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Zelensky ringrazia Meloni per le critiche all’accordo Trump-Putin sul gasolio. Mosca alla premier: “L’intesa non è affar suo”

Il leader ucraino: "Grazie per aver compreso chi è l’aggressore e cosa significhi costruire una pace dignitosa e duratura". Risposta stizzita di Zakharova alla presidente del Consiglio
Zelensky ringrazia Meloni per le critiche all’accordo Trump-Putin sul gasolio. Mosca alla premier: “L’intesa non è affar suo”
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L’opposizione alla decisione di Trump di sospendere le sanzioni sul gasolio russo è valsa a Giorgia Meloni il ringraziamento del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ancora frastornato dal cambio di rotta del tycoon americano che ha anche invocato un cambio alla guida del Paese. “Ringrazio Giorgia Meloni per il sostegno e per la sua posizione chiara, inequivocabile e basata su principi – ha scritto su X il leader di Kiev – Grazie per aver compreso chi è l’aggressore e cosa significhi costruire una pace dignitosa e duratura. Ciò è possibile soltanto attraverso la forza e gli sforzi congiunti per la nostra sicurezza”. Che le parole di Meloni abbiano avuto un impatto sul dibattito intorno alla guerra lo dimostra anche la reazione stizzita della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova: “Prima di tutto non sono affari suoi. Secondo, tornare alla frase uno”, ha commentato a domanda specifica e riferendosi alla presidente del Consiglio.

Chi, nel momento in cui si scrive, non ha ancora risposto alle parole di Meloni è Trump stesso che in passato, ad esempio sul mancato supporto militare nello Stretto di Hormuz, non ha nascosto la propria irritazione nei confronti della grande (ex?) alleata europea. E anche le ultime dichiarazioni della premier non gli avranno fatto piacere: “L’intesa sul gasolio russo annunciata venerdì scorso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump è una scelta che considero molto rischiosa – ha detto nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo – L’impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina. Dunque, il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari, ossia una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria sono elementi che non possiamo ignorare e che contraddicono quanto finora fatto dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative”.

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