Sono rimasto sorpreso nel leggere sui giornali i toni trionfalistici di tanti commentatori sui 113 mld assegnati dal governo alla sanità. L’equivoco è quello di scambiare numeri relativi con numeri assoluti o se preferite numeri sulla carta (valori nominali) con numeri reali quelli che tengono conto di tutto quanto influenza il finanziamento della sanità.

Se guardiamo da vicino i 113 mld scopriamo che in realtà essi sono 112 mld di spesa corrente più 1 mld vincolato a coprire nuove spese. Sono tanti? Sono pochi? Basteranno? Per saperlo dobbiamo prima ricordarci alcune cose:
– lo scorso anno (febbraio 20015) il governo decise di tagliare il fabbisogno della sanità di circa 2,34 miliardi;
– il finanziamento originariamente fissato in 112 mld per il 2015 e 115,4 miliardi per il 2016, venne ridotto rispettivamente a 109,7 miliardi e a 113,1;
– oggi si passa da 111 mld 2016  a 113 mld 2017.

Prima domanda: i 113 mld recuperano i 2,34 mld tagliati nel 2015? No, il taglio resta tutto. L’operazione che il governo ha fatto all’ultimo minuto è di rinunciare a un “taglio sul taglio” cioè a 112 mld ma non al taglio quindi ai 113 mld.

Seconda domanda: i 113 mld rappresentano o no una crescita reale del fondo sanitario nazionale? In termini nominali sicuramente si perché tra 111 e 113 c’è un incremento di 2 mld ma in termini reali la crescita è impalpabile. Dei 2 mld solo uno va in soccorso della spesa corrente perché l’altro come abbiamo detto resta vincolato. Il fondo, quindi, risulta un po’ di più dell’anno precedente (1 mld) e molto di meno del suo fabbisogno di spesa corrente reale. Per cui anche con 113 mld il disavanzo del sistema sanitario pubblico, recentemente calcolato al 4% crescerà e le Regioni saranno costrette o a tagliare sui servizi o a mettere altri ticket sui malati.

Terza domanda: i 113 mld assicureranno la copertura finanziaria ai Lea (Livelli essenziali di assistenza)? No, in realtà vi è una copertura marginale. Il divario tra quanto finanziato dal governo per i Lea cioè 800 milioni e quanto essi costeranno effettivamente dopo una serie di manovre (1,8 mld) resta consistente. Per cui con 113 mld le promesse di Renzi di assicurare le cure per tutti non saranno mantenute.

Quarta ed ultima domanda: il governo fin dal suo esordio ha programmato per la sanità un tasso di incremento annuale pari allo 0,3%. Questo vuol dire due cose: gli adeguamenti annuali del fondo sanitario (109/2015,111/2016,113/2017,115/2018 ecc) non devono superare il tasso dello 0,3%; i 2 mld di differenza da un anno e l’altro sono pari allo 0,3%.

Ciò detto i 113 mld sono o no un incremento rispetto allo 0,3%? Cioè sono effettivamente in più? Purtroppo no, intesi complessivamente rientrano nel tasso di crescita programmato dello 0,3%.

Ma la sorpresa la troviamo nella bozza appena definita e che modifica le previsioni del Def 2017/19. Essa ci dice che questi 113 mld ci costeranno una minor crescita per il futuro. Se prima da un anno all’altro vi era una differenza di 2 mld ora la differenza prevista sarà la metà. Questo significa un dimezzamento del tasso di incremento: da 113 mld nel 2017 si passerà a 114 mld nel 2018 e a 115 mld nel 2019. Nel 2019 la sanità avrà quello che era stato previsto per il 2016 come se tre anni fossero a spesa corrente invariante. A questo punto le Regioni o tassano e tagliano o vanno in disavanzo.

E allora come va letto il “miliardo ballerino” (definizione di Renzi) che porta 112 a 113 mld? Semplicemente come una mancia pre-elettorale da scontare con una minore crescita.

Intendiamoci bene: non saremo noi a sputare sul “miliardo ballerino” (vaccini e farmaci sono cose importanti) e meno male che ogni tanto c’è una scadenza elettorale ma se alla fine il gioco del de-finanziamento si incattivisce dando sempre di meno la faccenda diventa preoccupante. Quello che l’usuraio ti dà dopo se lo riprende con gli interessi. E’ il dopo che mi preoccupa più di qualsiasi altra cosa.