L’Unità “ora vivacchia, forse moricchia, ma io ho preso la cosa molto sul serio”. Sergio Staino, da “storico vignettistita” e “imprevisto direttore”, come si definisce, firma l’editoriale di fine 2016 della storica testata fondata da Antonio Gramsci nel 1924. Scrive sapendo di essere direttore “da pochi mesi, non abbastanza da tracciare un bilancio di fine anno”, ma prendendo come esempio Gentiloni, “che è là da molto meno tempo di me”. Staino dice di aver preso l’incarico di direttore “molto sul serio”. “Francamente – aggiunge – non mi sento circondato da altrettanta serietà d’impegno, in particolare in quel Partito Democratico che sembra dall’inizio incerto fra vivacchiare e moricchiare”.

Il direttore dell’Unità spiega le motivazioni della critica al Pd: “Che cosa intendo per serietà? Intendo misurarsi con i problemi, le minacce e le speranze, della condizione del mondo in cui viviamo, ciascuno di noi con una sua dose di passato e di futuro; e prima di tutto riconoscerli, quei problemi”. Staino poi fa il bilancio di un anno che “ha messo a dura prova la democrazia“, problema che forse hanno percepito “le persone comuni più degli addetti ai lavori”. “Gli addetti ai lavori – si legge nell’editoriale – spesso si limitano a dirottare per i loro fini mediocri o infami le paure confuse ma motivate delle persone comuni. Le persone tengono l’orecchio sul suolo e lo sentono tremare per qualcosa di terribile che si avvicina. Spesso, cedendo ai suggeritori, scambiano i passi affannati di chi fugge dalla cosa terribile per la cosa terribile“.

Staino sottolinea anche come sia stato l’anno della Brexit, dell’elezioni di Trump, della Francia “sull’orlo lepenista”, della “demagogia qualunquista di Grillo, il vero antesignano di Donald Trump”, dello “stato di polizia turco, e tutto il resto”. Il direttore dell’Unità tuttavia vede la via del cambiamento da lui auspicato: “In Austria la marcia che sembrava inesorabile del giovane bullo sciovinista e xenofobo era stata fermata da un candidato presidente anziano, professorale, dignitoso e senza affiliazione di partito”. E conclude: “Si vota solo per il male minore, sempre, in verità. Il punto è saperlo riconoscere. E poi, fra un voto e l’altro, fare la cosa che si sa migliore. Per questo prendo sul serio l’Unità, appesa a un filo com’è, e tuttavia fondata da Antonio Gramsci”.