“I Paesi che hanno margini per attuare manovre di bilancio li usino. La Germania li ha”. Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi al termine del consiglio della banca centrale europea. “Non è che parliamo di un’economia pianificata per cui si spinge un bottone: se un’economia è competitiva e accumula surplus può usarlo per aumentare la domanda aggregata interna. La Germania ha spazio fiscale”, ha puntualizzato. Quanto agli altri attori sul mercato, Draghi ha sottolineato che Francoforte è cosciente che i tassi negativi “abbiano conseguenze” e siano “una sfida” per le banche ma “non devono essere usati come giustificazione per ogni cosa che non va bene ora” fra gli istituti di credito. Il consiglio, in ogni caso, non ha discusso opzioni di helicopter money, cioè la stampa di denaro da parte della banca centrale e la sua distribuzione direttamente ai cittadini senza intermediari e a fondo perduto, o di acquisto di azioni.

Dall’attesa riunione del primo giovedì dopo l’estate, non sono arrivate nuove decisioni di politica monetaria e i tassi restano fermi al minimo storico. Ma da Draghi è arrivato un nuovo richiamo ai governi dell’area Euro: devono fare di più per la ripresa, soprattutto agendo con le riforme strutturali. L’analisi del numero uno dell’Eurotower parte dalla premessa che la ripresa c’è ma è “stabile e moderata” e che restano “rischi al ribasso per la crescita”. Le nuove stime cambiano poco rispetto alle ultime, con una leggera revisione al rialzo per il 2016 e una leggera limatura per il 2017 e 2018: il pil crescerà dell’1,7% nel 2016 e dell’1,6% nel 2017 e 2018.

Ma resta chiaro che per uscire definitivamente dal tunnel devono agire, insieme, la politica monetaria e la politica economica degli stati membri. Secondo Draghi la prima gamba, quella della Bce, funziona. La seconda, quella dei governi, meno. “La trasmissione degli effetti della politica monetaria all’economia reale non ha mai funzionato così bene come oggi”. E l’impatto è considerevole: “Sul pil dell’area dell’euro è di 0,6% mentre sull’inflazione è dello 0,4 nell’orizzonte delle nostre previsioni”, e quindi entro il 2018. In ogni caso, Il programma di acquisto di asset per 80 miliardi”, il Quantitative easing nell’ultima versione varata, “proseguirà fino a marzo 2017 e oltre se necessario”. E, comunque, la Bce “segue l’evoluzione da vicino” e resta “pronta ad agire se necessario”.