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Le armi per la Grande Guerra, gli incidenti mortali e i razzi per l’Iraq: la storia della fabbrica di munizioni di Colleferro dove è avvenuta l’esplosione

Dall'esplosione del 1938 con 60 morti a quella di oggi: la storia dello stabilimento di munizioni di Colleferro
Le armi per la Grande Guerra, gli incidenti mortali e i razzi per l’Iraq: la storia della fabbrica di munizioni di Colleferro dove è avvenuta l’esplosione
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C’è via degli Esplosivi, e a pochi passi via Santa Barbara, protettrice, tra gli altri, di artificieri e artiglieri. E dopo una rotonda, girando a sinistra, via dei Caduti del ’38. La toponomastica di Colleferro aiuta a ricordare la storia di questa cittadina di 20mila abitanti a 50 chilometri da Roma, alle porte della quale oggi, giovedì 13 agosto, si è verificata un’impressionante esplosione nello stabilimento dell’ex Simmel Difesa, di proprietà oggi del gruppo franco-tedesco Knds.

L’incidente si è verificato nel reparto pressatura esplosivo dove, per fortuna, non ci sarebbero stati dipendenti presenti al momento dell’incendio e della successiva deflagrazione. Nell’ottobre del 2007 andò diversamente. La fabbrica allora era di proprietà inglese e si chiamava, come detto, Simmel Difesa spa: nel reparto confezionamento munizioni, dove si producevano anche armi medie e pesanti, morì una persona, 13 restarono ferite, di cui due in gravi condizioni. L’azienda era già finita al centro delle polemiche, poiché dalle sue linee usciva un po’ di tutto: spolette, esplosivi, testate missilistiche, razzi. Armamenti esportati ovunque. Secondo le associazioni pacifiste – ancorché non si ebbero conferme ufficiali e l’azienda negò – anche cluster bomb, le bombe a grappolo usate nei Balcani e in Iraq. Duecento dipendenti, un giro d’affari, 19 anni fa, di 80 milioni di euro all’anno.

Ma l’incidente più grave (da cui la via dei Caduti del ’38) accadde proprio poco prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Due spaventose esplosioni, a distanza di circa 25 minuti l’una dall’altra, fecero saltare in aria il reparto di produzione del tritolo di quella che a quei tempi era la Bombrini Parodi Delfino (BPD): morirono 60 persone, i feriti furono circa 1.600. Il regime fascista minimizzò l’accaduto: i giornali uscirono con brevi trafiletti elogiando sia il Duce, accorso sul posto, sia gli operai che nel tentativo di salvare i colleghi persero la vita.

Colleferro è legata a doppio filo alla fabbrica, tanto che l’area industriale nacque prima del centro abitato, vale a dire nel 1912, mentre il Regno d’Italia era impegnato nella guerra in Libia. Oltre alla produzione di armi (secondo alcune denunce i razzi in passato vennero venduti a Saddam Hussein e usati contro l’Iran), la storia della cittadina, così come quella del suo fiume, il Sacco, è segnata dagli sversamenti di scarichi chimici in acqua, dall’inquinamento dell’atmosfera e delle falde, dalle morti precoci degli operai che avevano a che fare con sostanze tossiche. Dopo la BPD, che è arrivata a impiegare 3mila operai, lo stabilimento è passato tra gli anni Ottanta e Novanta al gruppo Snia Viscosa, poi alla Fiat, alla Simmel Difesa e infine alla Knds.

Nella foto: l’ingresso dello stabilimento nel giorno dell’esplosione del 2007

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