Erano stati licenziati da Fiat Chrysler Automobiles nel giugno del 2014 per aver mostrato, nel corso di una manifestazione, un manichino impiccato raffigurante Sergio Marchionne. Ora, dopo oltre due anni, i cinque operai dello stabilimento di Pomigliano d’Arco sono stati reintegrati. A stabilirlo è una sentenza della Corte d’Appello di Napoli, che ha accolto il ricorso delle cinque tute blu. I giudici hanno decretato che la “rappresentazione scenica” era relativa a un finto suicidio “e non un omicidio”. Di conseguenza, “per quanto macabra, forte, aspra e sarcastica, non ha travalicato i limiti di continenza del diritto di svolgere, anche pubblicamente, valutazioni e critiche dell’operato altrui, che in una società democratica deve essere sempre garantito” e non c’è stata “istigazione alla violenza”, come invece aveva formalizzato il Lingotto nelle lettere di licenziamento.

Mimmo Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella, Massimo Napolitano e Roberto Fabbricatore hanno festeggiato la sentenza in Piazza del Plebiscito, nel centro del capoluogo partenopeo, dove nello scorso 4 settembre avevano allestito un presidio. Insieme a loro, i comitati e i cittadini che li hanno sostenuti in questi mesi.”È stata una battaglia dura ma abbiamo vinto con un sampietrino, come Davide contro Golia“, ha esultato Mignano, che ha poi aggiunto: “Ha vinto il diritto d’opinione“. Ad accogliere con favore la “bella notizia” è stato anche il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. “È un po’ di ossigeno costituzionale. Questa decisione – ha commentato l’ex pm – sancisce il prevalere dei diritti di un lavoratore a esprimere liberamente, seppur con durezza, la propria opinione rispetto a un abuso perpetrato attraverso il licenziamento che evidentemente è stato giudicato illegittimo”.

La sentenza della Corte d’Appello ribalta quella presa nel giugno 2015 dal Tribunale del Lavoro di Nola, che aveva rigettato il ricorso delle tute blu contro la decisione di Fca. I giudici allora avevano ritenuto la manifestazione messa in atto dai dipendenti del Lingotto aveva leso “l’immagine della società e del suo amministratore delegato”, sposando di fatto la posizione con cui l’azienda aveva proceduto all’allontanamento degli operai.

Secondo quanto si è appreso, i legali di Fca stanno valutando l’opportunità di ricorrere in Cassazione.