Turchia, il bavaglio scatta in diretta: blitz della polizia nella sede di Halk Tv per chiudere la principale emittente anti-Erdogan
All’alba di oggi, la polizia turca ha fatto irruzione nelle abitazioni dei giornalisti e negli studi dell’unica tv indipendente rimasta operativa: Halk Tv. La tempistica non è casuale. I raid sono avvenuti a poche ore dall’inizio delle arringhe della difesa nel processo monstre per corruzione che vede coinvolti il sindaco di Istanbul attualmente in carcere, Ekrem Imamoglu, e circa altri 400 imputati. Imamoglu, dietro le sbarre da 1 anno e mezzo con decine tra sindaci e membri del più importante partito di opposizione – il repubblicano di centro sinistra CHP, oggi trasformatosi in Yeni Partisi – è stato sospeso dalla carica con accuse prefabbricate di corruzione. Del resto è il candidato del Nuovo Partito alle presidenziale del 2028 nonchè il politico più popolare tra i giovani turchi, non solo della più importante e abitata città della Turchia, la megalopoli di Istanbul (18 milioni di abitanti). Il quarantenne ex sindaco è dato infatti in testa ai sondaggi sulle intenzioni di voto alle presidenziali, davanti all’attuale presidente-autocrate Recep Tayyip Erdogan che, secondo la Costituzione, non potrebbe peraltro più correre per il rinnovo della carica, a meno di un cavillo: indire elezioni anticipate.
La polizia turca ha interrotto le trasmissioni in diretta e arrestato 11 persone. “Irruzione della polizia nella sede di Halk tv! È stato nominato un amministratore fiduciario e le trasmissioni sono state interrotte”, ha scritto l’emittente in un post su X poco prima delle 6 del mattino. Anche il canale YouTube risultava offline. Si è trattato dell’ennesimo giro di vite contro i media di opposizione, avvenuto appena due settimane dopo che le autorità avevano bloccato il sito web e gli account social di T24, un importante portale di informazione digitale, accusato di “propaganda LGBT”. In una dichiarazione ai media turchi, la procura ha reso noto di aver emesso mandati di arresto per 17 persone; 11 sono state fermate nell’ambito di un’indagine sul presidente di Halk, Cafer Mahiroğlu, sospettato di “corruzione”, “turbativa d’asta” e “riciclaggio di denaro”. È stato inoltre comunicato il sequestro delle società di cui Mahiroğlu è comproprietario o amministratore e la nomina, da parte delle autorità, di un amministratore fiduciario governativo per la loro gestione. Mahiroğlu non figura tra le persone fermate, poiché risiede all’estero.
Halk TV’ye kayyum atanması kararı, Meclis’te Plan ve Bütçe Komisyonu’nda protesto edildi.
YENİ Parti milletvekilleri siyah bant takarak karara tepki gösterdi.
https://t.co/Br1T4oXLEY https://t.co/5hOvVqgP7e
— Halk TV (@halktvcomtrr) October 14, 2026
In diversi post, i giornalisti di Halk hanno riferito di non poter accedere all’edificio. “La polizia ha transennato l’ingresso della nostra sede. Questa è la situazione… Non c’è altro da aggiungere”, ha scritto Onur Dalar su X. La mossa ha scatenato la reazione del Sindacato dei giornalisti turchi (TGS). “Negli ultimi anni, l’illegalità a cui le autorità politiche ricorrono per superare ogni problema ha colpito ancora una volta la libertà di stampa… Non accettiamo questa tirannia!”, ha scritto il TGS su X.
Anche l’ex leader, a propria volta sospeso e destituito dalla magistratura, del CHP, Özgür Özel, ha duramente criticato l’azione del governo contro un canale televisivo “seguito da milioni di persone”, definendola “debole e vile”. Ozel, che ha fondato il “Partito Nuovo” (Yeni Partisi) ha dichiarato: “Fare irruzione in un canale televisivo all’alba con la polizia e nominare un amministratore giudiziario è un gesto da dittatori. Purtroppo, hanno ridotto il nostro Paese in questo stato. Non è un caso che i blitz siano avvenuti a poche ore dall’inizio delle arringhe della difesa nel processo a İmamoğlu. Lo hanno fatto nel giorno in cui doveva iniziare la difesa nel più grande processo politico della Turchia2.
L’anno scorso Halk Tv, già oggetto di ripetute sanzioni da parte dell’autorità turca di regolamentazione radiotelevisiva, aveva subito minacce di chiusura a causa della sua linea critica nei confronti del governo Erdoğan. L’emittente ha spesso subito sanzioni amministrative imposte dall’autorità di controllo dei media turca, il Consiglio Supremo della Radio e della Televisione (RTÜK), per i suoi commenti politici. Esther Major, vicedirettrice regionale di Amnesty International per l’Europa, ha dichiarato: “Questa mossa allarmante rappresenta un duro colpo alla libertà dei media e appare come l’ultimo tentativo delle autorità turche di mettere a tacere le voci dell’opposizione. Il blitz all’alba e l’acquisizione del controllo – da parte di amministratori nominati dallo Stato – di una delle principali emittenti televisive di opposizione in Turchia costituiscono un attacco diretto al diritto alla libertà di espressione”. Tre giorni fa tra l’altro è caduto il primo anniversario del sequestro di TELE1, un’altra emittente televisiva turca vicina all’opposizione.