Non c’è solo la grana di Palermo ad agitare il Movimento 5 stelle. Un’altra inchiesta vede sempre al centro una raccolta firme, ma questa volta siamo in Emilia-Romagna. Da due anni infatti i Carabinieri di Vergato, sull’Appennino bolognese, stanno lavorando per fare luce sulle presunte irregolarità, denunciate in un esposto presentato da due ex attivisti nel 2014. Ora le indagini si avvicinano alla chiusura e presto i magistrati della Procura di Bologna decideranno se iscrivere qualcuno nel registro degli indagati o chiedere una archiviazione.

In questi mesi gli investigatori, che lavorano in uno strettissimo riserbo, si sono mossi per fare tutti gli accertamenti. Sotto la lente c’è la raccolta delle sottoscrizioni fatta dagli esponenti del Movimento 5 stelle, in vista delle regionali del novembre 2014. I militari hanno convocato e ascoltato circa 200 persone. A queste è stato chiesto di riconoscere la propria firma e di confermare se il certificatore di lista era presente o meno al banchetto. Sono state mostrate loro anche le foto dei certificatori, per essere sicuri che si trattasse della stessa persona presente al momento della firma. Mesi e mesi di lavoro investigativo che ora verrà valutato dai magistrati.

La notizia dell’apertura di un fascicolo conoscitivo era emersa a ottobre 2014, proprio nel giorno della presentazione dei candidati del Movimento 5 stelle in Regione Emilia-Romagna. Le elezioni, le meno partecipate della storia della Repubblica, furono poi vinte da Stefano Bonaccini del Pd, mentre i 5 stelle raccolsero il 15%. L’inchiesta era nata in seguito alla denuncia presentata dagli attivisti Paolo Pasquino e Stefano Adani, due ex militanti del paese montano di Monzuno, che non avevano mai nascosto le loro critiche nei confronti della gestione interna da parte del consigliere comunale di Bologna, Massimo Bugani, uno degli esponenti più vicini ai vertici del Movimento.

Sono diversi gli episodi sotto accusa. In particolare, nel testo ci si concentra sull’evento nazionale di Roma, due anni fa al Circo Massimo. Le firme per le regionali, si legge nell’esposto, sono state raccolte anche lì, nel corso della kermesse grillina, e quindi al di fuori del territorio di competenza dei consiglieri comunali certificatori. Una circostanza che se accertata violerebbe la legge in materia. E come prova i due attivisti allegano alcune foto scattate dai militanti seduti al banchetto, davanti all’elenco delle firme. Immagini pubblicate dagli stessi protagonisti sui loro profili Facebook, Sempre su Facebook, sulla pagina di Massimo Bugani, una persona conferma di aver “firmato a Roma”. Ma non solo: le firme sarebbero state raccolte anche a Bologna, nel circolo Mazzini (uno dei luoghi di ritrovo abituali dei 5 stelle), in assenza dei consiglieri comunali Massimo Bugani e Marco Piazza, deputati all’autenticazione. Stessa cosa sarebbe successa in alcuni momenti del Firma day, organizzato il 18 ottobre.

Intanto, in questi giorni, i Cinque stelle di Bologna hanno annunciato querela. In particolare dopo un tweet della deputata del Pd, Alessia Morani. “Su #firmefalse c’è anche Bologna. Ma anche in questo caso c’è un silenzio assordante dei vertici” ha scritto la parlamentare. “Apprendiamo come ancora una volta il M5s di Bologna venga associato a vicende riguardanti una presunta raccolta di firme false, da esponenti del Partito Democratico e da una certa stampa” hanno replicato in un una nota gli esponenti del Movimento di Bologna. “Stanchi di risultare oggetto di attacchi non supportati da fatti o riscontri ma soltanto da ‘sentito dire’, abbiamo provveduto a dare mandato ai nostri legali al fine di querelare tutti coloro che continueranno ad accostare il gruppo di Bologna al menzionato comportamento illecito”.