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Ilva, dopo gli scioperi arriva il ‘tampone’ alla crisi: “Taranto e Genova lavoreranno a intermittenza, ecco come e quando”

L'annuncio dei commissari dopo tre giorni di blocchi, presidi e occupazioni: le aree a freddo parzialmente in funzione per laminare in conto terzi. Novi si ferma almeno fino a marzo 2027. Gli scioperi proseguono
Ilva, dopo gli scioperi arriva il ‘tampone’ alla crisi: “Taranto e Genova lavoreranno a intermittenza, ecco come e quando”
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Un tampone alla crisi produttiva, in grado di raffreddare ma non spegnere gli scioperi in atto a Taranto e Genova e abbassare almeno un po’ la tensione che, tra carenza di carburante in Puglia e l’occupazione della Prefettura nel capoluogo ligure, rischiava di surriscaldare il clima attorno alla più grande vertenza italiana. Sono riusciti a metterlo, dopo tre giorni di blocchi e presidi, i commissari straordinari dell’Ilva: in una riunione d’urgenza convocata con le segreterie nazionali di Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno annunciato di poter garantire un minimo di lavoro agli stabilimenti delle due città già nei prossimi mesi, evitando l’uso della cassa integrazione per tutti i 9.000 dipendenti.

La soluzione che salverà una piccola quota di addetti dalla cassa a zero ore è quella auspicata da più parti: senza l’acciaio prodotto dall’area a caldo di Taranto, il prodotto è comunque acquistabile sul mercato e può essere laminato nei reparti “a freddo”, non interessati dal decreto della Corte d’Appello di Milano che ha fermato l’area a caldo anche prima della sentenza della Cassazione. A Taranto, ha spiegato Acciaierie d’Italia, saranno a disposizione 365mila tonnellate di bramme che saranno laminate per conto terzi, grazie agli ordini di Marcegaglia, già annunciato settimane fa dal Fatto, Eusider e un altro operatore italiano del settore: una quantità che permetterà di richiamare al lavoro addetti marittimi, ferroviari e del reparto Treno Nastri 2 dal 10 novembre al 14 dicembre, con una seconda fase che dovrebbe poi iniziare dal 7 gennaio e, comunica la società, “si sta lavorando per ampliare gli ordini e definire gli accordi per l’intero primo semestre” del prossimo anno. A fronte di oltre 7.000 operai, si tratta comunque di quantità in grado di garantire lavoro a non più di mille persone.

A Genova, invece, lo stabilimento andrà avanti fino a fine novembre – cioè due settimane in più di quanto previsto – con l’ultimo materiale prodotto a Taranto sulle linee decapato, zincato e banda stagnata. Poi i commissari spiegano che sono in corso “trattative avanzate” con “operatori esterni per accordi commerciali”, anche di “laminazione conto terzi”. La “finalizzazione” delle intese è prevista “entro dieci giorni” e comporterà una fornitura mensile di 35mila tonnellate di coils con il ritorno in fabbrica, anche in questo caso di una parte dei dipendenti, previsto a partire dall’11 gennaio. Per almeno quaranta giorni, insomma, resteranno tutti a casa.

Resta fuori dai giochi per il momento la fabbrica di Novi Ligure: “La principale criticità è oggi rappresentata dalla disponibilità di coils con caratteristiche idonee alla laminazione nel sito”. Ma ritengono che “entro il primo trimestre del 2027 sarà possibile, ragionevolmente, trovare le medesime soluzioni”. L’annuncio ha portato i lavoratori di Genova ad abbandonare la prefettura, occupata nel pomeriggio con la minaccia di rimanere lì fino a quando non sarebbero arrivate garanzie scritte. A Taranto, invece, il presidio va avanti e giovedì i lavoratori andranno a Bari per un incontro con la Regione Puglia. A Novi, l’impianto tagliato fuori fino ad almeno il prossimo anno, è confermato lo sciopero di 48 ore indetto per giovedì e venerdì.

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