È finita l’avventura di Frank De Boer sulla panchina dell’Inter. 84 giorni, meno di tre mesi, tanto è durato il matrimonio tra il club nerazzurro e il tecnico olandese. La decisione è arrivata direttamente dal quartier generale di Nanchino, dove gli uomini di Suning hanno detto basta dopo il k.o. contro la Sampdoria. La sconfitta numero sette in quattordici gare ha scatenato la decisione del patron Jindong Zhang che lunedì sera ha comunicato il suo volere al management italiano. L’addio è stato formalizzato martedì, durante una conference call tra lo stesso Zhang e De Boer. Dopo la comunicazione ufficiale all’ormai ex allenatore, è il momento della scelta del suo successore. L’Inter ha un accordo con Stefano Pioli, ma c’è ancora chi spinge per Villas Boas. Una pista difficilmente percorribile e poco sensata, quella del tecnico straniero, anche alla luce dei risultati raggiunti con De Boer, ingaggiato a poche settimane dall’inizio del campionato per rimpiazzare Roberto Mancini e incapace di calarsi nella realtà italiana dando sostanza al gruppo, il cui rinforzo è costato oltre 100 milioni di euro alla società in estate.

Ecco perché Piero Ausilio e Giovanni Gardini spingono per Pioli. L’ex allenatore di Bologna e Lazio conosce bene il campionato, non ha bisogno di ‘tutor’ e aggiunge inoltre un profilo mediatico basso. È un ‘normalizzatore’, insomma, proprio ciò che serve all’Inter in questo momento per provare a risollevarsi da una situazione ormai a un passo dall’essere compromessa. Pioli ha anche un altro vantaggio rispetto alla concorrenza estera: si accontenterà di un contratto fino a giugno con rinnovo automatico in caso di qualificazione alla Champions League. Altrimenti le strade si separeranno alla fine del campionato e l’Inter a quel punto darebbe la caccia a Diego Pablo Simeone, in scadenza con l’Atletico Madrid nel 2018 e sogno proibito dei nerazzurri ormai da tempo.

Oltretutto Pioli costa molto meno di Villas Boas, un aspetto che non guasta visto che l’Inter dovrà sborsare anche 1,3 milioni per separarsi da De Boer. Lo prevede una clausola del contratto firmato in estate, mentre il suo staff continuerà a ricevere lo stipendio fin quando non si deciderà di transare. In questo momento il ‘cavillo’ è tutto a favore dei nerazzurri, visto il triennale accordato all’olandese. Resta l’errore macroscopico nella scelta. Che ha portato anche a una frattura tra Ausilio e i cinesi. Perché ad agosto il direttore sportivo avrebbe ingaggiato Cesare Prandelli per rimpiazzare Mancini. Ma da Nanchino risposero picche. Adesso la spunterà invece il management sportivo, facendo pesare anche la pessima idea di affidare un gruppo importante a chi non conosce la Serie A e ha poco tempo per dare copro alle proprie idee.

I risultati sono lì a dimostrarlo, senza per questo assolvere De Boer da colpe che sono anche sue. In questo momento l’Inter è più vicina alla B che alla Champions ed è a un passo dall’eliminazione dall’Europa League, con il prossimo impegno in programma giovedì. Troppo presto perché in panchina sieda il successore dell’olandese. Quindi la squadra verrà affidata a Stefano Vecchi, tecnico della Primavera, che allenerà il match contro il Southampton e anche domenica alle 18 a San Siro contro il Crotone. Un bel pasticcio prodotto di una società in piena transizione, incapace di stabilire una gerarchia di comando delle operazioni sportive e lasciar scegliere chi è pagato per farlo. Venerdì scorso, 28 ottobre, era stato proprio Zhang jr a smentire le voci di un esonero imminente di De Boer dopo l’assemblea dei soci. Ma tutto era in realtà compromesso e l’olandese è rimasto ancora in sella solo grazie al turno infrasettimanale nel quale l’Inter ha battuto il Torino. Un colpo di coda rimasto tale, buono solo per allungare l’agonia dell’ottavo allenatore nerazzurro dopo l’addio di Mourinho, avvenuto appena sei anni e quattro mesi fa. L’Inter è in cerca della bussola da allora.

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