“E il vincitore è…”: suspense. Arriva Piero Ausilio, o meglio ancora Steven Zhang (il giovane rampollo di casa Suning) con la busta in mano: dentro c’è il nome del prossimo allenatore dell’Inter. E poi musica e fuochi d’artificio. Forse non andrà proprio così la proclamazione del nuovo tecnico nerazzurro, che a questo punto salvo colpi di scena sarà Stefano Pioli. Ci sarebbe poco da festeggiare, del resto, vista la situazione della squadra. Ma di certo la scelta del successore di Frank De Boer è stata un surreale reality show: allenatori di ogni genere, profilo e nazionalità convocati a Milano, ascoltati, bocciati, promossi o rimandati, fino all’attesissima scelta finale. Una via di mezzo tra X-Factor e Miss Italia, solo che al posto di cantanti o modelle i protagonisti erano i vari Pioli, Marcelino e Zola. Ancora non si è capito, invece, chi fossero i veri giudici: se la proprietà cinese e i suoi esotici consulenti o piuttosto la dirigenza italiana mezza esautorata anche dai risultati non propriamente eccellenti degli ultimi anni.

La società ha provato a spiegare che questa è solo “la prassi quando un club ha il dovere di trovare una guida sicura e certa per il futuro di una squadra”, ma la verità è che la nuova proprietà cinese dell’Inter negli ultimi giorni si è coperta di ridicolo. Dimostrando che non basta avere i soldi per allestire una grande squadra: bisogna anche e soprattutto saperla gestire. Il “casting Inter” (come è stato ribattezzato anche su Twitter) è stato surreale dal punto di vista della forma, ma anche della sostanza. Assurdo, infatti, che dopo la disavventura di De Boer (che è stata soprattutto un errore societario, al di là dei limiti dell’olandese), ancora la dirigenza non avesse la benché minima idea del profilo giusto da ricercare.

Gli allenatori accostati all’Inter negli ultimi giorni sono stati i più disparati. Anche limitandosi a quelli realmente in corsa troviamo: Guus Hiddink, una vecchia volpe del pallone europeo quasi in pensione; Marcelino, spagnolo emergente con nessuna esperienza di calcio italiano (proprio l’appunto che più volte era stato sollevato per De Boer); Laurent Blanc, francese poco amato anche dai francesi al Paris Saint-Germain; Gianfranco Zola, che in Serie A ha allenato appena due mesi (disastrosi) a Cagliari; Walter Zenga, bandiera storica appena reduce da un esonero in seconda divisione inglese. Nulla in comune fra loro, se non l’essere disoccupati e disponibili a sottoporsi ad una procedura di selezione così inusuale e per certi versi dequalificante. Il vero limite del casting è stato proprio questo: restringere la scelta ad allenatori che avevano bisogno dell’Inter, non all’allenatore di cui l’Inter aveva bisogno. Alla fine la scelta di Pioli dovrebbe essere quella di maggior buon senso. Ma ci si poteva arrivare prima e meglio.

In questa farsa, l’unico a mantenere un po’ di dignità è stato proprio l’ultimo arrivato, da cui nessuno si aspettava nulla. Per una settimana Stefano Vecchi ha lavorato tanto e parlato poco, senza fare proclami o farsi illusioni. Come un soldato ha guidato la barca in piena tempesta senza naufragare. Come un allenatore  ha restituito un minimo di equilibrio e ordine alla squadra che sembrava non esser stata allenata per settimane: un po’ i risultati si sono già visti contro il Crotone, benché i calabresi non fossero propriamente un banco di prova attendibile. Finalmente un 4-4-2 quadrato, con le linee dei reparti vicini fra loro, due esterni e (dopo l’uscita di Banega) due punte vere, voglia di correre e sacrificarsi. Ci voleva l’allenatore della primavera per fare così poco. Lui, interista vero che da calciatore non era mai riuscito ad indossare la maglia con cui era cresciuto (dopo le giovanili solo campi di periferia tra Serie C e categorie inferiori), ha coronato da allenatore il sogno di arrivare in Serie A con i nerazzurri. E ha pure vinto. Ora tornerà in primavera, poi magari proseguirà il suo percorso da professionista altrove. Al suo posto arriverà il vincitore di questo bislacco X-Factor nerazzurro. Sperando che i giudici cinesi abbiano scelto bene.

Twitter: @lVendemiale