E’ stato il dibattito più teso, cattivo e infarcito di dettagli osceni della moderna storia presidenziale. Davanti a milioni di persone, in diretta televisiva, Donald Trump ha cercato di salvare la sua candidatura accusando la rivale, Hillary Clinton, di aver coperto le infedeltà del marito e poi infangato le donne che lui ha aggredito. Le mie sono “chiacchiere da spogliatoio”, ha detto Trump, scusandosi per le parole registrate nel video del 2005 ma al tempo stesso cercando di minimizzare quell’episodio. Bill Clinton ha però “abusato delle donne. Non c’è nessun altro nella storia politica americana che abbia abusato delle donne come Clinton. E Hillary Clinton ha attaccato quelle stesse donne – le ha attaccate in modo vizioso”. La sua avversaria lo ha guardato, non ha rigettato le accuse contro il marito e si è limitata a dire: “Molto di quello che ha appena detto non è vero”.

A St. Louis, Missouri, nel secondo dibattito presidenziale, molte delle tensioni di questa campagna presidenziale sono infine esplose. I due candidati si sono scambiati appellativi come “bugiardo”, “inaffidabile”, “incapace”,inadatto a diventare presidente”. Trump ha minacciato di “incarcerare” Clinton, nel caso lui diventasse presidente e ha detto: “Credetemi, questa donna ha un odio tremendo dentro di lei”. Clinton ha ribattuto accusando Trump di fare di tutto per “evitare di parlare della sua campagna e del modo in cui sta esplodendo”.

Insulti, agguati, colpi di scena sono continuati anche fuori del piccolo palco del confronto televisivo. Poco prima del dibattito, Trump ha convocato una conferenza stampa e si è presentato con tre donne – Paula Jones, Juanita Broaddrick e Kathleen Willey – che accusano Clinton di averle aggredite sessualmente. Le tre sono state poi raggiunte da una quarta, Kathy Shelton, che aveva 12 anni quando fu stuprata da un uomo di 41 anni, che Hillary Clinton difese come avvocata. La conferenza stampa è stata anche trasmessa su Facebook Live. “Mr. Trump può aver detto alcune brutte parole – ha detto la Broaddrick -, ma Bill Clinton mi ha stuprata e Hillary Clinton mi ha minacciata. Non penso sia nemmeno possibile fare un paragone”.

Sin dall’inizio, il dibattito è stato segnato dagli avvenimenti delle ultime 48 ore: il video in cui Trump si vanta di poter ottenere ogni genere di favore sessuale poiché è “una star”; la reazione di decine di deputati, senatori, governatori repubblicani, che hanno deciso di abbandonare Trump e hanno ritirato il loro appoggio alla sua candidatura. Gli scarsi accenni alle questioni politiche che abbiamo ascoltato durante l’ora e mezza di confronto, moderato da Anderson Cooper di Cnn e da Martha Raddatz di Abc News, sono stati continuamente messi in ombra dal riferimento alla cronaca e dai pesanti attacchi che i due candidati si sono lanciati sui rispettivi caratteri e personalità. “Trump non si scusa mai davvero per niente” ha spiegato Clinton, facendo la lista delle provocazioni del tycoon: l’accusa a un giudice ispanico di pregiudizio su base etnica; la ridicolizzazione di un giornalista con un handicap fisico. I frequenti proclami sul fatto che Barack Obama non sia nato negli Stati Uniti. E ora, appunto, quel video. “Trump dice che quel video non lo rappresenta. Il problema è che lo rappresenta perfettamente. Rappresenta il modo in cui tratta le donne. Quel video è Trump. La domanda, la domanda che questo Paese deve rispondere, è che questa cosa non rappresenta noi come Paese”.

