L’Italicum tornerà alla Camera. Lo fa attraverso una mozione di Sinistra Italiana che vuole sfrondare la legge elettorale di tutti “gli evidenti profili di incostituzionalità“. La discussione è stata inserita nel calendario di Montecitorio di settembre, su decisione della conferenza dei capigruppo. La richiesta di Si rientra nelle quote di proposta delle opposizioni nella composizione del programma di lavoro della Camera. Il fatto resta però che il tema della legge elettorale – che entrerà in vigore tra due giorni, il primo luglio – torna di attualità per eventuali modifiche. Per mesi il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha detto di non volerla cambiare, ora l’argomento potrebbe rientrare in agenda. Tra l’altro il 4 ottobre sulle questioni di costituzionalità dell’Italicum si pronuncerà la Consulta. Ma della legge elettorale si potrebbe parlare già nella direzione del partito di lunedì 4 luglio. La mozione, peraltro, è un atto poco incisivo, è solo un atto di indirizzo. “Tutte le leggi, compresa quella elettorale, si possono cambiare se si vuole – dice il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato – Di certo non si cambiano con una mozione…”. Della mozione, spiega, non si è discusso nella riunione dei capigruppo, ma è stato solo inserito nel calendario. “Quella mozione parla di incostituzionalità – aggiunge Rosato – punto che abbiamo già superato quando abbiamo approvato l’Italicum”.

Come se la confusione non fosse sufficiente entra in gioco anche il ministero delle Riforme che – sostituendo l’ufficio stampa della Camera – manda una nota per precisare che non è una vera calendarizzazione, ma solo l’indicazione di provvedimenti per il programma dei lavori. “L’inserimento della mozione in Aula per settembre dovrà dunque essere oggetto di una prossima capigruppo, per la predisposizione del calendario di quel mese. Ad oggi, dunque, nulla è stato deciso”.

Nel testo depositato da Sinistra Italiana si sottolinea come sia “di tutta evidenza che il Parlamento, ben prima del pronunciamento della Corte Costituzionale, può intervenire sulla riforma approvata, eliminando quei palesi vizi di incostituzionalità”. Tra i “vizi” sollevati la mozione fa riferimento alla sentenza della Consulta sul Porcellum sottolineando come l’Italicum, sostanzialmente, li ripresenti. I due aspetti sottolineati nel testo sono la “lesione dell’uguaglianza del voto e nella violazione del voto diretto date dall’enorme premio di maggioranza assegnato” e “la mancata previsione dei meccanismi idonei a consentire ai cittadini di incidere sull’elezione dei rappresentanti”. Quanto al primo aspetto, si legge nella mozione, esso “è macroscopicamente presente nell’Italicum soprattutto in relazione al caso in cui nessuna lista ottenga almeno il 40 per cento al primo turno”. Quanto al secondo aspetto la mozione osserva come, seppur siano ammesse le preferenze “si prevedono tuttavia capolista bloccati” con il voto di preferenza “relegato ad un ruolo subordinato rispetto ai capolista, riguardando esclusivamente la lista che vincerà conseguirà il premio”.

Tuttavia l’ipotesi di modifiche alla legge elettorale è tornata di nuovo d’attualità dopo il risultato deludente del Pd alle scorse amministrative: le sconfitte a Roma e Torino in favore dei 5 stelle impensieriscono alcune componenti del Partito democratico che chiedono che si intervenga per cambiare il testo. I grillini, in un primo momento contrari alle legge, ora prendono tempo perché sanno che una volta arrivati al ballottaggio il Movimento si comporta come un partito “pigliatutto” e quindi ha più chance di vittoria. A questo proposito lo stesso membro del direttorio Luigi Di Maio si è esposto nelle scorse ore: “Vogliono cambiare l’Italicum? Sarà il più grande boomerang politico della storia del nostro Paese. Cambiare una legge per danneggiare il Movimento Cinque Stelle? Fate pure. Noi abbiamo sempre combattuto l’Italicum, nonostante questa sia una legge che ci favorisca, devo pensare che lo pensino anche loro”. La linea M5s è sempre la stessa: “Noi siamo sempre stati contrari all’Italicum, perché è una legge che tiene in vita gli stessi vizi di incostituzionalità che hanno portato la Consulta a bocciare il ‘Porcellum'” dice la capogruppo alla Camera Laura Castelli. “C’è chi dice che l’Italicum favorirebbe il M5S – aggiunge – ma ciò non cambia in alcun modo la nostra posizione: la legge elettorale deve essere fatta per i cittadini, non per le forze politiche”.

In ambienti della maggioranza, la linea resta quella che l’Italicum non si cambia. “Il tema va lasciato fuori dalla campagna referendaria”, hanno riferito fonti all’agenzia Adnkronos. Tuttavia, nessuna preclusione a eventuali discussioni su modifiche. “Se ci fosse una maggioranza in Parlamento per una modifica, non si esclude che possano essere fatti dei cambiamenti all’Italicum”. Al Senato si racconta che Forza Italia stia spingendo molto per modificare la legge elettorale con il premio alla coalizione. In cambio, si riferisce, gli azzurri assicurerebbero un’opposizione più soft al governo Renzi. Ipotesi smentita dal capogruppo Paolo Romani, disponibile a cambiamenti della legge ma non a una presunta “opposizione soft”.

Intanto oggi il governatore pugliese del Pd Michele Emiliano, in un’intervista a Repubblica, ha detto: “Con la nuova regola, se al primo turno non superi il 40% si va al ballottaggio e chi ha la meglio prende la maggioranza assoluta dei seggi. Ho paura che questo meccanismo sia incostituzionale”. Inoltre, “l’effetto sarà devastante. Come è successo alle amministrative, tutti gli oppositori si coalizzeranno contro di noi. La verità è che questa norma favorisce la destra e il M5S”. Secondo Emiliano nell’Italicum “dovrebbe essere eliminato il ballottaggio e assegnato un piccolo premio di maggioranza alla coalizione, non alla lista, che vince le elezioni”.

Poca sorpresa la suscita la posizione di Gianni Cuperlo che quella legge non l’ha votata: “Ribadisco che sarebbe un atto di saggezza rivederla. L’ho detto in tempi non sospetti e non lo dico solo perché si è capito che potrebbe favorire i Cinque Stelle. Mi auguro che già prima di settembre ci sia da parte del presidente del Consiglio e del Pd la volontà di prendere atto che una modifica è necessaria e che un segnale di apertura arrivi già nella direzione convocata per lunedì”. Dall’altra parte Franco Mirabelli, senatore Pd, sminuisce la portata del caso: “La mozione che Si ha presentato alla Camera riguarda la costituzionalità dell’Italicum e non il merito della legge. E’ evidente che c’è una riflessione in corso, anche nel mio partito, che immagino ne discuterà nella Direzione di lunedì, ma non c’è all’ordine del giorno nessuna modifica della nuova legge elettorale”.