Un buco nella pianta organica degli amministrativi (che dovrebbero essere 730) di un terzo. Con punte del 40 per cento. Su 32 posti di presidente di sezione (tra penale e civile) ne sono coperti 25, di 257 ruoli da giudice ne sono assegnati 229. E’ lo stato di salute del tribunale di Milano secondo gli ispettori del ministero della Giustizia. Cifre anticipate oggi dal Corriere della Sera. “Raschiamo il fondo del barile” dice il presidente del tribunale Roberto Bichi. “Ma il problema è strutturale”. E il paradosso è che da via Arenula non arrivano aiuti, anzi, proprio perché gli uffici giudiziari di Milano fanno di tutto per fronteggiare l’emergenza. “Veniamo danneggiati – dice Bichi al Corriere – perché, dato che con fatica facciamo fronte all’emergenza, dal ministero ci viene assegnato meno personale di altre sedi che non hanno i nostri risultati”. Quelle carenze, scrivono gli inviati del ministero nella loro relazione su Milano, provocano “gravi disagi nelle udienze” in particolare quando si tratta degli assistenti fondamentali per far celebrare i processi: ufficiali giudiziari, cancellieri.

Il tribunale di corso Porta Vittoria ha fatto fronte a queste mancanze contando soprattutto su se stesso, con processi di informatizzazione e – dicono gli ispettori – “tutti gli interventi per ottimizzare l’utilizzo del personale” che “hanno consentito un miglioramento dei servizi”. Ma ora è “a repentaglio persino il loro regolare funzionamento”. Il problema più grave è per il settore del civile dove “si rischia la paralisi di servizi importanti e delicati”. Una sottolineatura degli ispettori è a favore dell’ex procuratore capo Edmondo Bruti Liberati, in pensione da novembre. “Non ci siamo adagiati sul piagnisteo, abbiamo lavorato”. “Il tempo a volte è galantuomo – conclude Bruti – e rende ragione a chi persegue un modello di magistrato dirigente che assume responsabilità e non si adagia sul burocratico, corporativo quieto vivere”.

Ma i rischi restano e a lanciare l’allarme – sempre dal Corriere – è l’attuale procuratore, Francesco Greco. “Milano è il motore economico italiano che deve essere tutelato dalla concorrenza sleale della criminalità economica e delle organizzazioni mafiose. Ci sono più imprese qui che in Baviera o a Barcellona: dobbiamo poterle tutelare”, e invece “manca personale” e “c’è il rischio declino”. Greco spiega che “abbiamo una scopertura del 50 per cento tra i procuratori aggiunti, del 15 tra i sostituti e, secondo gli ultimissimi dati, di circa il 33% nel personale amministrativo”. “Questa situazione – sottolinea il procuratore – è poi aggravata dal fatto che l’attuale pianta organica non tiene conto né del numero effettivo di procedimenti che sopraggiungono annualmente, in numero pari se non superiore alle altre grandi Procure che però hanno una pianta organica ben superiore, né del numero di società che hanno la loro sede nel distretto del tribunale di Milano, che è incomparabile con altri territori, né infine della centralità di Milano nel contrasto alla criminalità economica”.