Un fotoreporter olandese è stato ucciso ieri da un cecchino nella città libica di Sirte, ultima roccaforte dell’Isis nel Paese nordafricano. A dare la notizia dell’assassinio di Jeroen Oerlemans, 45 anni, è stato il collega giornalista Joanie de Rijke, che con lui lavorava per il belga Knack. Oerlemans era già stato rapito nel 2012 dagli jihadisti fedeli ad Al-Baghdadi in Siria insieme al giornalista inglese John Cantlie, ma fu rilasciato dopo pochi giorni.

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La redazione di Knack ha espresso il proprio cordoglio alla famiglia del fotoreporter (foto presa dal suo account Twitter). Non sono ancora chiare le circostanze precise e i dettagli di quanto è avvenuto. Alcuni media olandesi hanno scritto che Oerlemans aveva un giubbotto ed è stato colpito al petto da un proiettile sparato da un fucile. A riferire che è stata opera di un miliziano dello Stato islamico è anche il Libya Observer sul suo account Twitter.

 

Secondo il quotidiano locale, il fotoreporter è stato colpito a morte mentre stava accompagnando una squadra di sminamento nella parte della città liberata dal controllo dei combattenti del Daesh. Ieri si era diffusa anche la notizia che un altro fotoreporter, questa volta di nazionalità italiana, fosse morto sempre nella città di Sirte. Alessio Romenzi ha smentito e ha fatto sapere sui social network di essere sano e salvo: “Sono in Italia e sto bene”, ha scritto sul suo profilo di Facebook. La fonte che aveva scritto della morte, avvenuta a causa di spari di un cecchino durante scontri a Sirte, aveva precisato in precedenza che la notizia non era stata confermata.

L’esercito del governo di concordia nazionale guidato da Fayez al-Serraj da alcuni mesi sta cercando di riprendere il possesso della città costiera, municipalità dove nacque l’ex presidente Gheddafi. La perdita di Sirte sarebbe un colpo significativo per l’Isis in Libia, che è anche messo sulla difensiva in Siria e in Iraq.