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Valditara contro l’uso della schwa a scuola. Vera Gheno: “Le persone queer continueranno a esistere”

In un post su Facebook il ministro dell'Istruzione se la prende con una presunta "propaganda gender". E parla di asili e scuole elementari, anche se gli istituti dell'infanzia non vengono più chiamati così da anni
Valditara contro l’uso della schwa a scuola. Vera Gheno: “Le persone queer continueranno a esistere”
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Non solo gli annunci per vietare il velo integrale in classe o limitare il numero di studenti di origine straniera, ora il ministro Giuseppe Valditara se la prende anche con l’uso della schwa (ə), ovvero l’uso di una desinenza neutra per evitare il genere grammaticale. Il titolare dell’Istruzione sembra essere entrato già in campagna elettorale e ogni giorno pubblica sulla sua pagina Facebook slogan e proclami. In uno degli ultimi post ha pubblicato due pagine di un non meglio precisato testo scolastico dove si legge: “E poi cosa vuol dire essere maschi o femmine? Dobbiamo per forza essere l’uno o l’altro? Non possiamo essere entrambi oppure nessuno dei due?”. Come illustrazione un personaggio che dice: “La parola che mi piace di più è ləi“, usando appunto la schwa. A commento, il profilo del ministro ha scritto: “Grazie alla legge Valditara sul consenso informato questi argomenti non potranno più essere affrontati negli asili e nelle scuole elementari”. Peccato però, che da anni non si parli di asili ed elementari, ma di scuola dell’infanzia e primaria. Una svista difficilmente comprensibile per un ministro dell’Istruzione. Il riferimento è alla legge sul consenso informato, approvata nei mesi scorsi, e che vieta l’educazione sessuo-affettiva fino alle medie e poi la autorizza solo previo via libera delle famiglie. “Tuteliamo i bambini dalla confusione della propaganda gender”, è tornato a dire Valditara, “e ridiamo voce ai genitori sulle tematiche della identità di genere per i figli adolescenti minorenni”.

A contestare la visione del ministro, interviene Vera Gheno, sociolinguista e saggista: “Ho due osservazioni”, ha detto a ilfattoquotidiano.it. “La prima: trovo sempre molto interessante il terrore che manifestano per le parole proprio le persone che per anni si sono impegnate a negare il potere del lavoro sulla parola”. Ad esempio, battendosi contro l’uso al femminile di alcuni termini come “sindaco”. “Ma che si decidano, allora: o chi lavora sulle parole sta perdendo tempo, oppure devono riconoscere che le parole hanno un grande potere, ad esempio, quello di rendere più visibili le cose nominate, oppure di contribuire a cambiare il modo di vedere la realtà”. Per Gheno il ministro sta solo ignorando la realtà: “La legge Valditara può vietare di parlare di temi quali l’identità di genere a scuola, ma le persone giovani, anzi, tutte le persone, Valditara compreso, continueranno ad avere la loro identità di genere. E coloro che non si identificano né nel maschile né nel femminile non smetteranno di esistere per un editto: esistevano nel passato, esisteranno nel futuro, indipendentemente dai desideri o dalle paure del ministro e di chi la pensa alla stessa maniera. Purtroppo, l’effetto negativo di questa legge (per me scellerata) sarà quello di peggiorare ancora la qualità di vita delle giovani persone LGBTQIA+, che saranno più restie a vivere apertamente la loro identità. Spero che le persone, al di là dei proclami di Valditara, siano consapevoli che non si diventa queer per contagio osmotico, o perché di certi temi si parla a scuola”.

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