Dalla parte “delle migliaia di piccoli operatori che rischiano di perdere tutto”. O della famiglia Tredicine, è questione di punti di vista. Il Movimento 5 stelle a Roma si schiera ufficialmente dalla parte degli ambulanti e contro la direttiva Bolkestein, in un Consiglio comunale riscaldato dalla presenza di tanti venditori (tra cui più di una rappresentante della potente famiglia abruzzese, che distribuisce discretamente biglietti da visita in Aula Giulio Cesare). Ci sono applausi e ovazioni per l’intervento di Andrea Coia, il presidente della Commissione Commercio che annuncia il sostegno del Movimento. Insulti e persino minacce (“buffone”, “te sfonnamo”) per Alessandro Onorato, capogruppo della Lista Marchini, colpevole di chiedere “più trasparenza, per capire quali lavoratori vanno tutelati”. Alla fine la mozione approvata a larga maggioranza (31 voti a favore, 7 contrari tra cui il Pd, che però è d’accordo su preservare i diritti dei venditori storici) punta ad ottenere una sospensione della Bolkestein almeno fino al 2020. Anche se la materia è di competenza nazionale, e quindi l’ultima parola toccherà al Parlamento.

SCADONO LE CONCESSIONI DEGLI AMBULANTI – Maggio 2017 si avvicina e con questa data anche l’applicazione della temutissima Bolkestein, la direttiva europea che prevede la messa a gara di tutte le postazioni di vendita su suolo pubblico (mercati, bancarelle, camion-bar, ecc.), includendo fra le “risorse naturali limitate” appunto lo stesso terreno di stazionamento, secondo un’interpretazione contestata dalle associazioni di categoria. Una questione che riguarda tutto il Paese, ma diventa di vitale importanza nella Capitale: qui le postazioni sono oltre 12mila e valgono un business da centinaia di milioni di euro, specie nel centro storico (dove si concentrano gli interessi della nota famiglia Tredicine, che ha monopolizzato le licenze). Già in campagna elettorale il M5s aveva strizzato l’occhio agli ambulanti, a settembre Luigi Di Maio aveva partecipato alla manifestazione di protesta con tanto di maglietta “No Bolkestein”. Adesso è arrivata anche la presa di posizione formale da parte del Comune, dopo un lavoro in Commissione durato settimane (anche sulla questione festa della Befana a Piazza Navona, su cui continuano i tentativi per allestire un bando a tempo di record, nonostante il parere contrario del Municipio I e dello stesso assessorato).

RAGGI: “NON È FAVORE AI TREDICINE” – “Il problema non è la Bolkestein, ma la sua applicazione ai piccoli ambulanti che è prevista solo in Italia”, ha spiegato Coia. “Il commercio sulla Repubblica non deve essere messo nelle mani delle società per azioni, perché non c’è concorrenza leale fra pesci grandi e pesci piccoli”. E a chi lamentava un possibile favore ai Tredicine, Virginia Raggi (assente in aula) si è limitata a rispondere: “Leggete meglio la mozione”. Il testo, in realtà, impegna semplicemente la sindaca ad “attivarsi presso il governo” per ottenere una proroga delle concessioni fino al 2020 ed escludere dalla direttiva le microimprese. Anche se il giro d’affari di certi gruppi (a partire dai Tredicine, ma non solo) è tutto fuorché “micro”: “Ma noi non possiamo sacrificare 10mila operatori per combatterne poche decine”, continua a ripetere Coia come un mantra.

La partita si gioca in campo nazionale su queste due direzioni: da una parte far fronte all’emergenza, sospendendo l’applicazione dei bandi che dovrebbero essere pubblicati già a dicembre e aggiudicati entro maggio 2017; dall’altra trovare una soluzione definitiva al problema, stralciando la posizione delle microimprese. Non a caso, mentre il Consiglio comunale approvava tra urla e applausi la mozione, a pochi chilometri di distanza al Ministero dello Sviluppo si teneva un primo tavolo di lavoro. Anche l’Anci chiede “flessibilità sulla scadenza delle concessioni per i servizi del mercato interno” per bocca del suo nuovo presidente e sindaco di Bari, Antonio Decaro.

SI PUNTA A UNA PROROGA DI 3 ANNI – Le concessioni sul territorio nazionale sono circa 200mila, ma è soprattutto nella Capitale che la questione solleva così tante polemiche e interessi, incrociandosi con le necessità di tutela del patrimonio culturale (la precedente amministrazione di Ignazio Marino aveva cominciato a ridurre drasticamente le postazioni nel centro, e prometteva di fare ulteriore pulizia proprio con la Bolkestein). Ora l’orientamento del Comune pare essere mutato (i 5 stelle garantiscono comunque di voler preservare le aree di interesse artistico), ma non basterà una mozione per risolvere il problema. Anche perché non sembra esserci piena unità di vedute in Campidoglio: la Commissione Commercio e ora il Consiglio hanno chiarito la loro posizione politica, ma l’assessorato guidato da Adriano Meloni e il dipartimento (diretto da Silvana Sari, ma fino a quando? Potrebbe essere sostituita nella rotazione dirigenziale) hanno cominciato a lavorare alla stesura dei bandi.

“Gli uffici applicano le regole e con quelle attuali rischiamo di ritrovarci solo con 3-4 mercati e 500 postazioni in tutta la città”, ha spiegato Orlando Corsetti del Pd, che ha votato contro la mozione solo perché ritiene “più utile prepararsi al peggio e studiare dei bandi che tutelino i diritti dei lavoratori”. Il Comune, però, ritiene di “non essere pronto” per emanare bandi così delicati. Così la Raggi ha di fronte due strade: la prima, la più ortodossa, è quella di “attivarsi” presso il governo (come recita la mozione) per trovare una soluzione, visto che la competenza è nazionale. Ma secondo altri, viste le scadenze imminenti, potrebbe anche procedere direttamente ad una delibera sospensiva in autotutela, motivandola con problemi di ordine tecnico: “L’importante è prendere tempo: se riusciamo a schivare la tagliola di maggio ce la caviamo. Qualcosa in Parlamento succederà sulla Bolkestein”. Gli ambulanti ne sono convinti.

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