Andrea Bacci è in difficoltà. Martedì 22 novembre in tribunale a Firenze ha infatti tenuto banco l’istanza di fallimento a carico della Coam, la società di costruzioni dell’imprenditore toscano da sempre vicino alla famiglia Renzi. Di Tiziano è stato socio e creditore. Matteo invece, ai tempi della Provincia e del Comune di Firenze, lo ha spesso scelto per guidare le partecipate dei due enti. Oltre a servirsene, nel 2004, per ristrutturare la sua villa di Pontassieve. In tempi più recenti, poi, Bacci è stato il candidato di punta per prendere le redini di Telecom Sparkle, società formalmente controllata da Telecom Italia, ma da sempre azienda strategica per il governo italiano e per l’alleato Usa, visto che posa e controlla milioni di chilometri di cavi sottomarini per Internet, principalmente verso il Medioriente e l’Asia.

Quanto alla sua impresa edile, Coam per anni è stata la cassaforte sicura per tutta una serie di importanti operazioni immobiliari e non, ma già a fine 2015 aveva una situazione finanziaria piuttosto tirata: i debiti avevano raggiunto quota 13,78 milioni, 5,8 dei quali nei confronti del sistema bancario. Niente di particolarmente preoccupante visto il tipo di business che prevede grossi anticipi di cassa, se non per il fatto che buona parte del debito va onorata entro il 2016. Non a caso negli ultimi tempi in tribunale a Firenze si sono succeduti i decreti ingiuntivi dei creditori. Tanto da far mettere in moto la procura, che ha appunto avanzato la richiesta di fallimento alla quale, riferiscono la Nazione e Repubblica Firenze, il pubblico ministero Christine Von Borries è giunta anche dopo aver ricevuto un’annotazione della guardia di finanza che “prende in considerazione anche gli intrecci economici fra la Coam Costruzioni e la A.S. Lucchese”. Secondo le fiamme gialle, prosegue la Nazione, “sarebbero infatti stati sopravvalutati i crediti che la Coam srl vanterebbe nei confronti della stessa società sportiva rossonera”, ma l’analisi degli inquirenti “avrebbe preso in considerazione anche i rapporti tra l’impresa edile di Rignano e alcuni istituti bancari, locali e nazionali”. In particolare, riferisce Repubblica, “sono in corso approfondimenti sulle fatture presentate dall’azienda alle banche per ottenere anticipazioni di cassa”.

Dal canto suo la società ha risposto con un’istanza di concordato in bianco che le darà un po’ di respiro. Sulla carta almeno 60 giorni. Gli avvocati spiegano che la richiesta del pm è arrivata proprio mentre la Coam aveva già saldato parte dei debiti e stava trattando con le banche, in primis la Bcc di Cambiano dove il padre del sottosegretario Luca Lotti figurava tra i dirigenti fino a una manciata di mesi fa. Ma con l’istanza di fallimento l’obiettivo di arrivare a un accordo di ristrutturazione del debito è stato superato dalla necessità di fare un progetto di concordato ancora tutto da scrivere. I legali di Bacci sottolineano poi che il passivo è di 13,59 milioni e si confronta con un attivo di 13,97 milioni. “Poi bisogna andare a vedere se le attività sono prontamente incassabili, eccetera”, aggiungono. Questione non secondaria per poter valutare se la società ha un futuro o meno. Tanto che i bilanci e le valutazioni effettuate sulle attività sono al momento oggetto di una puntuale verifica. Da parte dei legali come dei magistrati, che appunto in scia alla nota della Guardia di Finanza stanno esaminando la documentazione contabile della Coam, credito per credito e debito per debito, in cerca di tutte le risposte che servono per decidere se dare un’altra chance al costruttore.

Andrea Bacci è del resto una figura dal peso specifico importantissimo nell’universo renziano. Il rapporto tra la famiglia del premier e il costruttore originario di Scandicci si è evoluto nel tempo, tanto che il nome dell’imprenditore ricompare ciclicamente nella carriera politica e nella quotidianità del premier. In parallelo i suoi interessi, che spaziano dalla Toscana alla Lombardia toccando anche la Liguria e la Puglia. Una delle operazioni più rilevanti la Coam l’ha portata avanti a Leccio Reggello, dove ha contribuito a realizzare l’outlet dell’alta moda The Mall targato Gucci. Accanto alla società di Bacci c’erano la Castelnuovese dell’ultimo presidente di Banca Etruria, Lorenzo Rosi, e la Nikila di Luigi Dagostino e Ilaria Nicolai. Cioè l’ex socia di Tiziano Renzi, il padre del premier che dell’operazione The Mall era consulente, tanto da seguirli nei piani di espansione a Sanremo e a Fasano (Brindisi). Altro fronte caldo è la difficile situazione econonomica della Lucchese Calcio, di cui Bacci e la Coam sono gli azionisti di controllo. Dopo i problemi con l’iscrizione al campionato (la Covisoc aveva bocciato la fidejussione presentata dalla società), per il club calcistico che milita in Lega Pro a breve potrebbero arrivare punti di penalizzazione per il mancato pagamento di alcuni stipendi ai dipendenti della società, che sta provando a galleggiare studiando un piano di alleggerimento dei costi anche tramite la messa in vendita dei migliori calciatori nel mercato di gennaio.

Aggiornato dagli autori il 23 novembre alle 16.00