Continuano a Fermo le indagini sull’omicidio di Emmanuel Chidi Namdi, il richiedente asilo nigeriano pestato a morte il 5 luglio: sotto accusa c’è l’ultrà della Fermana Amedeo Mancini, attualmente rinchiuso nel carcere di Marino del Tronto, accusato di omicidio preterintenzionale. L’avvocato Francesco De Minicis, legale di Mancini, arrivando all’obitorio di Fermo per l’autopsia sulla salma della vittima, ha detto che il suo assistito “ha un grosso ematoma sul costato che gli provoca forti dolori e un’altra ferita a un braccio che potrebbe essere un morso o una sprangata, oltre a varie lesioni più lievi in altre parti del corpo”.

All’obitorio erano presenti, oltre a De Minicis, il perito di parte Elena Mazzeo, mentre non ha partecipato nessun perito per la parte offesa. L’avvocato ha raccontato di aver trovato il suo assistito “molto provato” anche perché “a causa del dolore al costato non ha chiuso occhio tutta la notte”. Mancini sarebbe invece “assolutamente distrutto dal punto di vista psicologico”. Il magistrato aveva disposto il rinvio dell’autopsia sul corpo della vittima, per poter prima effettuare un accertamento tecnico irripetibile sulle lesioni presenti sul braccio di Mancini. Il presunto omicida sostiene infatti di essere stato morso al braccio da Chinyiery, la compagna di Emmanuel.

L’esame autoptico, affidato al medico legale Alessia Romanelli, è considerato cruciale per ricostruire il quadro accusatorio nei confronti dell’ultrà e di eventuali complici. L’italiano, sul quale pende anche l’aggravante di istigazione all’odio razziale, afferma di essersi difeso con un pugno dai colpi di paletto del nigeriano che avrebbe reagito agli insulti (“scimmia africana”) indirizzati a sua moglie dal gruppo di ultrà. Secondo l’accusa Mancini avrebbe però sferrato il pugno fatale a Emmanuel dopo la fase di concitazione, quando il nigeriano si era già allontanato.

Il momento immediatamente successivo alla colluttazione sarebbe documento da una foto contenuta nel fascicolo difensivo del 39enne fermano. Nell’immagine Emmanuel indosserebbe una maglietta viola e sarebbe seduto sul marciapiede, sorretto da alcuni amici, davanti la moglie Chinyery con un vestito bianco e nero e in primo piano il suo aggressore, Amedeo Mancini, con una canotta rosso scuro con una mano poggiata al braccio sinistro. L’immagine della canotta non è chiara ma, secondo alcuni testimoni, riporta il simbolo di una band di estrema destra.

Mancini è stato indicato come simpatizzante di partiti di estrema destra. Secondo un comunicato dei Centri Sociali delle Marche, l’Ambasciata dei diritti Marche e Ya Basta, diffuso per annunciare una manifestazione a Fermo in solidarietà di Emmanuel “l’individuo che ha provocato e poi pestato a morte Emmanuel, non è uno sbandato, una testa calda da stadio. E’ un militante di Casa Pound“.

Chinyery prova a reagire: “Voglio diventare medico”
“Voglio realizzare il mio sogno, voglio diventare medico” avrebbe confessato Chinyery Emmanuel, la vedova di Emmanuel Chibi Namdi, che è tenuta sotto controllo dai medici e seguita da alcune suore dopo lo choc. “La vicinanza delle istituzioni, la solidarietà di tanta gente – spiega suor Rita, una delle religiose che la assistono – le hanno fatto capire che non è sola, che ha qualcuno su cui contare”.”Vorrebbe riportare il corpo del marito in Nigeria – aggiunge – ma vuole realizzare il suo futuro qui in Italia”.

Nella mattina di venerdì, Chinyery, accompagnata da don Vinicio Albanesi, ha ricevuto nel seminario arcivescovile di Fermo la visita di alcune autorità locali, tra cui il presidente del Consiglio regionale delle Marche Antonio Mastrovincenzo. Intanto su Change.org è stata lanciata una petizione, rivolta al ministro dell’Interno Angelino Alfano e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per chiedere di conferire la cittadinanza italiana a Chinyery. L’appello ha raggiunto oltre 30.000 sostenitori in poche ore.

