Sotto le macerie del Municipio di Amatrice non ci sono corpi da estrarre, nessuno era al lavoro alle 3.36 della notte, ma negli interventi di recupero serve la stessa cautela. La raccomandazione arriva dagli inquirenti della Procura di Rieti. Progetti edilizi, autorizzazioni, verbali di collaudo, sepolti tra la polvere e i massi, saranno fondamentali per appurare eventuali responsabilità dolose sui crolli degli edifici pubblici. Una differenza non da poco è infatti subito saltata agli occhi dei magistrati: nelle Marche, ad Arquata del Tronto, Pescara del Tronto, Montegallo, non ci sono notizie di strutture pubbliche franate la notte del 24 agosto e nei giorni successivi; nel Lazio, nel reatino, poco si è salvato degli uffici amministrativi di Amatrice e Accumuli

Due inchieste sono già state aperte, una a Rieti, una ad Ascoli Piceno. Entrambe le procure vogliono vederci chiaro su come sia stato costruito ogni singolo centimetro cubo degli immobili crollati o lesionati: dai materiali usati nelle fondamenta alle procedure di autorizzazione, alla rispondenza delle misure con le leggi antisismiche. A Rieti la procura ipotizza il reato di disastro colposo, ma se dovessero emergere responsabilità specifiche, potrà aggiungersi anche l’ipotesi di omicidio colposo. Ad Ascoli Piceno al momento il fascicolo resta aperto a modello 45, cioè di notizie che non costituiscono reato.

Nelle Marche le segnalazioni di crolli riguarderebbero infatti solo edifici privati. A franare però sono stati anche gli immobili di recente ristrutturazione, anche quelli “sistemati” dopo il terremoto del 1997. A Pescara del Tronto le scosse hanno scoperto la pietra viva di case costruite senza ferro e cemento armato a sostegno. Insieme ad esse sono collassate anche quelle edificate con le stesse modalità ma rivestite, da lavori recenti, con un tetto nuovo di cemento, che addirittura potrebbe aver peggiorato la situazione, schiacciando la troppo fragile struttura sottostante.

I magistrati ascolani hanno chiesto ai vigili del fuoco e ai carabinieri di segnalare situazioni particolari che dovessero emergere durante le attività di soccorso. Ma, al momento, la magistratura non intende in alcun modo distogliere dalla prima linea uomini e mezzi. La priorità resta il riconoscimento delle vittime. Gli investigatori sul campo hanno consegnato alle due procure i documenti con l’elenco dei nomi dei morti già identificati, i verbali sulle operazioni di rimozione dei cadaveri e le indicazioni sul luogo in cui i corpi sono stati individuati. Una geolocalizzazione che risulterà utile ad eventuali ulteriori passi delle due inchieste.