Per “disinnescare l’odio” la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni potrebbe cominciare da casa sua, in particolare dal segretario provinciale del suo partito a Forlì. Si chiama Francesco Minutillo, è un avvocato e negli ultimi anni è stato aspirante sindaco (656 voti), aspirante deputato (ma era ottavo in lista) egiorgia meloni aspirante consigliere regionale (232 preferenze). Un passato nella Destra di Storace, un presente tra i Fratelli d’Italia, un futuro chissà: il partito lo ha “sospeso”. La sospensione è stata decisa, ha detto il portavoce regionale, perché Minutillo aveva pronunciato e scritto “fanfaluche che forse si conciliano con il caldo estivo, ma non con l’appartenenza a Fratelli d’Italia”.

Quelle che il partito della Meloni derubrica a “fanfaluche” sono le proposte che Minutillo ha avanzato per combattere l’Isis e il terrorismo di matrice islamica: nuove leggi razziali, un nuovo manifesto di Verona contro “islamici e negri“, libertà sospese per tutti i musulmani, chiusura di moschee e kebab. Nelle varie conversazioni sulla sua bacheca facebook e con i giornalisti ha chiamato Adolf Hitler “zietto” e ha definito il Ventennio del fascismo, secondo lui, è stato “il periodo migliore della nostra storia”. Ma soprattutto ha definito “maiali” e “delinquenti” i padri costituenti, cioè coloro che con la Costituzione hanno permesso a Minutillo a dire le enormità che dice.

L’inizio e la fine della celebrità dell’avvocato Minutillo è dovuta alla sua iperattività su facebook, con interventi in cui la confusione supera di molto gli strampalati giudizi su fascismo e nazismo. Nel post che lo ha spinto sui giornali nazionali, per esempio, è riuscito a mescolare il terrorismo islamico, il caso di Fermo (dove il ragazzo morto – razzismo o no – era cristiano), i diritti civili alle coppie omosessuali, le inchieste e gli arresti dei “bravi italiani” e la questione immigrazione.

Oggi vorrei poter essere sincero, mentre i cani islamici ci uccidono e ci sterminano, noi pensiamo a fare leggi perché i froci si possano sposare e ci scandalizziamo se un negro viene accoppato dopo aver aggredito un italiano. E la magistratura indaga ed arresta i bravi italiani. E via ad accogliere finti profughi a braccia aperte. Che paese di m***a. Che continente di m***a. Solo un nuovo manifesto di Verona contro islamici e negri ci può salvare. Nuove leggi razziali a tutela della cristianità: ecco cosa dovremmo fare. Ma gli italiani popolo bue non lo faranno anche per colpa della nostra schifosa Costituzione scritta dai maiali partigiani…

Fosse pure come dice lui, qualcuno dovrà ricordare all’avvocato littorio che il Manifesto di Verona – il piano programmatico del 1943 della Repubblica Sociale Italiana, staterello fantoccio dei nazisti – avrebbe bisogno di una ritoccatina visto che in uno dei 18 punti promuoveva la “valorizzazione, a beneficio degli europei e di quelli indigeni, delle risorse naturali dell’Africa, nel rispetto assoluto degli indigeni, soprattutto quelli musulmani“. D’altra parte sui rapporti tra nazismo e Islam c’è ampia letteratura storiografica.

Quando glielo hanno fatto notare, rispondendo piccato alle critiche del Giornale d’Italia, quotidiano diretto da Francesco Storace, Minutillo si è incoronato anche esegeta del manifesto repubblichino, 73 anni dopo: “Rispetto sì, ma a patto che stiano nelle colonie ovvero dove sono… indigeni”. (Nota per i lettori disattenti: quelle parole avevano fatto schifo perfino a Storace, il cui giornale ha titolato “Un Minutillo di non voluta celebrità”). 

Minutillo dopo quel post finisce sul Carlino e poi alla Zanzara. Dice tra le altre cose che “contro il massimo del terrore ci vorrebbe il massimo del terrore che ha prodotto l’Europa”, appunto Hitler. Sì, certo, è stato “un criminale, un folle, un delinquente” (come i padri costituenti), ma se a Minutillo viene in mente “quando invase la Polonia“, lo sguardo si leva alto e gli viene da scommettere che “Al Baghdadi sarebbe scappato”. Precisa di non essere nazista e di non negare l’Olocausto, d’altra parte “ho citato le leggi razziali, non il Mein Kampf“. Le leggi razziali, “citate” da Minutillo come se fossero Democrazia in America, sono quelle che Benito Mussolini firmò e il re Vittorio Emanuele II controfirmò nel 1938, grazie alle quali furono progressivamente allontanati studenti e docenti ebrei da scuole e università e dipendenti ebrei da enti pubblici, statali o parastatali. Una storia che, con forme diverse, ricorda qualcosa di molto attuale. Le leggi razziali furono poco più tardi la premessa per i rastrellamenti dei fascisti e dei nazisti in molte città d’Italia per deportare gli ebrei nei campi di concentramento.

