Ha avvelenato con la candeggina le sue due bambine, di 7 e 9 anni, e subito dopo ha ingerito la stessa sostanza che però su di lei non ha avuto un effetto letale. A trovare i cadaveri delle due piccole è stato il padre rientrato in casa in una piccola palazzina del centro storico di Gela, in provincia di Caltanissetta.

La donna, Giuseppe Savatta, 42 anni, insegnante di sostegno precaria, è stata trovata sotto choc dal marito che, rientrato in casa dal lavoro, ha scoperto i corpi delle bambine a terra. L’uomo, ingegnere che insegna in un istituto privato, ha subito chiamato il 118, ma per le piccine non c’era più nulla da fare: erano morte, uccise dalla madre, probabilmente con quella stessa candeggina con la quale aveva provato a togliersi la vita. Quando la donna si è trovata davanti all’uomo ha minacciato di buttarsi dal balcone dell’appartamento nel quale vivevano, al secondo piano di via Passaniti 5, ed è stata salvata solo grazie all’intervento dei carabinieri, chiamati sul posto dai soccorritori.

Trasportata nel vicino ospedale Vittorio Emanuele la donna è stata ricoverata per le lesioni interne causate dal veleno, ma secondo i medici non rischia la vita. Ancora oscuro il movente del duplicio infanticidio. La donna, a differenza di quanto ipotizzato in un primo momento non soffriva di depressione o quanto meno non era mai stata in cura per problemi del genere: lavorava come maestra, ai vicini sembrava una madre come tutte le altre, senza disagi o difficoltà particolari.

Una famiglia all’apparenza normale, raccontano gli inquirenti, con una casa nel centro storico di Gela, non ricca ma senza nessun problema economico: ingegnere lui, insegnate lei, entrambi, fino a oggi, genitori apparentemente sereni. Sarà l’autopsia a fare chiarezza sulla fine delle due vittime. La donna, piantonata in ospedale e guardata a vista, non ha ancora detto una parola su quanto accaduto: al momento non è in condizione di parlare né di essere interrogata.