La morte di Anis Amri, primo jihadista ucciso su suolo italiano, potrebbe innescare una vendetta dell’Isis nei confronti della Polizia. A lanciare l’allarme è Maurizio Vallone, a capo del servizio controllo del territorio del Dipartimento della Pubblica sicurezza. “È la prima volta che un terrorista viene ucciso in Italia e sicuramente una divisa è diventata bersaglio privilegiato. Non dimentichiamo che anche in Francia sono stati uccisi due poliziotti. Noi siamo la vetrina dello Stato. Dobbiamo essere particolarmente attenti, prendere tutte le iniziative possibili di autotutela”, dice Vallone in un’intervista al Corriere della Sera nella quale si congratula con i due agenti di Sesto San Giovanni che il 23 dicembre hanno risposto al fuoco del terrorista, uccidendolo: “Sono stati perfetti, la loro è stata un’operazione da manuale”.

Vallone spiega che dopo l’attentato al mercatino di Natale di Berlino, anche in Italia il dispositivo di sicurezza è stato potenziato: “Oltre agli agenti in servizio in ogni città, abbiamo 1.800 uomini a disposizione per potenziare i servizi quando questori o prefetti lo richiedono. L’aspetto principale in questo momento riguarda quanto accade prima delle manifestazioni ritenute a rischio: noi elenchiamo le prescrizioni da rispettare, se la risposta non è adeguata scatta il divieto“. Ad esempio, spiega, “un concerto di fine anno non si potrà svolgere se non ci saranno ‘filtraggi’ delle persone all’entrata e all’uscita, come avviene negli stadi. Inoltre dovranno essere montate le barriere di cemento per impedire l’accesso dei mezzi. In ogni occasione saranno presenti le Unità operative antiterrorismo”. Queste Unità, chiarisce il capo del Dipartimento della Pubblica sicurezza, sono “pattuglie addestrate dai Nocs che si muovono su macchine blindate e con la dotazione di fucili ad alta precisione. Sono sempre su strada e intervengono in caso di emergenza. Abbiamo a disposizione 400 poliziotti e circa altrettanti carabinieri”.

Intanto dalla Germania arrivano alcuni dettagli sul fronte dell’indagine. Amri ha sparato alla testa dell’autista polacco del Tir con cui poi ha ucciso 12 persone, tra cui la 31enne Fabrizia di Lorenzo. stato compiuto l’attentato a Berlino “tra le 16.30 e le 17.30”. È quanto scrive la Bild, citando risultati dell’autopsia. Lukasz Urban ha perso molto sangue e può anche essere stato ancora in vita quando Amri si è lanciato contro la folla al mercatino di Natale, ha proseguito la Bild, “ma i medici escludono che sia stato in grado di agire con consapevolezza” e quindi “di aggrapparsi al volante durante l’attentato”. Una prima ricostruzione della dinamica aveva invece lasciato intendere che Urban avesse lottato fino all’ultimo, aggrappandosi più volte al volante e, forse, costringendo il Tir a sbandare, salvando così molte altre persone. Quasi sicuramente la pistola che ha ucciso l’autista è la stessa usata per sparare contro i due agenti a Sesto San Giovanni. Anche se per avere la conferma ufficiale bisognerà aspettare i risultati della perizia balistica.

Nel frattempo ha raggiunto 37.000 adesioni una petizione online lanciata da alcuni cittadini per la consegna dell’onorificenza della croce federale al merito a Lukasz Urban proprio per aver combattuto fino all’ultimo momento nell’obiettivo di evitare la strage. Circostanza che ora l’autopsia escluderebbe. Le firme raccolte verranno consegnate al presidente Joachim Gauck.

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