Come accade spesso ai fascisti camuffati con parrucche istituzionali, Minutillo ha poi ingranato la retro a tutta velocità, con un canovaccio anche banale. Prima si è meravigliato del fatto di essere diventato un caso nazionale, “quando i giornali invece dovrebbero occuparsi” eccetera. Poi ha maledetto il mondo dicendo che se avesse saputo della ribalta avrebbe un po’ smussato i toni (lo sentisse lo zietto). Poi ha cancellato il post su facebook dicendo che “era pieno di commenti con insulti e minacce“, d’altra parte stessi ingredienti delle sue sbrodolate. Poi ha parlato di “provocazione”, un’uscita di sicurezza di gran moda quando qualcuno deve smettere di ricoprirsi di ridicolo dopo aver pronunciato alcune bestialità. Poi ha buttato giù – oltre che la fiducia nel genere umano – un altro fritto misto a mezzo facebook spacciando la sua sparata per un’operazione condotta scientificamente contro i “benpensanti” (categoria che nel mondo di Minutillo è composto solo da partigiani, islamici, omosessuali e profughi) e contro il “perbenismo di maniera” che peraltro non c’entra nulla quando si invocano le leggi razziali. “Sono stato capace di far infuriare i due terzi dell’Italia – si è vantato, petto in fuori e mascella in alto, eia eia – Ho volutamente e pesantemente provocato tutte le categorie dei benpensanti del nostro Paese, dai partigiani agli islamici, dagli omosessuali ai profughi. Tutti nominati nel modo più politicamente scorretto possibile e condito, dulcis in fundo, con una bella stoccata finale pure alla Costituzione. Credo che di meglio, per punzecchiare, non potessi proprio fare”. Il fulgido esempio di maschio italico, insomma, ha tirato un brutto tiro alla zecca comunista: “A Forlì hanno abboccato tutti: dal sindaco, ai deputati del Pd e compagnia cantando fino alla SinistraDem. Ebbene: dov’erano costoro la mattina di Nizza?”.

In attesa di capire dovevano sarebbero dovuti essere, di preciso, il sindaco e i deputati del Pd la mattina di Nizza (che poi era sera), il legale – codice e moschetto – sottolinea che “la reazione del mio partito dimostra che Fratelli d’Italia tutto è tranne che razzista o nostalgico. Io stesso non lo sono: sono un padre di famiglia, un professionista e nella mia vita non ho mai fatto del male neppure ad una mosca”. Un’autocertificazione che vale come richiesta di grazia al proprio partito, a dispetto della sua voglia di “sincerità” e di libertà di pensiero contro il “perbenismo”. Un vizietto che i fascisti non riescono a nascondere: prima rimpiangono quando c’era lui (e magari sono nati trent’anni dopo piazzale Loreto), ma poi parlano di “smussare”, “provocazioni”, fraintendimenti. Come se si vergognassero di quello che pensano, come se fossero pronti ad abiurare alle loro idee (già demolite dalla storia) per il solo obiettivo di rimanere sulla scena politica, anche minuscola come può essere quella di un piccolo partito in una piccola città.

Ma dove finisce la responsabilità dei politici, inizia quella dei partiti. Fratelli d’Italia ha parlato solo con il proprio portavoce emiliano, un consigliere regionale, Tommaso Foti. Il massimo che è riuscito a dire Foti è che le parole di Minutillo sono state “deprecabili forzature” e “fanfaluche” provocate “dal caldo estivo”. La presidente Giorgia Meloni – che ha una retorica efficace e notevole energia comunicativa – non ha detto una parola. E la sospensione è un provvedimento sempre un po’ ambiguo perché tiene spalancate ottime strade di reintegro per il camerata che sbaglia, magari quando i giornali si occuperanno di qualcun altro. Invece Fratelli d’Italia – che è un partito repubblicano e democratico e ha l’obiettivo di tornare al governo insieme a Forza Italia e Lega Nord – ha l’occasione di dare un segnale per evitare che tutto sia sempre perdonato, che tutto finisca in burletta, nel solito comunicato sulle dichiarazioni “esclusivamente personali” del tizio di turno. Si scrolli di dosso l’armamentario dei Minutillo e già che c’è i Minutillo stessi. Così un po’ di odio si disinnesca.

Il problema, infatti, non è Minutillo, ma le sue idee, espresse con grande disordine e altrettanta leggerezza e poi ritrattate duecento volte in 4 giorni. Tutti sono liberi di dire tutto, finché c’è qualcun altro che può dire che sono cose fuori dal mondo. Ma a quelle idee bisogna prestare attenzione. Perché altrimenti – asciugata la brodaglia di ricostruzioni anti-storiche che con un pelo di lucidità in più potrebbero essere definite puttanate – restano le parole d’ordine stantie e pericolose che qualcuno pretende di sbattere in faccia a qualcun altro. Il confine è così labile che Davide, 19 anni, a Bolzano cantava Bella Ciao e due di CasaPound – un eletto e un ex eletto – gli hanno spaccato la faccia. La posizione ufficiale di CasaPound è che aspetta le indagini.

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Vignetta di Mimmo Lombezzi