Il Senato, con il parere favorevole del governo, ha dato il via libera a larghissima maggioranza a un emendamento alla proposta di legge sull’editoria che riporta a 240mila euro il tetto massimo degli stipendi per dipendenti e consulenti della RaiDopo le polemiche estive sulle buste paga pesanti di dirigenti e giornalisti del servizio pubblico, a partire dai 650mila euro del direttore generale Antonio Campo Dall’Orto, arrivano così nuovi paletti per limitare i compensi, chiudendo la falla che si era aperta dopo l’emissione di un bond. Operazione in seguito alla quale l’azienda di viale Mazzini era equiparata ai gruppi quotati, non soggetti al limite fissato nel 2014 per le partecipate pubbliche.

La proposta di modifica, presentata dal relatore Roberto Cociancich (Pd), prevede appunto che il tetto non possa essere superato nemmeno se la società emette titoli di debito. “Il limite massimo retributivo di 240mila euro annui”, recita l’emendamento, si applica “rispettivamente agli amministratori, al personale dipendente e ai consulenti del soggetto affidatario della concessione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale. Ai fini del rispetto del limite non si applicano le esclusioni di cui all’ art.23-bis del decreto legge 6 dicembre 2011 n.201, convertito con modificazione dalla legge 22 dicembre 2011 n.214”. E’ stata approvata con 237 voti favorevoli, nessun contrario e un astenuto, Giovanni Endrizzi del M5S, che ha votato in dissenso rispetto al suo gruppo.

“La questione – ha sottolineato il relatore – è stata sollevata da Calderoli e ha avuto grande attenzione da molti colleghi: c’è dunque un sentire comune sulla possibilità che venga posto un limite alla retribuzione dei vertici della Rai e che trovi spazi all’interno di questo provvedimento. Il tema peraltro era stato sollevato dalla commissione di Vigilanza che, su iniziativa del Pd, aveva approvato all’unanimità una risoluzione che impegnava la Rai a valutare il tetto dei 240mila euro come limite massimo di remunerazione per i vertici. Mi risulta che il cda della Rai stesse lavorando per arrivare a questo obiettivo e che il governo a sua volta fosse pronto a intervenire in legge di Stabilità in tal senso”.

Francesco Verducci, vice presidente della commissione di vigilanza Rai e senatore Pd, ha sostenuto che la proposta di modifica “raccoglie esattamente quanto votato all’unanimità dalla Commissione di vigilanza Rai su iniziativa del Pd lo scorso novembre in merito allo statuto Rai”. Oggi in Rai “sono circa 90 gli stipendi superiori ai 200mila euro, tra cui molti che non svolgono più funzioni e mansioni per cui vennero attribuiti”, ha ricordato Verducci. “Con questo emendamento, su iniziativa parlamentare, la Rai farà un ulteriore salto di qualità su trasparenza e riordino delle retribuzioni, sanando la troppa confusione e le troppe iniquità, spesso stratificatesi negli anni, che ne compromettono pesantemente la credibilità e l’autorevolezza“.

Alberto Airola, capogruppo 5 stelle in Vigilanza Rai e firmatario dell’emendamento, ha invece rivendicato la decisione come “un successo del MoVimento 5 Stelle che chiede questa misura da quando è entrato in Parlamento, proponendola sia durante la riforma della ‘governance’ della Rai che in occasione delle leggi di stabilità. Dopo le numerose bocciature e provvedimenti contraddittori (come il contratto dello stesso Campo Dall’Orto) siamo contenti che il Pd abbia compreso l’importanza di tale misura recependo le nostre proposte”.