L’ennesimo “regalo alle private”. O piuttosto un “intervento necessario, che va nella direzione dell’inclusione e della parità”. I 100 milioni per le scuole paritarie previsti dalla legge di Stabilità non sono ancora realtà e fanno già discutere. Già in passato il ministero guidato da Stefania Giannini aveva dimostrato di tenere in considerazione le esigenze del settore privato. Stavolta, però, non si tratta di un piccolo bonus, ma di un vero e proprio finanziamento extra per gli istituti non statali che ospitano studenti disabili e per le materne. Che non poteva certo passare inosservato: “Con l’emergenza che c’è nel pubblico, il governo continua a pensare alle private, è assurdo”, attacca Silvia Chimienti del Movimento 5 Stelle, da sempre molto critico sulla questione. “Non mi pare che il governo stia lesinando risorse alle statali, nella manovra non c’è un euro di taglio all’istruzione”, la risposta di Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd. “Le famiglie avranno libertà di scelta educativa e 13mila scuole e 120mila insegnanti e maestri più certezze”, aggiunge il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi.

SORPRESA NELLA MANOVRA – Si tratta di una delle novità più significative della manovra. E anche una delle più inattese: l’intenzione di stabilizzare altri 25mila docenti dell’organico di fatto – pezzo forte della manovra per quel che riguarda l’istruzione – era stata anticipata da ilfattoquotidiano.it già ad inizio mese; i fondi per gli istituti tecnici e le deleghe della Buona scuola erano ampiamente preventivati, così come gli incentivi per il diritto allo studio all’università. Nessuno, però, si aspettava una misura a favore delle paritarie. Non di questa portata, almeno: considerando che il finanziamento annuale alle paritarie già ammonta a circa 500 milioni di euro (per la precisione 497 milioni nel 2016), si tratta di un aumento del 20 per cento. Questa nuova tranche non finirà però nel calderone generale dei finanziamenti pubblici, ma servirà per interventi mirati: a beneficiarne saranno in particolare le materne e gli istituti dove studiano disabili.

FONDI ALLE MATERNE E “QUOTA DISABILI” PER L’INCLUSIONE – Ancora da stabilire la ripartizione dei fondi fra le due categorie: al ministero lo faranno una volta che la manovra avrà ottenuto il via libera. Le scuole dell’infanzia rappresentano la fetta principale del settore privato: secondo gli ultimi censimenti disponibili, sono circa 9.700, oltre il 70 per cento del totale. Un numero molto alto, proprio per la grande richiesta in un fascia di età (dai 3 ai 6 anni) che il pubblico non riesce ad assorbire da solo. Anche per questo il Miur ha deciso di sostenerle con un contributo supplementare che dovrebbe essere “a pioggia”. “Anche perché fra le non statali rientrano anche gli asili comunali”, ricorda la senatrice democratica Puglisi. “Se chiudono ci ritroviamo il 40% di bambini in mezzo alla strada, sarebbe un disastro per tutte le famiglie italiane”.

L’altra direttrice del provvedimento invece riguarderà i disabili: nelle non statali, di ogni ordine e grado, ce ne sono circa 15mila, l’1,5% degli iscritti. A quanto si apprende da fonti ministeriali, qui il contributo si configurerà come “quota alunno”: un po’ come già avvenuto nel 2016 con un provvedimento analogo ma di entità inferiore. “Un insegnante di sostegno costa circa 36mila euro all’anno”, ragionano da viale Trastevere. “Fino a ieri lo Stato dava zero e ricadeva tutto sugli istituti e quindi sulle famiglie. Adesso c’è un contributo di mille euro ad alunno, dall’anno prossimo aumenterà”.

I PRECEDENTI A FAVORE DELLE PRIVATE – Non è però la prima volta che il ministero dell’Istruzione dimostra di volersi “spendere” (in tutti i sensi) per il mondo delle scuole private. Ed è soprattutto questa la critica dell’opposizione: “Noi siamo ovviamente a favore dell’inclusione, a tutti i livelli. Ma pensiamo che, viste tutte le difficoltà delle scuole pubbliche, bisognerebbe partire da lì. Anche quest’anno nelle statali mancano 30mila docenti di sostegno: con 100 milioni quanti avremmo potuto assumerne?”, chiede Chimienti. Ma il Miur ribadisce l’intenzione di volersi occupare di tutti gli istituti scolastici. Un anno fa di questi tempi, ad esempio, proprio in occasione del varo della finanziaria, un emendamento approvato in commissione aveva alzato di 25 milioni di euro il contributo annuale per le paritarie, riportandolo vicino a quota 500 milioni. “Ricordiamo che dalla riforma Berlinguer del 2000 la scuola è tutta pubblica e secondo la legge si divide in statale e non statale: ignorare la seconda sarebbe una discriminazione”, ha spiegato più volte Gabriele Toccafondi, sottosegretario all’Istruzione, Area Popolare, uno degli esponenti del Miur più sensibile alle esigenze delle paritarie. E infatti lo scorso maggio era stata il ministro Giannini in persona a firmare un provvedimento per stanziare fondi extra per le paritarie con studenti disabili. Anche allora le polemiche non erano mancate, per “appena” 12 milioni di euro. Adesso sono diventati cento.

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