La tensione a Charlotte continua a scorrere pericolosamente e si teme che nel weekend, dopo la tregua della prima notte di coprifuoco, esploda nuovamente la rabbia nella città del North Carolina in cui le marce di protesta sono andate avanti al ritmo degli slogan che chiedono a gran voce la diffusione del video in mano alle autorità di quei momenti che hanno portato la polizia a sparare e uccidere l’afroamericano Keith Lamont Scott.

Perché nel frattempo, dopo il video diffuso dalla moglie di Scott, è spuntata una pistola. Il ritrovamento è arrivato dopo l’irruzione di altre immagini, quelle registrate con un cellulare mentre gli agenti fermavano il marito. Non sono immagini ravvicinate ma si sente la donna urlare ripetutamente: “Non sparate, è disarmato!“, mentre gli agenti intimano: “Butta la pistola, butta la pistola!”. Un urlo mentre scorrono fotogrammi confusi: ci sono le auto della polizia, c’è il rumore di fondo. Ma la voce della donna è chiara, racconta l’Ansa: “Non ha fatto nulla. Non ha una pistola, non vi farà nulla. Keith, scendi dall’auto!”. Poi i colpi: “Avete sparato?”. Ancora una volta non è una prova definitiva, di sicuro non sufficiente per stabilire cosa sia davvero accaduto, se Scott fosse davvero armato. Anche se nel frattempo una pistola è stata recuperata sulla scena della sparatoria e sembra, secondo quanto riportato dalla Cnn, che sull’arma ritrovata ben tre giorni dopo i fatti, ci siano le impronte digitali della vittima. C’è però l’impatto certo di quei momenti drammatici su un’opinione pubblica già provata, combattuta anche tra l’urgenza di chiedere verità e giustizia e la consapevolezza di un equilibrio troppo fragile, dopo Ferguson, dopo Baltimora, fino a Chicago e a New York.

Si muovono perciò con estrema cautela le autorità: il sindaco Jennifer Roberts invoca sì la trasparenza, afferma che è giusto mostrare quel video (che resta a suo giudizio comunque ambiguo), ma non subito. “Aspettare può essere utile”, dice mentre loda il buon esito delle manifestazioni rimaste pacifiche nella notte. E’ quindi solo “questione di tempo“, come conferma anche il capo della polizia Kerr Putney: l’intenzione è di diffondere, lo si farà eventualmente, ma è importante che venga fatto al momento giusto affinché non provochi più danni che altro.

Intanto, nonostante il coprifuoco confermato fino alla fine delle “rivolte”, a partire dalla mezzanotte fino alle sei del mattino, nella notte tra venerdì e sabato, la quarta di fila, centinaia di persone hanno protestato nelle strade di Charlotte. Questa volta però si è trattato di proteste pacifiche, mentre nei giorni addietro le proteste sono state violente. I manifestanti hanno continuato a chiedere che la polizia renda pubblici due video della sparatoria di martedì scorso, cosa che per adesso le autorità hanno rifiutato di fare. I poliziotti assicurano che l’uomo ucciso fosse armato e hanno fatto intanto sapere che 37 dei 47 arrestati durante la precedenti 3 notti di protesta sono cittadini di Charlotte, 4 vengono da altri comuni del North Carolina e 6 persone provengono da altri stati.

Dal canto suo candidata democratica alla Casa Bianca, Hillary Clinton, ha deciso di rinviare a domenica il suo viaggio che era stato programmato a Charlotte. A chiedere a Clinton di posporre il viaggio, il sindaco della città. “Dopo un colloquio con i leader della comunità, abbiamo deciso di rinviare il viaggio a domenica. Clinton intende visitare Charlotte se le circostanze lo permetteranno”, ha fatto sapere Jennifer Palmieri, portavoce per la campagna elettorale della candidata democratica. Jennifer Roberts ha chiesto anche a Donald Trump di rinviare la sua visita nella città attualmente militarizzata, fino a quanto la situazione non si sarà normalizzata. Trump aveva espresso la sua volontà di far visita alla città ma senza dare ancora una data precisa.

Sta di fatto che la ferita delle tensioni razziali è di nuovo aperta e sanguina, mentre mancano meno di sette settimane alle elezioni presidenziali e con i candidati impegnati nel rush finale. E su Twitter la Clinton aveva chiesto che “il video della Polizia di Keith Lamont Scott deve essere diffuso tempestivamente. Dobbiamo garantire giustizia e lavorare per superare le divisioni”. Trump da una parte ha ribadito di essere lui il candidato per “la legge e l’ordine” ma dall’altra ha fatto appello all’unità e non solo, parlando direttamente alla comunità afroamericana, che notoriamente non costituisce il suo elettorato naturale: “Le principali vittime di queste violente manifestazioni – dice – sono i cittadini afroamericani rispettosi della legge che vivono in queste comunità e che vogliono solo crescere i loro figli in sicurezza e pace”.