La strategia di Trump in questo secondo dibattito è parsa interamente rivolta a energizzare la sua base, minimizzando le accuse contro di lui e ribaltando su Clinton un fiume di insinuazioni e dettagli sordidi. Oltre all’accusa di aver coperto le infedeltà e gli abusi sessuali del marito, Clinton è stata pesantemente attaccata sulla questione delle e-mail inviate dal server personale quando era segretaria di Stato. Hillary dovrebbe “vergognarsi” per aver cancellato decine di quelle mail, ha attaccato Trump. Al tentativo di risposta di Clinton, Trump l’ha interrotta e le ha detto, ironicamente: “Oh, non le hai cancellate? E che fine hanno fatto le altre 15mila mancanti”. Alla fine, visibilmente esasperata, Clinton ha replicato: “Ok Donald. So che tu stasera sei in cerca di diversivi – qualsiasi cosa per evitare di parlare della tua campagna e del modo in cui sta esplodendo e dei repubblicani che ti mollano”. Trump non è apparso per nulla turbato dalla risposta. Ha minacciato di avviare una commissione d’inchiesta, nel caso diventi presidente, che arrivi anche a mettere in prigione Hillary. E si è lanciato in un attacco agli stessi moderatori del dibattito, accusati di non far emergere a sufficienza la questione delle mail. “Tre contro uno, uh”, ha sbuffato a un certo punto Trump.

Rispetto al primo dibattito, il candidato repubblicano è apparso più sicuro, aggressivo, a suo agio, nonostante il fiume di accuse e polemiche di questi giorni. Clinton invece, in certi momenti, è sembrata non riuscire a riprendere il filo del ragionamento politico. “E’ in politica da trent’anni e non ci sono risultati”, ha attaccato Trump, descrivendo la sua avversaria come una demagoga senza vera sostanza. “Amici, le sue sono parole, solo parole”, ha detto. Alcuni minuti più tardi, Trump ha ripetuto: “Parole, tutte parole e nessuna azione”. “Niente di quello che dice mi rappresenta”, gli ha risposto Clinton, accusando il rivale di “falsare il mio passato”. Quando Trump, per l’ennesima volta, ha cercato di interromperla, è intervenuto Anderson Cooper: “Prego, lasciala continuare. Lei non ti ha interrotto”.

Un altro momento teso è stato quello relativo al confronto sull’Islam. Quando un membro del pubblico gli ha fatto una domanda sull’islamofobia, Trump non ha risposto e ha usato il suo tempo per sostenere che i musulmani americani non segnalano alle autorità i terroristi nascosti nelle loro comunità. Trump ha anche attaccato Clinton e Obama per non voler usare la frase: “Terroristi islamici radicali”. Clinton a questo punto ha risposto accusando Trump di diffondere “una retorica demagogica sui musulmani” e ricordando la polemica che ha opposto il magnate repubblicano e la famiglia del capitano Humayun Khan, ucciso in Iraq. Trump ha definito Khan “un eroe americano” ma si è anche rifiutato di rigettare la proposta del bando ai musulmani che cercano di entrare negli Stati Uniti. “Definiamola una forma di controllo estremo”, ha spiegato Trump, che ha ancora accusato Clinton di sostenere un “enorme aumento nell’arrivo di rifugiati in America”. Al che, la candidata democratica ha replicato: “Non permetterò che in America entrino persone che possano costituire un pericolo”. Trump, contrattacca la Clinton, è miope e pericoloso, è un regalo all’Isis, accusa, sostenendo di volere un Paese dove i seguaci di Maometto sono i benvenuti come chiunque altro. “I musulmani americani hanno bisogno di sentirsi parte del Paese”, aggiunge, ricordando che gli Usa si fondano sulla libertà di religione.

Il terzo e ultimo dibattito presidenziale si svolgerà a Las Vegas il 19 ottobre. Per allora, spera la campagna di Donald Trump, il clamore sul video con le frasi sessiste si sarà almeno in parte spento. In questo secondo dibattito, la strategia del candidato repubblicano è stata comunque tutta e solo d’attacco. Trump ha lanciato una scommessa rischiosa e ha affidato all’attacco – totale, continuo, anche sgradevole e pieno di dettagli sordidi – la sua sopravvivenza politica. Di fronte a questa strategia, Clinton è apparsa incerta, travolta da una retorica antipolitica, tutta centrata sulla sua vita privata, che riesce difficilmente a controllare.