Per la famiglia reale del Bahrein Nabil Rajab è da anni un’ossessione. E di conseguenza, torniamo a parlare del coraggioso difensore dei diritti umani, presidente del Centro per i diritti umani del Bahrein.

I precedenti: due anni di carcere tra il 2012 e il 2014 per aver promosso e preso parte a manifestazioni pacifiche ma non autorizzate e aver in quel modo arrecato “disturbo all’ordine pubblico”; divieto di espatrio emesso nei suoi confronti nel novembre 2014 e tuttora in vigore; sei mesi di carcere nel 2015, poi ridotti a due per motivi di salute, per aver diffuso “un messaggio che potrebbe istigare l’opinione pubblica e mettere in pericolo la pace“.

nabeel rajab twitterL’ultimo capitolo dell’accanimento giudiziario contro Rajab si apre due mesi e mezzo fa, il 13 giugno. All’alba la polizia circonda e isola il villaggio di Bani Jamra, a ovest della capitale Manama; 15 agenti lo prelevano dalla sua abitazione e gli sequestrano cellulare e pc.

Il giorno dopo, l’incriminazione: “Diffusione di false informazioni e di voci con lo scopo di screditare lo stato”. Il 26 giugno, viene accusato anche di “diffusione di notizie false in tempo di guerra” e “offesa a pubblico ufficiale”.

Per chiarire: il pubblico ufficiale è il ministro dell’Interno bahreinita e la “guerra” è quella che si svolge in Yemen, dove una coalizione guidata dall’Arabia Saudita e di cui fa parte anche il Bahrein ha avviato il 27 marzo 2015 un’incessante campagna di bombardamenti aerei, molti dei quali costituiscono crimini di guerra.

Le “notizie false” e le “offese” sono legate ai tweet e ai retweet di Rajab sulla guerra in Yemen,  sulla situazione dei diritti umani nelle prigioni del regno e sui rapporti tra Bahrein e Stato islamico.

Ci sarebbe anche un altro capo d’accusa, risalente all’aprile 2015: “Offesa a uno stato estero”, ossia l’Arabia Saudita, e sempre per via della guerra. Ma nella prima udienza del 12 luglio, che ha rinviato tutto, non se n’è parlato.

Nonostante il peggioramento delle condizioni di salute (il 27 giugno si è reso necessario un ricovero presso l’unità coronarica dell’ospedale militare del Bahrein), Rajab è stato tenuto in isolamento carcerario per due settimane, si è visto negare la scarcerazione per motivi di salute e gli è stato persino impedito di prendere parte al funerale di un suo zio.

Se giudicato colpevole di tutti i reati di cui è imputato, Rajab rischia fino a 15 anni di carcere: 10 per le notizie false (articolo 133 del codice penale), due per l’offesa a uno Stato estero (articolo 215) e tre per quella alle istituzioni nazionali (articolo 216).

In uno dei suoi tweet, Rajab ha scritto: “La guerra produce odio, distruzione e terrore”.

Una frase per la quale rischia di passare anni in carcere.