La riforma del processo penale e l’allungamento della prescrizione devono aspettare ancora. La giustizia continua a essere il punto sul quale la maggioranza vive i suoi momenti peggiori. L’equilibrio trovato con il testo approvato in commissione, infatti, non basta. Il governo sembra quasi paralizzato dalla paura di mettere al voto la legge in Senato. Quindici giorni fa, d’altra parte, era mancato per tre volte il numero legale, costringendo la presidente di turno Linda Lanzillotta a un primo rinvio, nonostante il testo fosse calendarizzato. La scorsa settimana idem: il numero legale era mancato altre 6 volte, con i senatori del Nuovo Centrodestra che non schiacciavano il tasto per segnalare la propria presenza, nonostante fossero al proprio posto. Così, di nuovo un rinvio. Oggi di nuovo un segnale di incertezza: in extremis i senatori del Pd hanno chiesto un’inversione dell’ordine dei lavori, dando la precedenza al ddl cinema. Terzo rinvio in 15 giorni.

La confusione è tale che il ministro dell’Interno e leader di Area Popolare Angelino Alfano – per tenere insieme i suoi ed evitare incidenti in Aula – ha chiesto di porre la questione di fiducia e il ministro della Giustizia Andrea Orlando era già pronto a chiederla in Aula. I rinvii e i passi falsi, infatti, erano stati causati dal “sabotaggio” di pattuglie di senatori della destra della maggioranza che non sopportavano alcuni emendamenti dei colleghi democratici Felice Casson e Beppe Lumia. E Alfano l’ha ripetuto oggi in un’intervista al CorriereTv: “La nostra preoccupazione è che a voto segreto si possa non realizzare un’intesa tra giustizialisti del M5S e giustizialisti all’interno del Pd. Pensiamo che la fiducia non faccia correre questo rischio. Facendo bene le valutazioni tra i gruppi il rischio che il governo cada con la fiducia non c’è”. Alfano assicura che il Ncd è pronto a votare il disegno di legge “così com’è” e che “non c’è nessun rischio“.

Parole un po’ diverse da quelle affidate dal ministro guardasigilli a un’intervista con il Corriere della Sera: “Abbiamo numeri risicati su una materia incandescente ed escludo che ci sarà la convergenza di altri gruppi parlamentari, a partire da Ala – aveva spiegato Orlando – Per questo è indispensabile verificare se esistano le condizioni per il percorso ordinario”. “Il Nuovo Centrodestra e un pezzo di Pd – aveva aggiunto il ministro – non si fidano uno dell’altro, basta che qualcuno non si presenti al momento del voto e il gioco è fatto”, spiega. Per questo, ha continuato Orlando, l’altra sera Renzi ci ha chiesto opportunamente di verificare prima la situazione.

Ma poche ore prima dell’arrivo della discussione finale in Aula tutto si è bloccato di nuovo per volontà del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Motivazione ufficiale: la presa di posizione dell’Anm. “Noi abbiamo fatto delle regole che secondo me sono buone – ha detto il capo del governo – ma io ci penso su due volte a mettere la fiducia su una cosa che Davigo definisce provvedimenti dannosi o inutili, su atti della giustizia che vogliono aiutare i magistrati, con i magistrati che dicono che sono dannosi. Tendenzialmente escludiamo il voto di fiducia”. Davigo aveva parlato 3 giorni fa parlando di “riforme inutili se non dannose”.

Il ragionamento del capo del governo, però, viene preso al volo dal deputato di Forza Italia (e avvocato penalista) Francesco Paolo Sisto: “Rispetto alla mancata fiducia sulla riforma del processo penale, la verità è quella di Renzi o quella di Orlando? Perché se fosse quella di Renzi, dobbiamo pensare ad un governo che si fa dettare la linea dai magistrati, e questo sarebbe alquanto preoccupante per l’equilibrio e la separazione tra poteri, valori posti a fondamento della democrazia”. Polemica ripresa dalle Camere penali che parla di “inaccettabile intervento a gamba tesa” del presidente dell’Anm Piercamillo Davigo, i cui toni e metodi sono “un chiaro e pesante tentativo di improprio condizionamento della politica”.

Sullo sfondo – più prosaicamente – c’è che in un eventuale voto di fiducia il governo non potrebbe contare, come in altre occasioni, sul contributo della ventina di senatori verdiniani a fare da “cuscinetto” come in altre occasioni. Insomma, anziché una garanzia di successo, ne potrebbe venire fuori un brutto quarto d’ora. Con quale formula risolvere l’equazione si scoprirà la prossima settimana, l’ennesima in attesa della riforma della prescrizione.