Vasco Errani è stato assolto nel processo d’appello bis per il caso Terremerse, in cui l’ex presidente della regione Emilia-Romagna era accusato di falso ideologico. È stata di fatto confermata la sentenza di primo grado del novembre 2012, in cui il politico era stato assolto in rito abbreviato perché il fatto non sussiste. Nel 2014 la Corte d’Appello aveva ribaltato tutto condannando il politico a un anno (pena sospesa): una sentenza che aveva portato l’allora governatore a dimettersi immediatamente. Infine il 17 luglio 2015 la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio la condanna, rimandando le carte indietro ai giudici per l’appello bis.

È arrivata la conferma della sentenza di primo grado, e dunque l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato, anche per Filomena TerziniValtiero Mazzotti, dirigenti regionali che erano accusati anche di favoreggiamento. La procura generale aveva chiesto un anno di reclusione per Errani (difeso dagli avvocati Alessandro Gamberini, Guido Calvi e Salvatore Tesoriero), un anno e due mesi per Mazzotti (difeso dall’avvocato Maurizio Merlini) e per Terzini (difesa dagli avvocati Vittorio Manes e Nicola Mazzacuva).

“Finalmente è finita – ha scritto su Facebook Errani -. Con questa sentenza di assoluzione si chiude una lunga vicenda processuale che forse non avrebbe dovuto nemmeno aprirsi. Si afferma così in modo definitivo la verità”. Poi l’ex governatore prosegue: “Ho pagato un prezzo altissimo e ciò per altro ha coinvolto un’importante istituzione come la Regione Emilia-Romagna”.

In attesa di conoscerne le motivazioni, questa è una sentenza che potrebbe chiudere definitivamente una vicenda che ha tormentato la carriera politica di Errani. Braccio destro di Pier Luigi Bersani quando questo era alla guida del Partito democratico, l’ex governatore è sempre stato apprezzato anche da Matteo Renzi. Tanto che da anni si parla di un suo arrivo a Roma, al governo o nelle alte sfere del Pd. E non è detto che questa assoluzione, nel caos post ballottaggi, non riapra per Errani, uomo di partito e mediatore, le porte del Nazareno.

Il caso finito oggi con l’assoluzione di Errani è stato raccontato a lungo. Nel 2009 il Giornale pubblicò un articolo in cui si metteva in dubbio la regolarità di un finanziamento regionale del 2006 da un milione di euro, concesso alla cooperativa Terremerse guidata dal fratello del governatore, Giovanni Errani. All’uscita della notizia il presidente della Regione incaricò Terzini Mazzotti di redigere una relazione, poi letta da Errani in consiglio regionale e inviata alla procura della Repubblica di Bologna. Ma è proprio allora che i pm indagarono il politico perché, secondo l’accusa, in quella relazione sarebbero state attestate, su istigazione dello stesso Vasco Errani, delle informazioni dal “contenuto volutamente omissivo e fuorviante” riguardo le procedure che avevano portato a quel finanziamento. E la relazione – secondo i giudici del primo appello – sarebbe servita per coprire le presunte responsabilità Giovanni Errani e per evitare al governatore un caso politico.

La Suprema corte nell’annullare la sentenza di appello espresse tuttavia molti dubbi sulle motivazioni della condanna del 2014: “Non solo – scrissero i giudici della Cassazione – non è stata acquisita la prova positiva dell’istigazione addebitata a Errani, ma tutte le persone coinvolte a vario titolo”, non solo i coimputati, “hanno escluso di avere ricevuto da Errani esplicite o velate pressioni” per alterare il contenuto della relazione. Ora la Corte d’appello, presieduta dal giudice Cecilia Calandra, ha confermato l’assoluzione di quattro anni fa.

Per la vicenda Terremerse ci sono stati anche altri giudizi. Il collaboratore della Regione Aurelio Selva Casadei, dopo una condanna in primo grado, è stato assolto in appello dalle accuse di concorso in truffa e falsoCasadei aveva rinunciato alla prescrizione e deciso di farsi giudicare. Assolte anche le due aziende Cantine dei Colli RomagnoliTerremerse, che rispondevano per responsabilità amministrativa. Il processo a Giovanni Errani si era invece concluso con l’assoluzione in appello per una parte delle accuse, perché il fatto non sussiste. Per un’altra parte delle accuse, risalenti ai fatti del 2006, per Giovanni Errani arrivò il proscioglimento per prescrizione, anche se i giudici di secondo grado parlarono della “sussistenza dei reati di falso e truffa aggravata in relazione all’erogazione del finanziamento”.

(Aggiornato da Redazione Web alle 15.38)