori, tra cui anche la Russia, “stanno ampiamente tentando di violare le infrastrutture informatiche” americane a vari livelli, quindi aveva annunciato che nei suoi primi 90 giorni alla Casa Bianca presenterà un piano per la sicurezza informatica. Ribadendo  che comunque “non c’è stato alcun effetto sul risultato delle elezioni, anche perché non ci sono state alterazioni nelle macchine di voto“.

La polemica sulle ingerenze di Mosca nelle elezioni dell’8 novembre non accenna a placarsi. Il 16 dicembre Barack Obama aveva puntato il dito contro Mosca, accusandola di essere “responsabile dell’attacco hacker al partito democratico”. Aveva poi rivelato di avere detto a Putin “di porre fine” agli attacchi quando i due si erano incontrati a settembre in Cina. Pochi giorni più tardi aveva firmato l’espulsione di 35 alti ufficiali russi legati ai servizi segreti. Da parte sua, Vladimir Putin aveva scelto di non reagire in attesa dell’arrivo alla presidenza di Trump. Oggi (forse) l’ultimo capitolo della polemica. Ma all’insediamento del miliardario al Campidoglio mancano ancora undici giorni.