No all’archiviazione per il filone ancora aperto delle indagini sulle tangenti Expo2015. Il gip Andrea Ghinetti non ha accolto la richiesta inoltrata dalla Procura di Milano riguardo l’inchiesta aperta nel 2014 con al centro presunte irregolarità sull’appalto della “piastra” dei servizi di Expo, la gara più rilevante, del valore di 149 milioni di euro. Inchiesta che vede indagate 5 persone, tra cui gli ex manager di Expo Angelo Paris e Antonio Acerbo (che hanno già patteggiato condanne in altri filoni già chiusi). Il gip ha fissato un’udienza per l’11 novembre al termine della quale potrà disporre o nuove indagini o l’imputazione coatta o convincersi per l’archiviazione.

Quello sulla “piastra” è stato il terzo filone d’inchiesta aperto dalla Procura di Milano sull’Esposizione del 2015, dopo quella sugli incarichi affidati da Infrastrutture lombarde e quella sulla “cupola degli appalti”, ed è stato originato fra l’altro dalle dichiarazioni dell’ex numero uno di Mantovani (impresa che si aggiudicò l’appalto della ‘Piastrà nel 2012 con un ribasso di oltre il 40%), Piergiorgio Baita, nell’inchiesta sul Mose di Venezia. Tra gli indagati, oltre a Paris e Acerbo, figurano lo stesso Baita e gli imprenditori Erasmo e Ottaviano Cinque.

Nei mesi scorsi, il dipartimento anti-corruzione guidato da Giulia Perrotti ha deciso di chiedere l’archiviazione per i cinque indagati con un atto di una trentina di pagine. Il giudice, tuttavia, dopo aver letto le carte contenute nei faldoni, ha stabilito che allo stato le accuse nei confronti degli indagati non possono cadere, perché sulla carta potrebbero esserci profili penali da sviluppare o con nuove indagini, andando a verificare anche altre responsabilità, o direttamente in un processo.