Don Vinicio: “Sorpreso dall’abbraccio del Paese ma a Fermo c’è omertà”
“Da una parte non mi aspettavo questa profonda partecipazione che il Paese ha avuto, è stato davvero un grande abbraccio. A Fermo invece sento un’omertà che non mi piace. Spero in una reazione forte, anche se la ferita resta profonda”, ha commentato in un’intervista al Quotidiano Nazionale don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, che è stato vicino alla moglie della vittima fin dalle primissime ore dopo l’omicidio del marito.

“Abbiamo sentito vicinissime le istituzioni, mai un ministro dell’Interno era venuto a Fermo. Mi auguro che si smorzino i toni, ci sono ancora piccoli gruppi che fanno salire la pressione, con atteggiamenti che troppo spesso vengono sottovalutati”, ha affermato il sacerdote. “In effetti non siamo abituati ad affrontare questa situazione, questa rabbia e violenza che sta prendendo soprattutto i giovani e che monta sui social, dove si può dire tutto e il contrario di tutto. Credo che siano proprio i più giovani a sentirsi vuoti e la loro aggressività è fine a se stessa. Dobbiamo interrogarci tutti su questo fenomeno: le famiglie sono spaesate e in difficoltà, è un momento veramente delicato”.

Sul caso è intervenuto anche don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e del Gruppo Abele: “Si passa il tempo a discutere di banche, di borse, di conseguenze della Brexit – ed è giusto, gli effetti dell`economia ricadono sulla vita di tutti noi – ma intanto non ci accorgiamo di quanto queste nostre vite, le loro relazioni, siano ammalate, svuotate di senso e di umanità. L’omicidio di Emmanuel a Fermo – ma voglio ricordare anche la morte violenta di Beau Solomon a Roma – sono il segno di un deserto culturale diffuso, di una crescente negazione della dignità della persona”.

Sindaco Fermo: “Capro espiatorio di un’Italia in difficoltà”
“In Italia il livello di pace sociale si sta un po’ deteriorando. Questo purtroppo può andare a colpire all’improvviso una cittadina come la nostra che, sbagliando, si riteneva immune e forse aveva abbassato la guardia da questo punto di vista”, ha commentato invece il sindaco di Fermo, Paolo Calcinaro ai microfoni di Radio Cusano Campus. “C’è un grosso clamore mediatico attorno alla nostra città – ha continuato – con troupe televisive che si aggirano dappertutto. Stiamo diventando il capro espiatorio di un’Italia che fa i conti con le proprie difficoltà sociali”.

Amedeo Mancini per il sindaco “è un criminale, idiota e razzista per quello che ha fatto. Lo conosco anche perché è un mio coetaneo. Sette-otto anni fa era infatuato di tutt’altri valori politici, poi invece lo si vedeva in giro con magliette con simboli di estrema destra. E’ sempre stato incline alla violenza fisica e alla prevaricazione sull’altro. Il classico bullo di quartiere“. “La presenza dei profughi – sottolinea il sindaco – non è casuale, perché da anni qui ci sono progetti per gli immigrati. Abbiamo comunità per disabili, comunità di recupero. Siamo una città che ha molto interagito con le fragilità, da sempre”.

Salvini: “Chi è assassino va in galera ma attendo ricostruzione delle forze dell’ordine”
“Di episodi di violenza ne vedremo a decine, se non si farà nulla” per controllare l’immigrazione. Si è espresso così il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, incontrando la stampa dopo un sopralluogo all’ex campo base di Expo, in cui è in corso una protesta per dire no all’imminente accoglienza di richiedenti asilo. Salvini ha detto tuttavia di non riferirsi a Fermo ma che comunque sul caso “attenderà la ricostruzione delle forze dell’ordine, perché ci sono giornalisti e politici che hanno già emesso le loro sentenze”. “Detto questo, chi è un assassino va in galera”, ha concluso il segretario della Lega, intanto “la sinistra il suo sciacallaggio mediatico su un cadavere ancora caldo lo ha fatto: quindi complimenti con i mascalzoni che abbiamo al governo”.