New York – Spiace ripetersi, ma la coerenza gioca un ruolo cruciale. Avevo definito Trump, qui su Il Fatto, un mediocre esibizionista con tendenze autoritarie a maggio, nella fase delle primarie, e su 146 commenti di lettori, il 98% furono di insulti da parte di persone che in comune credo avessero tre caratteristiche: 1) un anti americanismo viscerale a prescindere; 2) l’essere filo-Trump e anti-establishment di pancia; 3) l’essere ferocemente contro Hillary Clinton e quindi ‘di destra’ (come se Il Fatto avesse la stessa readership di Libero o il Giornale, il che preoccupa).

Ma veniamo a oggi. Adesso che in America il castello di carte delle menzogne di Trump comincia a crollare, i sondaggi lo vedono staccato di 9-10 punti dalla rivale democratica (l’elettore medio nazionale è più moderato rispetto ai militanti “politicizzati” che votano nella stagione delle primarie), i giudizi contro colui che sta per distruggere il Partito Repubblicano – che fu di Abraham Lincoln – si fanno ogni giorno più duri e taglienti.

Fareed Zakaria, uno degli opinionisti più autorevoli della Cnn, editorialista del Washington Post e autore di numerosi libri di geopolitica globale, nella sua trasmissione, Fareed Zakaria GPS, domenica scorsa ha detto:  Trump is a bullshit artist, ovvero “un artista della cazzata” (VIDEO integrale qui sotto).

Secondo Zakaria, Trump cerca continuamente di chiarire le sue posizioni con “un tweet o una dichiarazione […] è quasi divertente da osservare […] cosa sta per tirare fuori questa volta? Con chi se la prende?”. Insomma uno che reagisce istericamente su Twitter alla prima provocazione, e a qualsiasi attacco diretto e indiretto di suoi avversari politici. Un uomo che non ha il temperamento per fare il presidente, non sa cosa sia il sangue freddo di un leader.

Zakaria spiega il motivo per cui ha deciso di usare il termine “bullshit artist” per descrivere il candidato presidenziale repubblicano: “Lui si vanta e si vanta e si vanta della sua attività, i suoi edifici, i libri, le mogli, ma gran parte di questa vanteria è una miscela di iperbole e falsità e quando si è scoperto che è tutto falso, è come quel ragazzo che tutti abbiamo incontrato fare affermazioni oltraggiose al bar che nulla hanno a che fare con la verità. Lo smascheravamo subito”.

Uno degli esempi portati da Zakaria è la “non-relazione” tra Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin. Alla National Press Club di Washington nel maggio 2014, Trump ha detto di aver parlato con Putin, il quale “non avrebbe potuto essere più gentile nei miei confronti”.

Nel corso del dibattito elettorale per le primarie organizzato da Fox Business e Wall Street Journal nel novembre 2015, il candidato repubblicano ha ripetuto di aver avuto modo di conoscere Putin “molto bene” durante una trasmissione televisiva a cui ambedue erano stato invitati. Dice Zakaria: “Ma crede davvero, Trump, di poter dire una cosa del genere in diretta tv e che nessuno sarebbe andato a controllare? Pensava che non avremmo notato che l’associazione con Putin deriva semplicemente dal fatto che il programma ’60 Minutes’ della Cbs aveva montato due interviste preregistrate separate con Putin a Mosca, e Trump New York? Seguendo questa logica anche io ho conosciuto Franklin Delano Roosevelt perché ho trasmesso alcune clip di lui sul mio show televisivo. In realtà era solo Bs (bullshit – letteralmente ‘merda di toro’)”, afferma l’anchor di Cnn.

Un altro esempio di cui parla Zakaria è uno dei temi che hanno alimentato l’ascesa politica di Trump: la teoria della cospirazione riguardante la nascita del presidente Barack Obama. Nel 2011, Trump ha detto di aver inviato un gruppo di suoi investigatori privati alle Hawaii (dove è nato Obama) e “non si può credere a quello che stanno trovando”, disse il tycoon. “Per settimane, Trump ha continuato a suggerire che ci sarebbero stati clamorosi risultati, e che lui li avrebbe annunciati presto” ovvero che Obama non era americano e non era nato alle Hawaii.

“Questo è accaduto cinque anni fa, nel mese di aprile 2011. E ovviamente non è successo niente” afferma Zakaria. “Sembra altamente improbabile perfino che Trump abbia inviato investigatori alle Hawaii, in primo luogo”. Eppure siamo a questo punto, in una corsa alla Casa Bianca che ha del surreale e spaventa per le possibili conseguenze, come mai era accaduto negli ultimi 50 anni.

“Intanto la follia dei discorsi di questo candidato continua, le regole e gli standard su fatti, verità e realtà, sono scomparsi da questa campagna elettorale“, dice Zakaria. “Donald Trump ha accumulato così vaste quantità del suo “prodotto di marchio” (la bullshit del titolo), nell’arena politica americana, che la puzza è ormai schiacciante e insopportabile”, conclude il commentatore della Cnn. Inutile aggiungere altro. Basta guardare il video. Via libera agli insulti?