Assolto “per non avere commesso il fatto”, dopo 18 anni di carcere. Pietro Paolo Melis, accusato di essere stato la “mente” del sequestro di Vanna Licheri, è oggi un uomo libero. Lo ha stabilito la Corte d’appello di Perugia, ordinandone “l’immediata” scarcerazione, al termine del processo di revisione chiesto e ottenuto dai suoi difensori, gli avvocati Alessandro Ricci e Maria Antonietta Salis.

“E’ il giorno più bello della mia vita“, ha detto Melis lasciando il carcere di Badu ‘e Carros a Nuoro per tornare finalmente a casa. “Ringrazio i miei familiari – ha aggiunto – per essermi stati sempre vicini e i miei avvocati per avere creduto nella mia innocenza”. Grande soddisfazione anche per i legali che hanno lavorato alla richiesta di revisione per anni: “Un risultato che appaga pienamente gli sforzi profusi per l’affermazione dell’innocenza di un uomo detenuto da tanto tempo”.

Melis, allevatore di Mamoiada (Nuoro), aveva 38 anni nel dicembre del 1998 quando venne arrestato con l’accusa di aver ideato, tre anni prima, il sequestro di Vanna Licheri, una possidente di Abbasanta (Oristano), rapita il 14 maggio del 1995. La donna morì durante la prigionia, probabilmente nel mese di ottobre dello stesso anno, quando – secondo gli inquirenti – le trattative tra rapitori e familiari furono interrotte, ma il suo corpo non è mai stato ritrovato.

Per il rapimento furono condannate due persone: Giovanni Gaddone, di Loculi, e Pietro Paolo Melis. Quest’ultimo venne condannato a 30 anni di reclusione con una sentenza divenuta definitiva il 13 dicembre del 1999, ma si è sempre dichiarato “estraneo” al sequestro. Nel corso del processo di secondo grado, celebrato a Cagliari, aveva affermato che mai avrebbe potuto compiere un reato “così infame” come il sequestro di persona perché anche la sua famiglia era rimasta vittima di un rapimento. E dopo la sentenza definitiva aveva ribadito: “Mi hanno rovinato la vita per niente, mi condannano senza una prova. Non hanno una prova“.

La prova principale per cui Melis era stato condannato era una perizia fonica che identificava come sua la voce in un’intercettazione ambientale in auto con un altro imputato. L’assoluzione arriva oggi grazie alla determinazione dei suoi legali che con una consulenza di parte, per la quale sono stati utilizzati software sofisticati, sono riusciti a mettere in discussione proprio questa perizia. Gli avvocati Ricci e Salis hanno quindi ottenuto la revisione del processo per motivi procedurali e la Corte d’appello di Perugia ha dato loro ragione, decretando l’assoluzione di Melis.