I silenzi pesano. Sono passati molti giorni da quando Gustavo Zagrebelsky e Alessandro Pace hanno scritto un lucido appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il tema è noto: il pluralismo dell’informazione, l’occupazione renziana della Rai, il referendum costituzionale d’autunno. Non c’è stata fino a oggi alcuna risposta. Molti principi fondamentali della Costituzione (libertà, democrazia, diritti, eccetera) motiverebbero l’intervento del Presidente. Li diamo per scontati e ci soffermiamo sugli articoli 87 e 91.

“Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità della nazione” (art. 87). Cosa significhi è chiaro. Già Hegel scrive che il potere del principe rappresenta “l’incarnazione stessa dell’unità dello Stato” (Lineamenti di filosofia del diritto). Qualcosa è rimasta di quest’idea. Qui osserviamo che garantire “l’unità della Nazione” (nel doppio significato che i cittadini si riconoscono nel Capo dello Stato e il Capo dello Stato è garante di tutti), vuol dire anche, oggi, operare davvero affinché le opposte opinioni, sulla riforma costituzionale, vengano conosciute: la democrazia è il potere di un popolo informato.

Non sembri esagerato richiamare l’articolo 87. Insomma: se in autunno si gioca la partita decisiva sulla Costituzione, può il Presidente della Repubblica tacere sull’occupazione della Rai? Rappresentare e garantire l’unità della nazione non significa (anche) nei fatti – in cui i principi alla fine vanno calati – impedire che una parte della nazione (i renziani) spadroneggi? Renzi prende alla lettera la frase di Churchill: “La democrazia funziona quando a decidere sono in due e uno è malato.”

Il caso Rai è un’indecenza. Il Presidente Mattarella non ha nulla da dire? L’articolo 87, nel secondo comma, evidenzia che il Capo dello Stato “può inviare messaggi alle Camere.” Mattarella ritiene che la questione Rai non meriti questa attenzione. D’accordo. Nemmeno un monito? Tra i tanti interventi – meeting, convegni, commorazioni – le occasioni non mancano. C’è la volontà di pronunciarsi? La domanda è importante perché se “non” c’è la volontà urge conoscerne i motivi, visti i dati allarmanti sulla presenza – diseguale e discriminante – del “Sì” e del “No” in Tv. L’intervento del Colle, dicono, sarebbe un’illegittima interferenza. Scherziamo? Intervenire sul rispetto delle regole è un dovere.

L’articolo 91 sembra lontano dal tema. Non è così. “Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni – leggiamo – presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza alla Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune.” Parole chiare. Il Presidente è eletto dal – e giura dinanzi al – Parlamento. Non ci sono dubbi tuttavia che Mattarella debba la sua elezione al lavoro politico di Renzi (sappiamo come sono andati i fatti): gli deve anche riconoscenza? Nessun osservatore, tanto meno chi scrive, osa pensare questo. C’è stima per il Presidente.

Tuttavia i silenzi – e certa generica loquacità – lasciano perplessi. Perché tace sull’essenziale? Si attende una parola su questioni scottanti, ma non arriva. Perché? Perché ignora l’appello dei comitati del “No” che rappresentano milioni di cittadini? Mattarella ha giurato “osservanza alla Costituzione” e incarna “l’unità della nazione”. Non pensa che tutti (anche i “No” al referendum) debbano essere garantiti? L’informazione è decisiva. In gioco c’è una certa idea di Paese e l’immagine di sé che il Presidente vorrà dare. I silenzi pesano. A un certo punto dell’esistenza di un uomo – scrive Calvino – una parola o un silenzio possono mutare l’interpretazione di una vita. E darne il senso.