“Ho agito in buona fede”. Non c’è cosa più raggelante della giustificazione di Tony Blair alle accuse che gli muove la commissione guidata da sir John Chilcot sulla partecipazione britannica alla guerra in Iraq. “L’azione militare contro Saddam Hussein non era l’ultima opzione. Gli Usa e la Gran Bretagna minarono l’autorità dell’Onu”.

Ha mandato a morire 179 soldati britannici e ha contribuito (insieme con Bush) a uccidere 134mila civili iracheni. Ha bruciato nelle operazioni in Iraq dieci miliardi di sterline. E dal 2003 a oggi i profughi dall’Iraq sono stimati in 3,9 milioni, un esodo biblico di cui continuiamo a vedere le conseguenze.

Però dice che l’ha fatto in buona fede.

E non si è sognato finora di scusarsi. Non con le famiglie dei militari morti e dei feriti. Non con le famiglie irachene. Con il mondo intero. Solo ieri, con la faccia tirata, messo di fronte all’evidenza dei fatti, ha avuto dirlo: “Rimpianto, dolore e scusa, più di quanto possiate immaginare”.

Ora, pare (e dico pare perché anche i commentatori britannici sono molto scettici su quello che succederà) potrebbe essere incriminato ed essere processato come criminale di guerra.

Secondo la Bbc ci vorranno nove giorni per leggere la mole di carta prodotta, 2,6 milioni di parole, e quindi aspettiamoci nuovi particolari e nuove rivelazioni. Ma poco importano i dettagli, a questo punto. “Saddam non era una minaccia, Blair fu frettoloso”. Quindi Blair ha mentito.

Come Nigel Farage e Boris Johnson, che hanno mentito e imbrogliato un intero paese promettendo cose impossibili da realizzare durante la campagna elettorale della Brexit. Una per tutte la bufala che i 350 milioni di sterline a settimana che la Gran Bretagna manda a Bruxelles in caso di uscita dalla Ue sarebbero stati destinati a potenziare il servizio sanitario nazionale.

“Non era vero, ci siamo sbagliati” ha detto Nigel Farage, dopo che un bus rosso ha girato la Gran Bretagna propagando la menzogna dei 350 milioni di sterline. Non credo l’abbia fatto in buona fede. Come non credo che Blair sia entrato in guerra contro Saddam Hussein in buona fede. E se davvero l’avessero fatto in buona fede, sarebbe perfino peggio.

Perché intanto a pagare le conseguenze siamo noi cittadini, costretti a vivere e convivere con i disastri creati da politici come minimo incompetenti. Ma sicuramente in malafede.