Semplificazioni burocratiche che dovrebbero facilitare le donazioni di cibo e farmaci, un fondo per finanziare progetti anti spreco, l’allargamento della platea degli operatori che potranno ritirare le eccedenze, linee guida ad hoc per i gestori delle mense. Ma, al contrario di quanto ha fatto la Francia, nessuna sanzione per chi, invece di puntare al recupero, continua a scegliere la soluzione rapida e comoda di buttar via quello che non è stato consumato. La legge contro gli sprechi alimentari, approvata in via definitiva dal Senato martedì, secondo la relatrice dem Maria Chiara Gadda è “una promessa mantenuta”. Onlus e fondazioni che si occupano di recupero e distribuzione di alimenti apprezzano e sperano che la nuova normativa raggiunga l’obiettivo di dimezzare gli alimenti sprecati, il cui valore secondo l’Osservatorio Waste Watcher di Last minute market ammonta in Italia a oltre 8 miliardi di euro l’anno. Tuttavia secondo i Conservatori e riformisti (Cor), che al momento del voto si sono astenuti, l’assenza di un sistema sanzionatorio indebolisce il testo. “L’importante è che alla fine Renzi possa fare uno dei suoi soliti tweet dicendo: ‘stop allo spreco alimentare, è la volta buona'”, ha commentato il senatore di Cor Piero Liuzzi. “Ahinoi il nostro tweet oggi è invece: ‘ancora una volta aspettiamo la volta buona'”. Parigi, per esempio, ha previsto multe fino a 75mila euro (a seconda della superficie di vendita) e fino a due anni di carcere per i proprietari dei supermercati che mandano al macero le derrate alimentari invece che regalarle a organizzazioni caritative.

Semplificazioni burocratiche e incentivi – La legge, presentata nel 2015 durante l’Expo nell’ambito del “progetto SprecoZero“, punta all’incremento del recupero e della donazione delle eccedenze alimentari e di prodotti farmaceutici e di altro tipo “a fini di solidarietà sociale”. Dopo che la legge di Stabilità per il 2016 ha alzato da 5 a 15mila euro il valore del cibo donato sotto il quale non è necessario inviare una comunicazione alle Entrate, la nuova normativa contiene ulteriori disposizioni di carattere tributario e finanziario che semplificano la vita alle aziende che destinano prodotti alle onlus. In più potranno essere ceduti a titolo gratuito anche i prodotti agricoli che restano sul campo. così come le rimanenze di attività promozionali, i prodotti che stanno per scadere e quelli che non sono idonei alla vendita per alterazioni dell’imballaggio, ma che comunque si sono ben conservati. Il pane in eccedenza potrà essere donato nell’arco delle 24 ore dalla produzione e i ristoranti potranno preparare per i clienti le cosiddette “doggy bag“.

Sì alla donazione di alimenti oltre la data di conservazione se in buono stato – Diversamente da quanto accade oggi, potranno essere regalati gli alimenti che hanno superato il termine per la conservazione indicato con l’espressione “da consumarsi entro il…”, purché siano garantite le giuste condizioni di conservazione e l’integrità dell’imballaggio. Così come gli alimenti che presentano irregolarità di etichettatura, non riconducibili alla data di scadenza o alle sostanze che provocano allergie e intolleranze. Le donazioni serviranno innanzitutto per il consumo delle persone, ma quelle non idonee potranno essere cedute per il consumo degli animali. In caso di confisca di prodotti alimentari, l’autorità da oggi disporrà la cessione gratuita con priorità all’alimentazione dei bisognosi e in seconda battuta come mangime per animali.

Possibile sconto sulla Tari per chi dona: decidono i Comuni – La legge dà ai Comuni la facoltà di ridurre la tariffa sui rifiuti alle attività commerciali e produttive che si occupano di alimenti e che a titolo gratuito li cedono agli indigenti e alle persone in condizioni di bisogno o per l’alimentazione animale. Potranno ricevere e distribuire le donazioni agli indigenti non solo le onlus ma anche enti pubblici “costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche e solidaristiche“. Il ministero della Salute potrà emanare Linee guida per gli enti gestori di mense scolastiche, aziendali, ospedaliere, sociali e di comunità, al fine di prevenire e ridurre lo spreco connesso alla somministrazione degli alimenti.

Fondi per progetti di riutilizzo e per la diffusione della doggy bag – Viene poi istituito presso il ministero dell’Agricoltura un fondo con dotazione di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018 destinato al finanziamento di progetti innovativi per limitare gli sprechi, riutilizzare le eccedenze e promuovere la produzione di imballaggi riutilizzabili o facilmente riciclabili. Altrettanto verrà destinato alla promozione dell’utilizzo dei contenitori “take away” nei ristoranti per portarsi a casa gli avanzi. Potenziato il ruolo del Tavolo indigenti del ministero guidato da Maurizio Martina, che insieme a enti caritativi, industria e grande distribuzione vedrà la partecipazione anche delle organizzazioni agricole. Per il Tavolo è anche previsto un finanziamento di 2 milioni di euro per l’acquisto di alimenti da destinare agli indigenti da parte dello stesso ministero.

Le onlus: “Così dimezzeremo sprechi. Incentivi meglio delle sanzioni” – I vertici della fondazione Banco Alimentare, che l’anno scorso ha distribuito in Italia 85mila tonnellate di alimenti e oltre 1 milioni di piatti pronti, salutano la legge come una novità “che rende l’Italia un Paese all’avanguardia in Europa e nel mondo”. Esulta anche la onlus Qui Foundation, che nel 2007 ha lanciato un progetto per il recupero dell’invenduto e la distribuzione a chi ne ha bisogno: secondo il presidente Gregorio Fogliani la legge “potrebbe dimezzare il volume degli sprechi nel giro di dieci anni. Abbiamo calcolato che se tutti i pubblici esercizi italiani mettessero a disposizione le loro eccedenze, con una media di 20 pasti al giorni, si potrebbero distribuire addirittura 7 milioni di pasti quotidianamente”. Per Fogliani, il fatto che non ci siano multe è positivo: “Rispetto alla norma approvata in Francia, quella italiana non è punitiva, ma punta sugli incentivi e sulla semplificazione burocratica. Questo farà certamente crescere il numero di locali disposti a donare e aumenterà le quantità di cibo salvato”.