Non si fermano gli omicidi di afroamericani per mano di poliziotti e non si arrestano le proteste e le violenze negli Stati Uniti. In una settimana sono state tre le vittime: un ragazzino di 13 anni a Columbus in Ohio (aveva un’arma ad aria compressa), un 40enne a Tulsa in Oklahoma (non aveva alzato le mani), un 43enne a Charlotte in North Carolina (secondo un teste mentre usciva dall’auto a mani alzate gli è caduto un libro per la polizia aveva una pistola). Proprio qui dopo quelli dell’altro giorno ci sono stati nuovi scontri. Tantissimi manifestanti sono scesi in strada per protestare per la seconda notte di seguito contro la polizia, accusata di aver ucciso ingiustamente un afroamericano. Alla fine una persona è rimasta gravemente ferita e sono stati eseguite dieci arresti. Il governatore ha dichiarato lo stato di emergenza e chiesto l’arrivo degli uomini della Guardia Nazionale per affiancare la polizia locale.

La tensione è salita alle stelle nel centro cittadino quando uno o più colpi di arma da fuoco hanno colpito una persona lasciandola a terra in una pozza di sangue. In un primo momento, dopo alcune indiscrezioni dei media locali, la polizia e le autorità cittadine avevano confermato il decesso. Poi la rettifica: l’uomo, non ancora identificato, versa in gravi condizioni in ospedale – si legge in un tweet del municipio – tenuto in vita artificialmente.

Per scongiurare il peggio gli uffici del sindaco hanno subito spiegato che a sparare è stato un civile non ancora identificato: “Nessun colpo di arma da fuoco è stato esploso dalla polizia”. Le cause dell’episodio sono ancora tutte da chiarire, così come l’identità dei protagonisti. Ma ciò che è successo ha rischiato di far degenerare la situazione. I momenti di maggior tensione si sono infatti verificati quando i manifestanti hanno tentato di forzare il cordone di poliziotti in tenuta anti-sommossa per entrare nella lobby dell’hotel dove sono state prestate le prime cure all’uomo ferito.

A quel punto è partito un fitto lancio di lacrimogeni e granate stordenti da parte degli agenti, per tentare di disperdere la folla, con alcuni manifestanti che hanno risposto con lancio di pietre e di bottiglie. Almeno un agente è rimasto ferito e trasportato in ospedale. La sera prima erano stati 16 i poliziotti feriti. Alcuni vandali infiltrati tra chi manifestava pacificamente hanno danneggiato numerose automobili, infranto parecchie vetrine e devastato alcuni negozi, tra cui lo store degli Hornets, la squadra di basket di Charlotte che gioca nella Nba. Due impiegati dell’Hyatt Hotel sarebbero stati aggrediti da un gruppo di persone che voleva entrare nell’albergo. Almeno una decina gli arresti. “Questo non è quello che noi siamo”, ha commentato il sindaco della città Jennifer Roberts. Mentre il governatore della North Carolina, Pat McCrory, ha definito “intollerabili le violenze”.

Intanto i due afroamericani uccisi in due giorni dalla polizia di Charlotte e di Tulsa, in Oklahoma, rischiano di allargare ancora una volta la protesta in altre città americane e in tutto il paese. A New York in centinaia hanno sfilato lungo la Broadway e la Fifth Avenue per denunciare i metodi brutali degli agenti e chiedere giustizia per le ripetute violenze sui neri.