È stato espulso dall’Italia perché accusato di essere un sostenitore dell’Islam radicale e per il suo profilo, a parere del Viminale, sempre più anti-occidentale. Un imam marocchino di 51 anni, Mohammed Madad, residente fino a 6 mesi fa in provincia di Reggio Emilia e di recente vicino a Vicenza, è stato rimpatriato su provvedimento del ministro dell’Interno per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato. Da tempo era seguito dalla Digos reggiana (diretta da Lucio Di Cicco), ma le indagini sono state portate a compimento dai colleghi di Vicenza. Ultimamente i suoi sermoni a Noventa Vicentina avrebbero infatti assunto toni sempre più duri contro l’Occidente. Il sospetto degli inquirenti è che l’uomo potesse agevolare il terrorismo internazionale. Dura la replica di uno degli avvocati di Madad, Mario Faggianato: “Io non so se il governo italiano abbia notizie riservate coperte dal segreto di Stato, ma il decreto di espulsione emesso dal ministro è assolutamente infondato, perché non vi è una contestazione di alcuna condotta specifica che possa giustificare un suo allontanamento dall’Italia. Madad era da 25 anni in Italia e non aveva un precedente penale”, ha spiegato il legale a ilfattoquotidiano.it. Faggianato infine non esclude la possibilità che Madad possa fare ricorso contro l’espulsione attraverso l’ambasciata. Il marocchino peraltro non risulta essere mai stato iscritto al registro degli indagati in Italia in alcuna inchiesta per terrorismo.

L’imam è stato prelevato martedì 26 luglio da casa ed è stato imbarcato alle 22.40 su un volo in partenza da Fiumicino e diretto in Marocco. E proprio in ragione della sua presunta pericolosità gli è stato inflitto il divieto di rientrare in Italia per i prossimi 15 anni: un tempo lunghissimo, raramente applicato nel nostro Paese. La famiglia, moglie e figli minorenni, si trovava da alcune settimane in vacanza proprio in Marocco. L’imam – che pare predicasse ultimamente un Islam di matrice salafita (e quindi più vicino al fondamentalismo) – era da qualche mese alla guida del Centro di preghiera e cultura islamica a Noventa, dove era arrivato alla fine dell’anno scorso da Carpineti, sull’Appennino Reggiano. Proprio a Carpineti per lungo tempo aveva abitato con la famiglia, mentre negli ultimi anni aveva seguito una comunità religiosa prima a Gatta poi a Felina, località situate nel comune di Castelnovo Monti.

Una volta trasferito nel Vicentino, gli accertamenti della polizia – a cui erano arrivate le segnalazioni dei colleghi reggiani e di alcuni fedeli islamici di Noventa – avrebbero constatato la progressiva radicalizzazione dell’Imam, i cui sermoni sarebbero diventati sempre più violenti. Madad – che prima di diventare esclusivamente imam aveva fatto l’operaio in una azienda alimentare e poi aveva tentato di aprire una macelleria islamica – secondo quanto trapela da informazioni della Digos – in cambio di denaro avrebbe fatto anche dei presunti ‘rituali magici’. Infine, a sorprendere gli inquirenti era stato anche il nome dato a una delle figlie: Jihad.

“Non mi piaceva come personaggio. Che fosse un integralista era chiaro: era uno dei motivi per cui avevo chiuso volentieri la moschea abusiva a Felina nel 2015”, spiega a ilfattoquotidiano.it il sindaco di Castelnovo, Enrico Bini. “Non mi piaceva che fosse lui a gestire la comunità marocchina che da noi è molto radicata. Dopo che avevo chiuso la moschea vennero da me alcuni suoi connazionali e io posi come condizione per la riapertura di un centro islamico che non ci fosse Madad, e così poi è stato. Oggi il centro islamico di Castelnovo è gestito da ragazzi che fanno le preghiere in italiano e sono molto integrati”.

Eppure, ai tempi della strage di Chalie Hebdo, Madad aveva rilasciato una intervista alla rivista online Redacon in cui aveva preso le distanze dalle azioni dei terroristi. “L’Islam è una religione di pace e perdono. Predica di volersi bene, aiutarsi e amarsi l’un l’altro”, aveva spiegato Madad. “Il nostro saluto, ‘Assalamu alaycom’, è un saluto di pace. ‘Islam’ significa ‘pace’. Siamo vissuti per secoli in pace con ebrei e cristiani. Non è mai successo quello che sta succedendo ora”. Madad aveva preso le distanze apertamente dall’Isis: “La religione non c’entra niente con questi terroristi. Prendiamo ad esempio l’Isis: uccidono le donne che non portano il velo. Il Corano non obbliga. Noi consigliamo di metterlo, ma non obblighiamo. La donna per noi è un gioiello”.